Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 28

Novembre16

C’era una volta, tanto tempo fa, un re che si chiamava Stephen, una regina, sua moglie, che si chiamava Gioia, due figlie principesse, Aurora e Cenerentola ed un figlio, il principino, che si chiamava Beniamino”

Allora anche Ben 10 si chiama Beniamino!”disse Gaia.

Stephen era un re buono e giusto, ma un giorno gli accadde una cosa triste, di quelle che a volte possono succedere e nessuno le può evitare, si ammalò”

Ma in che senso nessuno le può evitare?” chiese Gaia

Perché a volte le malattie arrivano e tu non puoi correre via per evitarle”

Ma aveva la febbre?” domandò Mariasole.

No … aveva una malattia … un giorno, mentre camminava, si accorse che faceva fatica a muovere le gambe ed allora andò dal dottore più bravo del suo regno che gli disse:

<<Mio Signore, sono addolorato nel dirvi che avete una malattia che vi porterà a non camminare più e non ci sono cure per il vostro male.”

Non ci sono cure in che senso?” chiese Gaia

Non ci sono medicine perché nessun dottore le ha ancora inventate”

Ma veramente o nella favola?… non ci sarebbero in realtà?”

Per alcune malattie i dottori non hanno ancora trovato le cure, però sono così bravi che le troveranno!”

Il re tornò a casa e pianse con sua moglie Gioia per tre giorni e tre notti.

Ma i bambini dove erano?” domandò Mariasole.

Li avevano mandati a dormire dai nonni”

Come noi quella volta che tu e la mamma siete andati al cinema?”

Come quella volta …”

A quel punto Guido dovette mandare giù la malinconia che sentì afferrargli il cuore per poter continuare la sua impresa.

Passati i tre giorni Stephen e Gioia decisero che dovevano, per amore dei loro figli, riuscire ad andare oltre al proprio dolore”

Cosa vuol dire papà?” domandò Gaia.

Dovevano cercare di vivere al meglio delle loro capacità e possibilità tutto quello che la vita offriva loro”

“ … dovevano cercare di smetterla di soffrire perché lui si era ammalato?” chiese Gaia

Vuole dire che a volte bisogna concentrarsi bene su quello che si sta facendo, perché altrimenti si perdono delle possibilità … ad esempio … quando tu vorresti stare davanti alla televisione tutto il giorno a guardare i cartoni, cosa ti dicono la mamma ed il papà?”

Che se guardiamo tanta televisione ci viene male agli occhi!” osò Mariasole

“ … che non possiamo fare tante altre belle cose …” suggerì Gaia

E cosa sono le belle cose…?” chiese Mariasole

… poter andare a giocare fuori in giardino con il mio coniglio …” suggerì nuovamente Gaia.

…a me piace il colore rosso, arancione, blu, verde, giallo, queste sono le cose belle … a me piace anche andare a scuola … mi piace perché ho imparato a leggere” continuò Mariasole.

Ecco … appunto … praticamente Stephen e Gioia si accorsero che, nonostante la malattia potevano fare ancora tante cose se si fossero impegnati … se si fossero sforzati, per amore dei loro figli e per amore di se stessi …”

Per amore di se stessi?… cosa vuol dire?”

…per l’amore che avevano per loro stessi… dovevano imparare a volersi bene … tu Gaia vuoi bene a te?”

Sì … certo …”

Dovevano usare bene il tempo che avevano a disposizione nella loro giornata e corsero subito dai nonni per prendere i loro bambini e da lì iniziarono a vivere alla ricerca della bellezza”

Alla ricerca della bellezza?… vanno a cercare una principessa?” interruppe Mariasole.

… le cose belle che fa smettere la malattia …” rispose Gaia

Se tu hai la febbre non stai meglio se c’è la mamma vicina?” domandò Guido.

Ahhh, tipo la cosa bella che è accaduta alla mamma è che è stata incinta tre volte …” commentò Gaia.

Proprio così … iniziarono a cercare le cose belle che vedevano o che accadevano loro …

Che percepivano con i cinque sensi?” chiese Gaia.

Guido e Daria si guardarono, forse era troppo difficile quella favola che avevano inventato, ma Guido continuò, voleva arrivare in fondo al loro racconto.

Ad esempio se mangiavano un gelato Stephen e Gioia insegnarono ai loro bimbi che dovevano chiudere gli occhi e sentirne il vero sapore …”

Il vero sapore papà?” chiese nuovamente Gaia.

Certo Gaia, il vero sapore … se tu mangi un gelato al cioccolato cosa pensi?”

Che è molto buono!” rispose Gaia

“ … che è molto freddo!” aggiunse Mariasole

Ecco … vedete quante cose può essere un gelato … freddo e buono … per me è il suo sapore … per la mamma sono calorie in più!”

Daria sorrise e gli diede, con la mano, un leggero colpo sulla spalla, dicendo:

Vai avanti che dopo ti chiedono cosa sono le calorie!”

Cosa sono le calorie papà?”

Ecco appunto, ma questa è un’altra storia … dovete sapere che passarono le stagioni, trascorsero gli anni e nel tempo Stephen e Gioia diventarono sempre più grandi …”

Dei vecchietti!” dissero le bambine.

Sì dei vecchietti … ed il re, facendo sempre più fatica a camminare, iniziò a muoversi su una sedia a rotelle, che velocissimamente, lo portava da una parte all’altra del palazzo e più andava veloce con la sedia e più andava veloce anche con la mente”

In che senso? …non si può andare veloce con la mente …” disse con tono sicuro Gaia.

