Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 24

Ottobre13

Guido entrò in casa dei suoi genitori.

Si sentiva teso all’idea di parlare della propria malattia con sua mamma, ma il profumo della sua torta preferita distolse i suoi pensieri da Delinquente.

Sei tu Guido? … appena in tempo per sentire la torta ancora calda, proprio come piace a te …”

Ma perché l’hai fatta?”

Perché avevo voglia di prendermi cura di te … volevo che tu sapessi quanto sei importante per me …”

Ma lo so mamma, non c’era bisogno che tu ti disturbassi tanto …”

Sua madre parlava con lui mentre appoggiava le tazze da the sulla tavola; quel suo preparare la merenda, come quando Guido era bambino, le serviva per poter conversare con il figlio togliendo l’imbarazzo del guardarsi.

Quando fai una cosa con piacere …”

… non è mai un disturbo … secondo me questa è la prima frase che hai cercato di insegnarmi quando ancora non sapevo parlare …”

Le tue, invece, erano <<vado fuori …vado a casa di …>>sembrava che avessi paura a stare in casa tua, forse ti annoiavi con noi…”

No, non ricordo perché, ma mi veniva l’ansia, ma non so cosa fosse, era solo che non mi piaceva stare fermo, avevo bisogno di correre”.

Ma quando eri bambino non eri così, mi stavi vicino … se ero in cucina prendevi i libri di scuola e facevi i compiti lì, su quel tavolino …se ero in mansarda a stirare prendevi un libro e ti mettevi a leggere sul divano … se ero in giardino venivi a giocare con il pallone … Luca ti chiamava ”Ombra” e quando entrava in casa mi salutava ed immancabilmente mi chiedeva <<Dov’è la tua Ombra, mamma?>> e tu ti arrabbiavi per quel soprannome …”

Mi ricordo le litigate con lui, secondo me, però, era geloso … ti ricordi quando una sera stavamo guardando in televisione una puntata di ”Happy Days” ed io ero seduto in braccio a te?

Lui è arrivato ed ha iniziato ad urlare che ero un egoista e che non capivo niente perché tu eri stanca e non era giusto che io non ti permettessi di riposare neanche in quel momento …io allora mi sono seduto per terra, ai tuoi piedi, e lui si è calmato”

A me faceva piacere tenerti in braccio … mi faceva piacere averti accanto, anche se a volte avevo paura che tu non ti saresti mai staccato da me e non saresti riuscito a diventare indipendente … invece, eccoti qua, padre di famiglia … non mi sono mai accorta che stavi crescendo, ti ho trovato grande in un attimo, all’improvviso, ed ancora oggi mi chiedo: quando è stato che i miei figli sono diventati grandi?”

Non lo so quando è stato, so solo che è accaduto…”

Io lo so quando è stato … quando mi sono ammalata siete cresciuti in fretta … all’inizio mi dispiaceva dovervi lasciare a casa di uno o dell’altro, perché dovevo andare in ospedale per le terapie e le visite o perché dopo la chemio non mi sentivo bene per stare con voi … quanto mi facevano stare male quelle medicine! … eppure mi hanno salvata ….stavo male a non vedervi …

poi ho capito che non era colpa mia, non l’avevo cercato io quel tumore al seno … ma cosa vuoi farci, la testa non sempre segue il cuore … Ricordo ancora quella fitta al petto quando il dottore mi ho detto <<Lei ha un cancro al seno>>; io gli domandai subito se ce l’avrei fatta e lui mi rispose <<Faremo di tutto perché lei ce la faccia>>…ma come si possono dire certe frasi? … In quel momento avevo bisogno di sentirmi dire “Sì!”, poi nel tempo mi poteva dire che avrebbero fatto il possibile … dopo avrei voluto non vederlo più, ma era il migliore, era tanto bravo a fare le terapie quanto terribile a parlare o meglio … era bravo a seguire i protocolli per come andavano fatti piuttosto che comunicare una diagnosi …ma forse oggi i medici sono più attenti a come parlano…”

Forse … o forse è troppo difficile dire ad una persona che è malata …alla fine, per quanto ti possano comunicare bene il nome della tua malattia, vorresti solo non averli incontrati … desideri con tutto te stesso non dovere vedere più quelle persone, quei medici a cui ti devi affidare…”

Ma poi ci si affeziona a loro …” disse la madre con un sospiro mentre si sedeva dopo aver tagliato la torta.

