Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza -04

Maggio15

Guido Speranza sentì il bisogno di tornare a casa e lo fece col passo sicuro di chi aveva preso una decisione importante.

Ritrovò la sua auto e mentre saliva gli vennero in mente sua moglie, i suoi figli, i suoi genitori ed i suoi fratelli.

Fu una fitta al cuore, non aveva ancora pensato a loro.

Nell’insalata di emozioni e di idee che aveva avuto quel giorno aveva vissuto mille sensazioni, ma erano state tutte finalizzate a comprendere quello che gli aveva detto quell’uomo in bianco, “com’è che si chiama il dottore?…Ah, sì, Sforza!…ma pensa te che lavoro va a scegliere uno… meno male che sarà lui a seguirmi, mi sembra uno che ama la sua professione….sì ma adesso cosa dico a casa?…”

Come faceva Guido Speranza ad entrare in casa e a presentare Delinquente alla sua famiglia?

Ascoltò il suo cuore.

Non c’era bisogno di dire tutto subito a tutti, lui stesso doveva riuscire a metabolizzare quello che gli stava accadendo.

Allora pensò a sè:

Con chi, tra tutti, è meglio che inizi? Chi può consolare il mio dolore?”

E gli venne naturale pensare a Daria, sua moglie.

I bambini sarebbero stati gli ultimi ad essere informati; insieme, loro due, avrebbero deciso come e quando farlo.

Dai suoi genitori sarebbe andato da solo; sua madre avrebbe detto la prima frase che le passava per la testa … e non sempre era la più intelligente … a volte la sua eccessiva spontaneità lo innervosiva.

Suo fratello avrebbe sdrammatizzato e sua sorella avrebbe iniziato a dirsi disponibile per aiutarli in qualsiasi modo.

Guido aveva bisogno di ragionare su tutti; quei volti così familiari passavano davanti ai suoi occhi toccando il suo cuore.

Si commosse, ma non era tristezza, era la gioia di non sentirsi solo.

Aveva tante persone da informare e con tutte, com’era nel suo stile, lo avrebbe fatto lui.

Si sentì nuovamente marito, padre, figlio e fratello.

Quante cose era lui? Per quante persone era importante?

Non ci aveva mai pensato; per la prima volta si accorse delle relazioni che riempivano la sua vita; le sentì vere e non così ovvie.

Fu quello il momento in cui cominciò a vedere il suo mondo in modo diverso: non per le cose che aveva, ma proprio per quelle relazioni che era riuscito a consolidare nel tempo e che nell’afflizione gli venivano in soccorso.

Allora … ragioniamo … a Daria come lo diciamo, Delinquente?” si fece questa domanda ad alta voce; si spaventò, perchè non aveva mai parlato a se stesso in terza persona, per giunta ad alta voce.

Forse incominciava ad assomigliare a suo padre.

Da sempre l’aveva visto parlare da solo: quando era per strada, quando guidava la macchina, quando alzava lo sguardo dal giornale che stava leggendo.

Un giorno, quando era bambino, lo stava accompagnando ad una festa insieme ad un amico, “come si chiamava? …Vittorio, è vero, come eravamo amici!…chissà che fine avrà fatto…”

Mentre stavano andando alla festa, Vittorio raccontava che il giorno precedente era in biblioteca, quando uno sconosciuto accanto a lui si era messo a parlare da solo “…una paura Guido mi sono preso…era proprio matto, se le diceva e se le rideva…”

In quel preciso momento la coincidenza volle che il padre di Guido, che era al volante, iniziasse, a sua volta, a fare i suoi soliloqui ad alta voce muovendo addirittura per aria una mano. Non si era tolto neanche il cappello per guidare!

Vittorio rimase senza parole, poi guardò imbarazzato e stupito Guido al quale venne spontaneo dire la prima frase che gli passò per la testa, e non era certo la più intelligente (e lì pensò di assomigliare a sua madre) : “Non è micca matto mio papà!”

Quando Guido mi raccontava di sé, riusciva sempre a sorprendermi, perchè passava dalla sua storia del presente alla sua storia del passato.

La sua infanzia, adolescenza e tutti i periodi importanti della sua vita, si intrecciavano a formare una trama ricca di eventi da cui riusciva a trarre spunti di riflessione per vivere la sua quotidianeità.

Un giorno gli domandai il perchè avesse bisogno di passare dal presente al passato e viceversa.

Lui mi rispose:

è solo nel passato che si trova il significato del presente … per potersi dare un perchè si è diventati in un certo modo…ci sono cose che accetti … ci sono cose che non capirai mai … ci sono cose che ti accorgi di avere vissuto … è nel ripensare a ciò che è stato che io riesco a dare significati diversi a quello che vivo…e sento di essere esistito allora come esisto adesso…”

Quel giorno, in macchina, mentre andava verso casa, non si sentì solo; era in compagnia di tante persone, di tutte quelle da cui si sentiva amato.

posted under GUIDO SPERANZA
One Comment to

“Guido Speranza -04”

  1. On Maggio 19th, 2010 at 11:10 Betta Says:

    “… ci sono cose che ti accorgi di avere vissuto … è nel ripensare a ciò che è stato che io riesco a dare significati diversi a quello che vivo…e sento di essere esistito allora come esisto adesso…”. Caro Guido, con queste poche parole hai sintetizzato perfettamente la mia vita dopo la malattia, grazie di averle dette… anche se mi hai fatto piangere… delinquente! 😉

Email will not be published

Website example

Your Comment: