Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 07

Giugno6

Rimasero abbracciati a lungo, un po’ assopiti e di certo contenti di quella loro intimità.

Nessuno dei due voleva interrompere quel silenzio che faceva loro compagnia, era rassicurante:

finchè uno non avesse cominciato a parlare, l’altro poteva rimanere perso nei propri pensieri.

Guido si domandava se iniziare il discorso e Daria sentiva, sapeva, che lui le doveva dire qualcosa di importante, di tragicamente importante.

Fu lei a prendere la parola per prima informando il marito che si sarebbe fatta una doccia.

Si alzò e chiuse a chiave la porta del bagno, come a dire: “Non sono ancora pronta ad ascoltare…”

Fu quella l’interpretazione che fece Guido del suo comportamento.

Quando lei si alzò e con il suo tipico fare deciso disse:

Mi vado a fare una doccia”, lui comprese che lei si aspettava il peggio.

Faceva sempre così, quando una “catastrofe” si abbatteva sulla loro casa.

Qualsiasi cosa accadesse, lei, prima di affrontarla, doveva rimanere per venti minuti sotto il caldo getto dell’acqua.

A Guido venne in mente la volta in cui la madre di Daria telefonò alla figlia per dirle che il fratello aveva fatto un grave incidente in macchina e di raggiungerla all’ospedale.

Daria riattaccò il telefono, si girò verso di lui e gli disse:

Piero è stato investito …è all’ospedale in rianimazione …faccio una doccia e poi li raggiungo, pensa tu ad accompagnare domani mattina i bambini, poi fatti aiutare dai tuoi…”

Lui, non sapendo come aiutarla diversamente, si era alzato dal letto ed era andato a preparare un caffè, forte.

Era un modo per farle sentire la sua presenza.

Prima di uscire lei passò dalla cucina ed iniziò a sorseggiare il caffè con il marito.

Fu solo allora che riuscì ad incominciare a piangere e a lasciarsi incoraggiare da lui:

…perchè andrà tutto bene…tuo fratello ce la farà…”.

Parole ovvie, quasi scontate, però le uniche che Guido era riuscito a dirle per confortarla.

Ed ora, era di nuovo lì, a cercare delle parole; questa volta, però, le voleva perfette, quelle che non potevano spaventarla, almeno non più di tanto.

Com’è strana la vita, allora tutti diedero Piero per spacciato e lui, seppur malconcio si salvò … ora io sono sano, visto dal di fuori, ma assolutamente malconcio, visto dal di dentro…”

Si alzò, andò in cucina ed incomiciò ad apparecchiare per la cena, anche se non aveva fame, ma doveva pur fare qualcosa.

Lei lo raggiunse poco dopo, con i capelli ancora umidi, con indosso la sua tuta preferita, quella più comoda.

Entrò in cucina e d’un fiato disse: “Ma cosa ti ha detto il dottore?”

Lui si voltò e le disse il nome della sua malattia.

Gli uscì dalla bocca così, come non avrebbe mai pensato, ma si liberò in parte di quel peso che da lì in avanti avrebbero portato in due.

Vide Daria accusare il colpo e con naturalezza appoggiare la mano sinistra sul tavolo, il braccio teso come se fosse il perno di quel corpo.

Si inclinò leggermente sulla sinistra.

Era un suo movimento leggerissimo, ma Guido lo vide bene e pensò:

Adesso sviene…”

Ma lei non svenne, rimase lì, persa nei suoi occhi alla ricerca di una spiegazione mentre un pensiero terribile le attraversò la mente, velocissimo:

E’ finita …siamo finiti…”

Fu naturale abbracciarlo ed iniziare a piangere insieme e chiedere:

Cosa vuol dire quel nome … esattamente …”

Sai, non lo so neanch’io…il dottore me l’ha spiegato, anche bene, ma io non mi ricordo nulla e dovertelo dire e sentirtelo dire mi fa paura…è tutto il giorno che ci penso …non mi piace avercelo addosso e non vorrei più sentirlo nominare. Mi piacerebbe fare un gioco e decidere di chiamarlo Delinquente e mai più col suo nome…mi fa meno paura…forse è una sciocchezza, ma odio quella parte di me che lui rappresenta…che lui vuole essere, voglio concedergli solo quella parte di me che lui si è presa e basta …”

Daria fu immediata. Guido non se l’aspettava che accogliesse in quel modo il suo gioco:

Anch’io odio Delinquente…è uno stronzo maledetto che non aveva nessun diritto di entrare in casa nostra; non abbiamo mai fatto nulla di male per meritarcelo…è un maledetto, maledetto…”

Sentendo sua moglie parlare così, Guido capì che evidentemente lei sospettava da qualche giorno che la situazione potesse precipitare e sentì chiudersi lo stomaco, ancora più di prima, ma non riuscì a spiegarsi meglio quello che stava provando in quel momento.

Decisero di non cucinare e di farsi portare qualcosa da mangiare.

Telefonarono al vicino ristorante giapponese. Lo consideravano un lusso per le occasioni importanti, felici.

Quella non era certo un’ occasione da festeggiare, era però importante concedersi il lusso di coccolarsi.

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