Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 34

Gennaio10

Uscendo dall’ambulatorio, Guido si trovò così emotivamente scosso da doversi fermare al bar dell’ospedale per ritrovar se stesso.

Mentre fece la sua richiesta al barista, vide il dottor Sforza seduto ad un tavolino con un collega.

Non lo volle disturbare, ma sentì una forte rabbia nei suoi confronti.

L’aveva abbandonato senza avvisarlo.

In realtà, sapeva che non era stato un vero e proprio abbandono volontario; era sicuro che il suo medico aveva dovuto seguire delle direttive, ma il fastidio che provava, acuiva una malinconia mista a tristezza.

Si sentiva solo.

Fu per questo che preferì girargli le spalle per non essere visto e dirigersi alla cassa per pagare.

Più tardi, pensò, avrebbe telefonato all’ “ufficio prenotazioni visite mediche a pagamento” ed avrebbe preso il suo appuntamento con Sforza e gli avrebbe detto “il fatto suo”.

Non si accorse che anche Sforza l’aveva visto e si era alzato per raggiungerlo.

Sforza era un dottore burbero, poco amato dai colleghi, perché aveva il brutto vizio di metterli in difficoltà nel domandare loro chiarimenti sulle proprie scelte terapeutiche.

E loro si sentivano sempre sotto esame.

In realtà, i malati lo preferivano agli altri, perché aveva delle premure e delle attenzioni che non ritrovavano così spesso nei colleghi che lo sostituivano.

Guido Speranza, però, non sapeva ancora che Sforza fosse un tipo così … di quelli di cui si dice “è un medico molto umano”.

Effettivamente Guido lo scoprì quel giorno, quando Sforza fece un gesto che tanti operatori sanitari dovrebbero imparare a fare; si alzò per andare a parlare con Guido … lo fermò appoggiandogli la mano su quella spalla che Guido teneva saldamente girata al medico, proprio per non vedere la faccia di “quel traditore”.

Signor Guido sono proprio contento di vederla … ci contavo di incontrarla prima o poi …”

…ma se mi ha abbandonato …” questa, Guido non volle risparmiargliela.

Ha ragione a pensarlo e questo le dimostra quanti passi avanti dobbiamo ancora imparare a fare nella comunicazione … è brutto vedere sparire il proprio medico in questo modo … comunque volevo dirle che ho parlato con la dottoressa Zuffa e …”

Sì … l’ho vista oggi, ma preferivo parlare con lei dottore … direttamente … perché mi conosce dall’inizio e stavo andando a prenotare una visita a pagamento…”

Perché?”

Come perché ?… lei non fa la libera professione?”

Certo, ma non capisco …”

Voglio sentire da lei perché devo iniziare le terapie …”

Ho capito … mi aspetti qui un momento …”

Guido lo osservò fare qualche passo indietro per indicare con la mano al collega, rimasto al tavolino del bar, che si sarebbero sentiti telefonicamente più tardi, poi, tornare verso di lui per invitarlo a seguirlo.

Camminarono fino all’ascensore senza dirsi nulla.

Una volta saliti, non poté chiedere delucidazioni per quel cambiamento di programma, perché c’erano troppe persone ad ascoltarli.

Arrivati al piano del reparto, vennero interrotti da uno specializzando che domandava come procedere con le terapie di un certo Signor Mario Rossi.

Sforza, immediatamente, spiegò al giovane che, se lui era in compagnia di una persona estranea al mondo medico, non doveva permettersi di dire ad alta voce il nome di un loro paziente “… ti piacerebbe che io dicessi il nome di tua madre, se fosse una mia paziente, in corridoio davanti ad estranei ?!…”

Lo specializzando divenne rosso, fece sommessamente delle scuse e terminò con un “…non accadrà più … mi scusi anche lei …” rivolto a Guido che, se avesse potuto, sarebbe volato via.

Entrati nello studio del reparto pensò “…adesso mi mangia …”

Il dottor Sforza, invece, fece tutt’altro.

