Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 06

Maggio29

Quella domanda lo accompagnò fino a casa ed occupò talmente la sua testa da non permettergli di accorgersi che era già arrivato.

I pensieri lo avevano scortato fin davanti alla porta e si risvegliò, dal suo vagare con la mente, quando si dovette concentrare sul mazzo di chiavi che si trovò in mano.

Con il braccio sinistro avvolgeva la sua pianta, appoggiandola alla gamba e con la mano destra infilò la chiave nella serratura.

La porta, ora, era aperta e tutto stava per cambiare.

Da lì non sarebbe più tornato indietro; nel momento stesso in cui avrebbe parlato con Daria, Delinquente avrebbe preso una sua forma, una sua identità.

Per entrare nell’appartamento fece un passo veloce, come se volesse anticipare l’ingresso di qualcuno: voleva entrare prima di Delinquente.

Ma non gli fu possibile e dovette rassegnarsi all’idea di essere costretto a farlo entrare in casa sua.

Sua moglie, immaginandosi che fosse lui, incominciò a dare sfogo all’ ansia che aveva accumulato in tutta la giornata:

Guido non capisci niente…è tutto il giorno che ti cerco…la prossima volta, se devi fare così, non mi fiderò più di te e ti accompagnerò ovunque…sono stata troppo male…non sapevo più cosa pensare…”

Mentre parlava uscì dalla stanza e lo vide fermo, in fondo al corridoio, col viso nascosto dietro l’orchidea.

Molto stupita cambiò completamente discorso.

Guido ci contava di sorprenderla, sperava di avere qualche minuto in più prima di darle delle spiegazioni.

Ma per chi è quella pianta? … E’ bellissima … Ma i bambini dove sono? …” chiese Daria

Anche il pensiero dei bambini funzionò per distrarla.

Guido aveva previsto ogni reazione di sua moglie, ma non aveva previsto le sue.

Si mosse qualcosa dentro di lui che non avrebbe mai immaginato.

Era stato tutto così triste fino a quel momento che non si ricordava più di quanto fosse bella sua moglie.

Si era tanto concentrato su di lui, su Delinquente, su Daria, su cosa dirle e soprattutto su come parlarle, che non aveva pensato di provare voglia di trovare riparo tra le sue braccia.

Quello slancio d’affetto lo fece con determinazione, con amore e con passione.

Appoggiò la pianta ai suoi piedi, le disse che ai bambini ci pensavano i suoi genitori e poi l’abbracciò. Così, in modo naturale, con commozione, sentimento e desiderio.

Probabilmente la tensione che entrambi, seppur in modo diverso, avevano vissuto in qull’interminabile giornata di attesa per lei e di scoperta per lui, li fece sentire vicini come da tanto tempo non accadeva.

I bambini, il lavoro, la quotidianeità li portava sempre più lontano di quanto volessero, ma quella volta lì fu diverso: erano finalmente soli, entrambi preoccupati per l’altro, entrambi spaventati dal pensiero di perdere l’altro.

Daria, non sapendo nulla, aveva immaginato già una telefonata dal pronto soccorso che le comunicava di un possibile incidente del marito.

Guido, sapendo tutto, sentiva in fondo all’anima un senso di responsabilità, quasi di colpa, per quella donna a cui doveva dire che la vita stava per cambiare.

Si amarono con delicatezza, con emozione, con fantasia.

E mentre Guido stringeva la sua Daria per farle sentire la sua forza e la sua presenza, ebbe il pensiero che quella, per loro, rappresentava la prima e l’ultima volta che si amavano:

la prima, per lui, con l’idea di essere malato, l’ultima, per lei, con l’idea che lui fosse sano.

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