Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 22

Settembre23

“Tabù? … Giorgio non so cosa mi stia accadendo, ma ti garantisco che è molto difficile giocare questa partita … non so più se sto facendo la cosa giusta, se penso nel modo corretto … e mi domando in continuazione perché a me … non ho voglia di parlare con le bambine, perché non ho voglia di parlare di me e della malattia … Daria ci prova, accenna, cerca di iniziare il discorso ed io esco dalla stanza, faccio finta di non sentire oppure faccio finta di ascoltare ma non rispondo alle sue domande…”
“…Poveretta …”
disse Giorgio.
Quella parola gli uscì dalla bocca senza riflettere; fu spontaneo per lui immaginare e sentire la sofferenza della moglie dell’amico; non poteva supporre che quel “poveretta” avrebbe funzionato da detonatore per fare esplodere Guido.
“Poveretta?!” ripeté Guido alzando il tono della voce e voltandosi di scatto verso la fonte della sua indignazione, perché quella classificazione di Daria non la poteva accettare.
“Ma se Daria è una poveretta … io, per te, cosa sono?”
“Come cosa sei?”
domandò sommessamente Giorgio rendendosi conto che non c’era più la possibilità di tornare indietro ed immobile attese l’impeto di Guido che non tardò ad investirlo.
“Fai presto tu a parlare, ma tu sei sano, stai bene, non hai i miei problemi … il tuo unico problema è arrivare a sera senza annoiarti troppo … hai un bel lavoro, una bella moglie, dei bei figli e soprattutto siete tutti sani!” urlò quella frase sentendosi ridicolo d’averla detta.
Capiva che non aveva senso prendersela con Giorgio e comprendeva che l’esplosione di quella rabbia, in un secondo tempo, l’avrebbe fatto vergognare di se stesso.
Ma non riuscì a fermarsi e continuò.
“Non sopporto l’ipocrisia delle persone quando parlano di cose che non conoscono … tutti bravi a dire agli altri come comportarsi quando non si hanno certi pensieri … cosa me ne faccio adesso di questa mia vita?
Che senso ha vivere creando dei problemi agli altri … facendo diventare poveretta mia moglie?
Io non ho fatto nulla di male a nessuno e sono qua che mi arrabatto … gli assassini, i ladri, i disonesti sono sempre sani, quelli non si ammalano mai, entrano ed escono dalle prigioni come nulla fosse e a loro non capita mai niente … ma che mondo è questo? …”

Guido disse tutte queste cose accolto dal silenzio di Giorgio che non si sentiva di aprire bocca, si limitava a guardare dritto davanti a sé, non osava nemmeno incrociare lo sguardo dell’amico nella speranza che quell’uragano terminasse.
Guido, dopo aver vomitato i suoi pensieri come lava che usciva dal vulcano, si azzittì.
Come poteva avere ceduto in quel modo con il suo amico fraterno?
Ma non riusciva nemmeno a chiedergli scusa.
Rimasero entrambi ad ascoltare i rumori della strada fino a quando Giorgio prese il coraggio a due mani e incominciò a ricostruire un dialogo:
“Ti ho mai parlato di Betta?”
“Betta? … ma che stai a dire Giorgio … ti ho appena mangiato la faccia e tu mi parli di sta Betta?… Io sarò fuori di testa, ma tu sei più suonato di me !…”

La reazione opposta alla precedente fu immediata.
Con quella domanda che, apparentemente, spostava il discorso, Giorgio aveva concesso all’amico di non porgere le sue scuse.
Non ce ne era bisogno.
Guido si accorse di quel gesto e l’apprezzò fino al punto di sorridere con una battuta:
“Parlami di Betta allora … se non vuoi parlare della mia malattia …”
“Sì … ecco appunto, parliamo di belle donne che tu non mi interessi … non ti ricordi di una certa Betta di cui ero follemente innamorato quando ero ragazzino? Ogni volta che ci incontravamo ti parlavo di lei e dei suoi occhioni blu … Beh, poco importa se non la ricordi, perché tu non mi ascolti mai…”

“Come faccio a ricordarmi di Betta che da ragazzino cambiavi amore un giorno sì e l’altro pure?!”
“Ma Betta per me ha rappresentato l’Universo fino a quando non ho incontrato Sandra … è sempre stata nel mio cuore, ma non mi ha mai considerato come possibile fidanzato … comunque poco importa questo … pochi mesi fa ero per strada e l’ho incontrata … era cambiata, era più donna … sempre bella ed affascinante … mi ha raccontato di essere stata malata e di essersi curata tanti anni … nonostante tutto è riuscita a realizzarsi nella vita con la sua famiglia ed il lavoro… da quando ci siamo visti ogni tanto ci mandiamo delle mail … a me lei fa molto bene, perché ho iniziato a vedere le cose in modo diverso … facciamo discorsi profondi e mi ha raccontato tutto della sua malattia e di quanto sia stata male per le cure, per i lunghi ricoveri in ospedale … una volta le ho domandato, come ho fatto con te, se la malattia fosse un tabù … lei mi ha donato una risposta che mi ha aperto un mondo fatto d’energia positiva, di vitalità, di forza e di coraggio … Guido non ridere di me, ma ho trascritto la sua frase su un biglietto che porto sempre con me … la leggo quando mi lamento della mia vita … mi fa coraggio … adesso io la regalo a te, perché possa darti la determinazione per fare fronte a tutto quello a cui andrai incontro….”

Guido prese quel fogliettino azzurro su cui l’amico aveva trascritto in bella calligrafia quelle poche righe e mentre le lesse immaginò il volto di una ragazza coraggiosa, di quella Betta che non conosceva, ma di cui riuscì a cogliere la sua idea della malattia e della vita:
“Io sono stata malata molti anni fa, ma ne parlo ancora come se si trattasse della storia capitata ad un altro, oppure non ne parlo affatto… Pazzesco, dovrebbe essere motivo di orgoglio, dovrebbe essere bello poter dire:
<< Io ti sto combattendo >> e poi << Io ti ho vinto! …>>
Negarsi queste affermazioni e’ un po’ come concedere al nemico uno spazio… forse Lui dovrebbe diventare un po’ un amico… e gli si dovrebbe poter dire:
<< Ehi amico, mi hai portato pianti, mi hai portato angoscia, ma mi hai fatto anche crescere, maturare… ora pero’…

vattene!!! >>

Guido si accorse così, grazie a Betta e a Giorgio, che anche il suo Delinquente lo stava trasformando e si domandò:
“Quanto ed in cosa gli devo concedere di cambiarmi?”

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One Comment to

“Guido Speranza – 22”

  1. On Settembre 23rd, 2010 at 15:29 stefania lucia zammataro Says:

    non so perchè mi sento così coinvolta nonostante io stia bene, forse perchè fondamentalmente ho paura, come tutti penso, hai ragione a parlare di tabù. non so se sarei coraggiosa come betty, però mi fa bene leggere storie così, raccontate così, è una forma di catarsi. grazie ancora

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