Ha ragione signor Guido, sarebbe stato meglio che vedessi tutti i miei assistiti e fossi io a comunicare loro il cambio del medico referente … ma anch’io l’ho saputo all’ultimo momento … l’ultima volta che ci siamo visti non ne ero certo …”

Avrebbe potuto dire che forse … oppure potreste dire sempre a tutti che probabilmente non rimarrà sempre lo stesso medico per tutto il percorso di cura …”

Sì … probabilmente dovremmo dire così … anzi d’ora in avanti dirò proprio così … ma mi dice cos’è accaduto con la mia collega? …”

Guido raccontò tutto e Sforza decise di spiegargli nuovamente le scelte terapeutiche:

“ … quindi è per questi valori del sangue e per gli esami strumentali che pensiamo sia il caso di iniziare le terapie … ma sinceramente io non la vedo convinto, è per questo che la mia collega le ha detto che non ero sicuro del suo adattamento alla malattia … forse sarebbe il caso che lei sentisse anche un parere esterno alla nostra struttura … io le dico i centri migliori italiani … lei lo chieda anche al suo medico di famiglia … poi, una volta che avrà scelto, mi dirà la sua decisione …”

Guido rimase molto soddisfatto di quella proposta e non pensò neanche per un attimo che Sforza lo volesse “scaricare”, si sentì veramente “preso in carico”.

Sulla porta domandò dove dovesse andare a pagare quella consulenza e Sforza, visibilmente imbarazzato, commentò la sua domanda: “Ma allora non mi sono spiegato bene … se lei deve fare un consulto deve andare in un altro centro … anche se io sono in reparto, lei è e rimarrà sempre un malato che io ho seguito e quindi la conosco … non è che adesso ogni volta che ci vediamo lei mi debba pagare … io sono già pagato per assisterla … io sono qua per lei come per chiunque dei nostri assistiti … vedrà che adesso andrà tutto bene con la dottoressa Zuffa … e noi siamo abituati a fare delle riunioni settimanali per parlare delle diverse situazioni … io comunque sono qua …”

Guido non seppe mai che il dottor Sforza telefonò alla dottoressa Zuffa per farle notare, come solo lui sapeva fare, che forse poteva essere “un po’ più comprensiva con il signor Guido Speranza.”

Questo lo seppi io stessa direttamente dal dottor Sforza quando mi chiese una consulenza psicologica con Skype per alcuni suoi assistiti … tra cui anche il Signor Guido.

Il mio sito, infatti, è di consulenza online non solo per i malati ed i loro familiari, ma anche per gli operatori del settore.

Il dottor Sforza è sempre stato un passo più avanti ai suoi colleghi e … il mondo è piccolo quando si naviga in Internet.

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2 Comments to

“Guido Speranza – 34”

  1. On Gennaio 11th, 2011 at 09:16 nicoletta Says:

    Guidoooo!!! ….. fai a modo !!! Devi avere fiducia nei dottori, sono una squadra….e se il portavoce di quet ultima è cambiato… sarà senz altro stata scelta una persona altrettanto competente…FIDUCIA Guido ci vuole tanta FIDUCIA e bisogna crederci ricorda SQUADRA GIUSTA NON SI CAMBIA !! poi in futuro ne riderai, Un bacione

  2. On Gennaio 11th, 2011 at 12:14 Ele Says:

    Ritengo che l’atteggiamento di Guido sia comprensibile. Nel momento in cui, in un frangente così difficile della sua vita, Guido non trovi la persona che e’ diventata un riferimento, con la quale forse gli sembrava di aver ormai creato un rapporto e alla quale avrebbe voluto fare un sacco di domande, e’ spiazzato!!!
    Sono inoltre d’accordo sul fatto che sia importante che Guido sia convinto della squadra che sceglierà, qualunque essa sia; si tratti della prima che ha incontrato o di quella che deciderà di andarsi a cercare altrove. Anche perché della squadra entra a far parte anche Guido!!!!!!!

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