Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 37

Febbraio23

Guido e Daria decisero di non tenere nascosto alle figlie il percorso delle cure.

A cena il papà iniziò il suo discorso. Questa volta decise di parlare in modo semplice, ma chiaro, senza sentirsi in colpa per qualcosa che non avrebbe mai voluto portarsi addosso.

“Domani bimbe la mamma non viene a prendervi a scuola, perché viene la zia Ludovica” disse Guido, pensando che fosse lui a dovere annunciare quella notizia; si aspettava una serie di domande, la risposta, invece, venne da Gaia.

“Che bello! … possiamo andare con lei dai tappeti elastici dopo la scuola?”

“Pe me e mamma va bene, ma lasciate decidere alla zia …”

“Intanto lei fa tutto quello che diciamo noi!” commentò Mariasole.

Guido provò, per la prima volta nella sua vita di padre, quella strana sensazione di perdita di controllo.

Non sapeva che effetto avrebbero avuto su di lui le terapie e sperava di poter continuare con la solita routine che prevedeva pochissimi interventi esterni di aiuto nella gestione dei suoi figli.

Dovette ammettere a se stesso che un po’ l’infastidiva l’idea che i parenti l’avrebbero sostituito … l’avrebbero aiutato … ci teneva molto ad essere lui quello sempre presente … “ … ma non posso fare altrimenti … non possiamo fare diversamente …”

Venne distolto dai suoi pensieri quando la più piccola disse:

“Ma perché viene la zia e non te come al solito?”

“Devo andare all’ospedale, perché domani ho una visita dal dottore … devo fare un controllo e prendere una medicina … “

“…Perché?”

“Per guarire …”

“Ma tu non hai la febbre adesso?”

“Lo so … ma ho il sangue che fa il birichino e devo controllarlo e sistemarlo … è per questo che vado dal dottore, come quando sei venuta con me dal meccanico … lui ha guardato la macchina e l’ha aggiustata … domani il dottore aggiusta me …”

“E dopo basta?”

“Dovrò andarci alcune volte per un po’ di tempo …”

“E a scuola non ci vai più?”

“Vado in ospedale quando ho il mio giorno libero a scuola … è un po’ come se lavorassi, solo che faccio un altro lavoro … faccio la persona che si deve curare … è un lavoro difficile … è per questo che ci vado con mamma, perché lei è brava a fare tutto e mi aiuterà a fare meglio la persona che si cura … come quando vi aiuta a disegnare e a fare i compiti … dato che domani dobbiamo andare via presto vengono i nonni a vestirvi per portarvi a scuola … la nonna rimane a casa con Pietro ed il nonno vi accompagna  in macchina …”

Poi ci fu silenzio.

Guido voleva lasciare spazio alle bambine per fare i loro commenti, ma loro non li fecero.

Allora lui cercò di sdrammatizzare: “ragazze, mi raccomando, domani poi mi dovrete dire come ha guidato il nonno … lo sapete che dovete stare voi attente al semaforo quand’è verde … era un gioco che faceva anche con me quando ero piccolo … rimaneva fermo al semaforo, con le mani sul volante e gli occhi stretti stretti così”.

Guido fece una smorfia ridicolissima e mentre aveva ancora gli occhi chiusi sentì le sue donne ridere e questo lo tranquillizzò molto.

“Sapete che una volta gli zii ed io gli abbiamo fatto uno scherzo? … Gli abbiamo detto che doveva fidarsi di noi e di non muoversi fino a quando non l’avessimo avvisato con un urlo che il semaforo era verde e lui ha detto << mi fido di voi >> … ha chiuso gli occhi … e si è messo le mani sulle orecchie per paura del nostro urlo … quando è venuto verde, noi non glielo abbiamo detto e lui, un po’ per le mani sulle orecchie, un po’ per le nostre grida di non aprire gli occhi, non sentì le auto vicine che suonavano il clacson fino a quando un uomo non è sceso dalla sua auto e gli ha iniziato a bussare contro il vetro urlandogli:

<< macchè stai facendo, rimbambito, stai giocando a nascondino in macchina? Ma apri questi occhi e sturati le orecchie e datti una mossa a liberare l’incrocio!>>”

Guido iniziò a ridere con le bimbe che si immaginavano l’imbarazzo del nonno e terminò la cena senza riprendere il discorso della sua visita.

Il giorno successivo, alle prime luci dell’alba, Daria e Guido aprirono in silenzio la porta per fare entrare i nonni senza che suonassero il campanello con l’intenzione di non svegliare i figli.

“Dormono ancora tutti?” chiese sottovoce la mamma di Guido.

“Sì … svegliate le bimbe tra mezz’ora” rispose Daria.

Mentre Daria, Guido e Delinquente aspettavano l’ascensore, la porta di casa si aprì e videro le bambine, ancora assonnate, in camicia da notte con i piedi scalzi farsi avanti, preoccupate di non fare in tempo a salutarli:

“Papà, mamma, perché non ci avete svegliate?!” si lamentò una e l’altra aggiunse:

“Papà, non vorrai andare via senza che prima ti abbiamo dato un bacio ed una carezza”

Guido si chinò per raggiungere le loro altezze e disse:

“Avete ragione … adesso sì che possiamo andare via …”

Gaia allora gli diede un grande abbraccio, poi lo baciò e l’ accarezzò sulla guancia attraversata da una lacrima e guardandolo dritto negli occhi lucidi di commozione, aggiunse:

“Buon lavoro, papà!”


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