Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 08

Giugno15

Il campanello suonò e li riportò alla realtà.

Le poche parole che si erano scambiate, dopo aver parlato di Delinquente, riguardavano il “cosa ordiniamo”.

Guido prese in mano il cellulare e trovò un messaggio di sua madre:

Ma Pietro dove l’avete piazzato? Con qualcuno di Daria?”

Lui scrisse un “sì” striminzito, tipico di chi non ha tempo o voglia di rispondere ad una domanda.

Fu solo allora che un pianto esigente di un bambino che reclamava attenzione attraversò il corridoio per ricordare loro che c’era anche lui in casa.

Daria era sul pianerottolo a pagare il ragazzo del ristorante e Guido si affrettò ad andare dal suo ultimogenito.

Si avvicinò, gli accarezzò la pancia, con parole sussurrate cercò di tranquillizzarlo e con suo grande stupore ci riuscì al primo colpo.

Forse anche lui aveva capito che era stata una giornata difficile per il suo papà.

Guido lo prese in braccio e pensò che erano già passati sei mesi da quando era nato.

Lo appoggiò sulla propria spalla e, sedendosi sul letto, iniziò a coccolarlo.

Baciava con avidità la sua testolina, delicatamente ne odorava il profumo tipico del neonato e socchiuse gli occhi per non perdere quell’istante di loro intimità.

Si accorse che con Pietro non l’aveva ancora mai fatto.

Era stato un po’ arrabbiato con lui in passato.

L’unica responsabilità di suo figlio era stata quella di essere arrivato all’improvviso, senza inviti e senza premeditazione.

Quel giorno era entrato in casa ed aveva trovato Daria distesa sul letto, Gaia e Mariasole davanti alla televisione.

Lui, stupito, aveva domandato: “Stai bene?”

Lei aveva semplicemente risposto: “Sono incinta…”

Questo era successo circa un anno e mezzo prima.

All’epoca fu lui a barcollare: “ma come … questo non era previsto…”.

Ora, mentre teneva in braccio Pietro, risentiva le sue parole echeggiare nella mente e gli venne da sorridere amaramente pensando: “…neanche quello che mi ha detto oggi il dottore era previsto…”.

Eppure Guido aveva sempre fatto così: deciso tutto, tutto sotto controllo, ogni problema era risolvibile “Daria, basta pianificare…”

Questa era la sua frase preferita …rassicurante per chi si illude di poter prevedere ogni cosa; questa falsa idea l’aveva avuta fino al giorno in cui lei disse che avrebbero avuto un altro figlio; quella fu la prima volta in cui si sentì in balìa della vita.

Ora, seduto in quella stanza, i suoi ricordi galoppavano ed a fatica riusciva a seguirli nella loro logica.

La sua mente era occupata contemporaneamente da pensieri di vita e di morte, quelli che una diagnosi di malattia porta con sé, ma non sempre si è consapevoli di avere.

Paragonava il sapere della futura paternità al sapere del suo male.

Ma come era possibile pensare a due cose così contrastanti contemporaneamente?

Possibilissimo! i due momenti più estremi della sua vita, quelli in cui aveva perso il controllo della situazione, quelli in cui si domandava come era potuto accadere e la risposta fu unica per entrambi:

Questa è la vita…molte cose accadono, non si scelgono…”

Ma si accorse pure che c’era una bella differenza:

…ho criticato la vita per quello che un giorno mi ha dato senza chiedermelo ed ora la critico per quello che mi sta togliendo …senza chiedermelo … eppure in braccio stringo quel mio futuro che lei mi ha concesso …”

Era stato allora, quando avevano dato l’annuncio del nascituro, che Guido aveva incominciato a liberarsi delle sue certezze, della sua ansia di controllo, ed aveva iniziato a rispondere a quanti gli chiedevano se quel terzo figlio fosse cercato:

Non proprio…ma non è che si possa controllare sempre tutto…”

Ma sì, invece, siamo nel nuovo millennio…”

…anch’io la pensavo così … ma questi sono gli imprevisti che ti fanno sentire giovane…”

Si era anche un po’ vissuto come fuori epoca; poi i giorni erano passati ed era riuscito ad entrare nell’ordine mentale giusto, se ne era fatto una ragione più in fretta di quanto avrebbe mai pensato.

Ed ora quella ragione che accarezzava con tanto affetto lo fissava ed accennava ad un sorriso.

Guido lo fece accomodare sulle sue ginocchia ed abbassò il suo sguardo al livello di Pietro.

Si guardarono intensamente e lui abbozzò, nuovamente, ad un mezzo sorriso.

Così Guido interpretò quella smorfia.

Daria entrò nella stanza e lui le disse subito: “Mi ha sorriso…!”

Sta calmo … guarda che io sono stata la prima a cui ha sorriso…oggi pomeriggio…”

Ma com’è possibile che su tre non ci sia stato un figlio che abbia sorriso per primo a me … la statistica direbbe…”

…che io sono la madre e con me fanno tutto per la prima volta e questo lo dice la natura!”

…ma …”

..ma hai dei testimoni o l’unico a poter confermare ciò che dici è Pietro?”

Perché tu ne hai?”

Sì, mia madre…e adesso mettilo giù che si raffredda la cena…”

Daria disse quest’ultima frase mettendo le mani sui fianchi, proprio come una moglie che vuole sempre avere l’ultima parola.

Allora … se l’ha detto tua madre … come testimone vale quanto Pietro…”, si misero a ridere della loro finta competizione su chi era più amato dai figli.

Per stasera lo tengo in braccio mentre ceno…”

Ma come fai?”

Ho bisogno di tenerlo in braccio…”

Allora Daria capì i pensieri di Guido, si avvicinò ai suoi due uomini e li abbracciò entrambi sussurrando:

meno male che sei arrivato tu Pietro…papà aveva proprio bisogno di un alleato in questa casa di donne pettegole che vogliono avere sempre l’ultima parola!”

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