Avevano incominciato a parlare in un modo diverso dal solito; a Guido sembrava di scambiare sentimenti, impressioni e sensazioni con chi poteva comprendere le sfaccettature del suo stato d’animo, con chi conosceva bene quello che lui stava vivendo.

Sua madre continuò quella conversazione, non voleva perdere un attimo di quella possibilità che le stava concedendo il figlio:

…io, dopo un po’ di tempo, ho iniziato a conoscere il mio dottore ed era diverso da come mi era sembrato … forse, all’inizio, volevo tutto e subito, volevo che lui mi trasmettesse solo delle sicurezze, ma come poteva farlo se neanche mi conosceva?”

Ma sai una cosa strana mamma?… mentre venivo da te cercavo di ripensare a quando eri malata, ma mi sono accorto che non riuscivo a ricordare nulla … Ti sembrerà strano, ma è stata Ludovica a ricordarmi della tua malattia … io devo fare uno sforzo …”

A distanza di tanto tempo posso darmi delle spiegazioni del tuo comportamento di allora: prima della malattia mi eri appiccicato, appena l’hai saputo ti sei allontanato e non volevi parlarne … tua zia Nicoletta, quando parlavo con lei di te, mi diceva che facevi lo struzzo, che ti volevi estraniare dalla realtà … noi ti abbiamo lasciato fare, perché ti informavamo di tutto, ma tu ascoltavi e poi non dicevi nulla”.

Piano piano, mentre sua mamma parlava, a Guido tornarono in mente alcuni momenti di quel periodo e si accorse che non li aveva scordati, ma, semplicemente, li aveva riposti in un angolo del cervello.

Ma come avevo reagito quando me l’avete detto?”

Tu l’hai saputo prima degli altri …”

Ma Ludovica si ricordava che ci avevate chiamato in cucina ed il papà l’ha comunicato a tutti insieme … ed adesso che ne parlo con te mi ricordo anch’io di quel momento …”

Non è andata proprio così … qualche settimana dopo aver ricevuto la mia diagnosi, prima dell’operazione, io ero in camera mia e stavo parlando con mia madre, le stavo raccontando come stavo … perché lei sapeva tutto e mi telefonava per farmi coraggio … non mi ero accorta che tu fossi entrato in casa dal giardino … non stavi bene quel giorno e tuo padre, dopo la scuola, ti portò subito a casa … io credevo di essere sola, tu invece eri dietro di me … ti ho visto troppo tardi … hai ascoltato tutto senza che io potessi dirtelo con le mie parole, a modo mio… se ci ripenso ora ti vedo ancora con quello sguardo smarrito, in piedi sulla porta della mia stanza …avevi dodici anni e mi guardavi piangere disperata, mentre mi sfogavo con tua nonna … quando ti ho visto avevi già capito tutto … hai lasciato cadere sul pavimento la cartella che avevi sulle spalle, hai camminato fino al letto e ti sei seduto accanto a me; hai appoggiato la testa sulla mia spalla e mi hai detto <<Non mi lasciare, stai con me per sempre>>…siamo rimasti in silenzio … non so per quanto tempo … io ero troppo sconvolta, non mi aspettavo una cosa del genere e non ero pronta ad incoraggiarti … ero troppo legata al mio dolore e non mi ero preparata per fare fronte alle tue domande, alle tue richieste … impietrita e spaventata non riuscivo a parlare … per fortuna è arrivato tuo padre e ti ha preso per mano, ti ha chiesto di aiutarlo a parlare con i tuoi fratelli, perché in quel momento ha capito che non potevamo più aspettare … avevamo aspettato troppo, io non ero stata attenta e, contro la mia volontà, non siamo riusciti a dirti noi cosa ci stava accadendo … tu l’hai seguito in silenzio, ti sei asciugato le lacrime e ti sei seduto con loro intorno al tavolo … io ho preferito non venire, perché era peggio per i tuoi fratelli vedermi in quello stato …”

A Guido sembrava di essere ancora seduto sul letto con sua mamma e come un bambino l’ascoltava con il fiato sospeso, non volle interromperla nel suo racconto, perché riprovava su di sé quelle sensazioni e, finalmente, ritrovava una sua parte che gli consentiva di immedesimarsi nei possibili pensieri delle sue figlie. Ascoltava le parole di sua madre e sentiva presenti in lui i diversi livelli:

figlio, padre e marito.

Ed ancora una volta l’esperienza del passato tornava a lui utile nel presente.

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