Con la fantasia! … vedeva con la fantasia le cose che raccontavano a lui le persone con le quali parlava o che leggeva sui libri … e lui imparò a studiare tanto velocemente che diventò la persona più intelligente del mondo … ma di tutto, proprio di tutto il mondo … fece delle scoperte grandiose, si fece costruire un telescopio enorme che potesse vedere tutte le stelle ed anche oltre ad esse ed ogni sera, insieme a Gioia, faceva fare un gioco bellissimo ai suoi figli e loro, a loro volta, una volta grandi, lo avrebbero insegnato ai propri figli e ai figli dei loro figli … ma era veramente un gioco speciale … volete sapere quale?

Sciangai!” disse Mariasole

… tutte le sere, prima di addormentarsi, il re e la regina andavano nella cameretta dei loro bambini e domandavano: <<Qual è la cosa più bella che avete fatto oggi?>>

Non è un bel gioco … questo è un gioco noioso, c’è solo da parlare …” si lamentò Gaia.

Brava Gaia! Anche loro dissero così ed anche se subito era un gioco noioso, nel tempo impararono a farlo bene ed i bambini raccontavano della scuola, degli amici, delle risate e dell’allegria e lui, anche se molte cose non le poteva più fare, era un po’ come se continuasse a farle, perché la sua mente, la sua fantasia, (… era talmente intelligente! …) lo portava ad immaginarsi ogni cosa che ascoltava … chiudeva gli occhi e la sentiva sulla sua pelle, nel suo cuore e nella sua testa … provate a chiudere gli occhi e ad immaginare il mare … lo vedete?”

Sì immagino anche un granchio ed uno squalo” urlò Mariasole.

… e quel gioco piaceva talmente tanto che tutti iniziarono a farlo nel suo regno ed allora arrivavano al palazzo i suoi familiari, gli amici, i suoi sudditi e da tutti si faceva raccontare quello che avevano visto di bello quel giorno e dato che lui riceveva tutti con grande entusiasmo ed allegria, le persone cercavano, quando vivevano delle avventure, di ricordarsi bene ogni cosa per poi raccontarla, in tutti i suoi dettagli, al loro re … e una sera, dopo tanti e tanti anni Beniamino arrivò dal suo papà per dirgli che la cosa più bella di quel giorno era stata incontrare una fanciulla di cui si era perdutamente

innamorato …”

Come si chiamava papà?”

Matilda … ed il suo papà gli rispose che era stato così anche per lui quando aveva incontrato Gioia, poi, prima di uscire dalla stanza, il figlio si voltò verso il suo papà e domandò:

<<Ma per te papà qual è stata la cosa più bella di tutta la tua vita?>>

Di essere intelligente!” rispose Mariasole.

No, Mariasole, molto di più, lui disse :<<A parte voi figli, vostra madre, i miei amici e tutti i sudditi del mio Regno?>>

<<A parte tutti coloro che ti amano … cos’è la cosa più bella che hai fatto nella tua vita?>>

<<Vedere ed osservare il mondo stando seduto su questa sedia … sarebbe stato meglio non ammalarmi, ma è successo ed ho imparato a vivere diversamente … ho imparato che ogni cosa ha mille colori e sapori, ognuno diverso a seconda della persona che me lo racconta … i baci che mi davate da bambini non erano semplici baci, ma carezze del momento che cercavo di viverle per l’amore che ricevevo in quell’attimo … era come se fosse il primo e l’ultimo bacio della mia vita … e tu Beniamino cosa hai imparato dalla mia malattia?>>

<<Mi hai insegnato a dare un bacio come se fosse il primo e l’ultimo della mia vita …>>”

Ma papà è troppo difficile questa storia … io non l’ho capita tutta … ma è vera?”

E’ un po’ vera ed un po’ inventata … vedi questa foto che ho ritagliato dal giornale … questa persona sulla sedia a rotelle esiste veramente e si chiama Stephen Hawking … è un genio ed ha scoperto tante cose ed è riuscito a fare tante cose stando seduto sulla sua sedia …”

Ma perchè papà ci hai raccontato questa storia così difficile?”

E Guido si domandò se quella favola l’avesse scritta con Daria per le loro bambine o per incoraggiare loro due a viverla trovandone un senso, ma probabilmente era per entrambi i motivi.

E Gaia ripeté:

Ma perché papà hai raccontato questa storia?”

Guido, un po’ spazientito, perché non riusciva più a stare dietro a tutte le domande delle figlie, rispose:

Ma insomma Gaia è per parlarti della malattia … se io fossi malato come farei a dirtelo?”

Semplicemente così , papà, dicendo:

<< Io sono malato …>>

posted under GUIDO SPERANZA
One Comment to

“Guido Speranza – 28”

  1. On Novembre 17th, 2010 at 00:04 nunzia Says:

    Apprezare le piccole cose della vita no è una cosa semplice ,solo quando vivi certe esperienze lo capisci e quando te ne rendi conto molte volte è tardi.La “FAVOLA” dice di quardare e ascoltare oltre,oltre la malattia e la paura … indietro non si torna e quello che non si è fatto o detto non si può più fare…i rimpianti sono pesanti da portare sulle spalle .Quando si ha che fare con il “DELINQUENTE”la cosa migliore è vivere alla giornata senza fare grossi progetti xhè tutto può succedere .
    Grazie Lisa….come sempre una bella pagina ….
    mi piace

Email will not be published

Website example

Your Comment: