Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 21

Settembre16

Seduti sul gradino del marciapiede mangiavano il loro gelato.

Da sempre prendevano gli stessi gusti, zabaione e panna, forse nel timore di perdere qualche sapore di quel momento.

Giorgio era sempre stato molto bravo ad intuire le situazioni al di là delle parole e per questo gli venne naturale domandare:

Cos’è che volevi dirmi?”

In che senso?”

E’ da quando è nato Pietro che non ci vedevamo ed oggi mi hai chiesto se potevamo incontrarci subito … quand’è l’ultima volta che hai avuto l’urgenza di vederci così in fretta?”

Quando il fratello di Daria ha avuto l’incidente …”

Appunto … questa volta a chi sono andati addosso?”

Guido abbozzò ad un sorriso imbarazzato pensando che Giorgio sarebbe rimasto mortificato dall’annuncio che stava per fargli.

Io … amico mio …sono malato … è un po’ come se avessi fatto un incidente … anche se non sono andato addosso a nessuno, a me è venuta addosso la malattia …”

Giorgio lo ascoltò senza interromperlo, fino alla fine del suo racconto, per poi domandargli:

Ma le bambine lo sanno?”

Non ancora, ho paura a dirlo a loro, perché non so come fare, quali parole usare … sono indeciso… forse è meglio non dire nulla … sono piccole e cosa vuoi che capiscano? … poi, se iniziano con le loro mille domande è finita … non ho una risposta per tutte e su tutto …”

Daria cosa dice?”

Non riusciamo ad iniziare il discorso … siamo come bloccati … è la prima volta che ci capita questo…”

E i medici?”

Non ho chiesto nulla a loro, perché è da poco che li conosco … poi avevo tante cose da domandare che sinceramente non mi sono azzardato a chiedere la loro opinione anche su questo … avevo paura di sentirmi dire << Guido, le sue figlie sono un problema suo >>… tu cosa dici?”

Io non saprei … C’è uno psicologo in ospedale a cui puoi domandare?”

Veramente l’ho chiesto in un incontro virtuale con una psicologa che lavora online su internet”

Cosa ha detto?”

Abbiamo parlato di quanto io mi senta in colpa per essermi ammalato e lei sostiene che io devo parlare con le bambine … prima o poi lo verrebbero a sapere ed è meglio che sia io a parlargliene … anzi, dice che Daria ed io dobbiamo metterci d’accordo su come e quando parlare con loro… ma io ho paura di sbagliare, ho paura di farle stare male, ho paura di tante cose …!”

Giorgio non diceva nulla, ascoltava.

Mentre Guido parlava lo invitò ad alzarsi e a seguirlo fino alla macchina, perché vedeva che l’amico stava per piangere e non voleva che lo facesse per strada, in mezzo ai passanti.

Saliti in auto piansero e non si vergognarono di quell’emozione spontanea.

Finito il tempo delle lacrime, venne il tempo dell’incoraggiamento.

Sai Guido che mi è accaduta una cosa, qualche tempo fa, che mi ha fatto riflettere molto.

Ti sembrerà banale rispetto alla tua situazione, ma secondo me ha un suo perché.

Ero andato con i miei figli a comprare le cose della scuola … avevo deciso di farlo io quest’anno e quando l’ho chiesto a Sandra lei ne è rimasta entusiasta, addirittura mi ha detto che era una bella idea … mi ha detto pure che era facile perché le maestre avevano dato l’elenco del materiale da comprare… dovevo capire che c’era una fregatura …

Ero contento, ma appena arrivati là al settore scuola … il delirio … una marea di genitori e figli … tutti gli adulti avevano i loro elenchi in mano ed i bambini scatenati a cercare i loro personaggi preferiti sui quadernoni … i miei figli sono partiti di corsa, io per tenerli buoni ho detto ad ognuno di prendere 5 quadernoni a righe ed altrettanti a quadretti … ho cercato il cesto giusto e li ho messi lì davanti; loro mi urlavano << va bene questo papi?>> Io rispondevo sì o no, ma non capivo più nulla.

Poi è arrivata da me una coppia con un bambino ed, in un italiano stentato … saranno stati dell’Est … mi hanno chiesto se sapevo dove erano le buste di plastica richiudibili.

Io, come un deficiente, ho domandato se dovevano essere con il bottone o con la cerniera … nel mio elenco era specificato, nel loro no … poi sono tornati a chiedermi altre cose, io rispondevo, ma in cuor mio pensavo che tra tutti i genitori ero stato il più sfigato, perché oltre al mio materiale dovevo trovare pure il loro … non me la sono sentita di mandarli a chiedere alle commesse … erano carini, sai … quando i miei figli avevano appena finito di scegliere tra le varie Winx e tutti i Gormiti, è tornato il padre, carinissimo, per dirmi che aveva trovato in un cesto l’offerta di dieci quadernoni per 4 euro. Io gli ho risposto che era un’ottima occasione e lui mi ha detto che ero in tempo anch’io per cambiare e risparmiare. A quel punto gli ho sorriso in modo ammiccante cercando la solidarietà tipica dei padri e ho aggiunto << Sarà difficile convincerli adesso che hanno già fatto la loro scelta! >>

Lui si è girato e mi ha guardato come se io fossi un perfetto idiota … cioè, io mi sono sentito così … e mi ha risposto: <<Come convincerli? Si devono convincere! … quelli che hai comprato tu costano un euro e cinquanta l’uno … capisci il risparmio? …. tra l’altro devi metterci sopra la copertina …>>

E se ne è andato via, mi ha lasciato così nel delirio dei genitori che vogliono sempre accontentare in tutto e per tutto i loro tiranni.

Io ho riguardato quel delirio …. ho pensato a quanto, noi genitori, contribuiamo a fare diventare attenti a cose inutili i nostri figli… allora immediatamente mi sono voltato verso i miei, ho dato loro i quadernoni e ho detto di riporli, perché avremmo preso il pacco da dieci e loro mi hanno chiesto il perché del cambio … e non mi sono sentito in colpa perché compravo quadernoni monocolore … ed ho risposto << perché costano meno, sono in offerta >>, loro non hanno protestato … capisci Guido? Io credevo che avrebbero protestato, che avrebbero fatto le bizze e mi avrebbero trattato da padre cattivo ed invece no, hanno detto che avevo ragione io e da lì ho iniziato a pensare a tutte le volte che credo di farli soffrire se dico o faccio una cosa … ho iniziato a pensare che è perché mi sento in colpa con loro, sono sempre a lavorare, perchè più ore lavoro, più guadagno e penso che così migliori anche la loro qualità di vita … insomma Guido … tutto questo per dirti che ho imparato che devo avere fiducia in loro, che devo avere fiducia in me, che dobbiamo imparare a parlare con i nostri figli … il figlio di quei due ragazzi che ti dicevo era tranquillissimo, girava con i suoi quadernoni tutti gialli, li seguiva e non protestava … lo so, lo so, che non ha senso paragonare dei quadernoni ad una malattia … lo capisco … non mi prendere per un superficiale … ma tu hai mai pensato che in questo momento puoi rafforzare le tue figlie? … non stai togliendo nulla a loro, le metti semplicemente al corrente di quello che sta accadendo nella vostra famiglia … se tu non lo farai oggi con loro, non ti lamentare poi se loro non lo faranno con te un domani … se non verranno a chiederti aiuto … chi le avrà educate ad essere sincere su quello che succede? Se tu e Daria non parlate con loro è come dire che ci sono cose di cui si può discutere ed altre che diventano un tabù.

Ora ti chiedo Guido: la malattia è un tabù?”

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2 Comments to

“Guido Speranza – 21”

  1. On Settembre 16th, 2010 at 11:04 Betta Says:

    Un tabu’? Si, lo e’ stato, lo e’, ma qualcosa si sta sciogliendo, anche grazie alla storia di Guido, a questo blog… Io sono stata malata molti anni fa, ma ne parlo ancora come se si trattasse della storia capitata ad un altro, oppure non ne parlo affatto… Pazzesco, dovrebbe essere motivo di orgoglio, dovrebbe essere bello poter dire “io ti sto combattendo” e poi “io ti ho vinto Delinquente!”. Negarsi queste affermazioni e’ un po’ come concedere al nemico uno spazio… E’ un po’ cosi’? Forse.. O forse Lui dovrebbe diventare un po’ un amico… e gli si dovrebbe poter dire: “Ehi amico, mi hai portato pianti, mi hai portato angoscia, ma mi hai fatto anche crescere, maturare… ora pero’… vattene!!!”. 🙂

  2. On Settembre 16th, 2010 at 15:54 nunzia Says:

    Cara Lisa
    sono Nunzia e volevo scriverti una mia riflessione di Guido e Speranza .
    Per me e mio figlio non è stato un tabù,per mio marito e altri si.
    Mio marito non voleva sentir parlare della malattia ,quando capitava di parlare dell’ospedale, delle terapie o degli esiti di esami ,lui andava via in garage o fuori.
    Adesso mio figlio non cè più e lui non se ne fà una ragione ,con questo non dico che io me ne sia fatta una ragione ,non ho rimpianti per qualcosa che non ho fatto.
    Abbiamo vissuto questi ultimi cinque anni in simbiosi :mio figlio, io e la malattia,lei era la terza
    incomodo che non ci ha mai lasciati .
    Io dico che il non parlare è sbagliato ,parlare fa bene alla persona malata e alle persone che gli stanno vicino , che gli vogliono bene .
    Mio figlio parlava molto della malattia , era un modo per esorcizarla,parlare di lei voleva dire combatterla non solo con le terapie ma anche con la mente .
    Volevo solo dire che essere malati è brutto,spaventoso ,ma il silenzio,il far finta che tutto va bene ,a non esprimere le paure e la rabbia ,si la rabbia
    perchè un malato è arrabbiato, è ugalmente brutto!!!
    Non è una cosa facile da affrontare ,ma con la fiducia delle persone che sono vicino al malato ,non solo parenti e amici ma anche i dottori ,infermieri e un sostegno psicologico tutto questo si riesce ad affrontare.
    Un grosso abbraccio e spero che quello che ho scritto ti faccia piacere ,
    mi piace molto quello che scrivi e fai.
    P.S scusami se ci sono degli errori ortografici

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