Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 38

Marzo2

Era mattina presto, il primo giorno di lavoro di Guido come malato e di Daria, come sua familiare.

Entrarono nel Day-Hospital e si presentarono alle infermiere che, sedute dietro al bancone della reception accoglievano le persone, una in modo spiccio una, l’altra più accogliente.

Inizialmente i malati si disponevano in fila davanti ad entrambe, poi, col passare degli sbuffi e delle frasi senza senso “ma è sicuro che avesse l’appuntamento proprio oggi? … non si appoggi sul bancone che mi mette l’ansia …“ in modo naturale e quasi ovvio la fila si allungò dalla parte dell’infermiera professionalmente più disponibile.

Dopo essersi registrato, Guido riconobbe Ferruccio seduto sulla sedia in attesa anche lui del suo prelievo. Si guardarono e si sorrisero e Guido pensò di essere in un luogo meno sconosciuto. Era bastato intravvedere quel volto per sentirsi meglio, perché, anche se non lo conosceva in modo approfondito, lo sentiva simile a lui e senz’altro più esperto.

Si avvicinò per salutarlo e Ferruccio si alzò in piedi per stringergli la mano.

Guido percepì il suo calore e la forza del suo spirito e fu per quello che gli venne naturale fare una battuta:

“Buongiorno Ferruccio, prendo servizio oggi come malato!”

“Allora inizia anche le cure … mi dispiace … avrei preferito immaginarla fuori da questo luogo … ogni tanto ho pensato a lei e mi sono detto << magari è fuori … forse non era veramente malato …>> Sa, a forza di stare in quest’ambiente ci si conosce un po’ tutti, almeno di faccia ed allora quando sei qua e non hai nulla da fare … tra una pagina di giornale  e l ‘altra guardi chi c’è … quando sono giovani mi si stringe il cuore … quando dopo un po’ non li vedo più spero che stiano meglio … un tempo facevo amicizia un po’ con tutti, poi … ora … preferisco rimanere in disparte, perché fa troppo male sapere di qualcuno che … beh! insomma … sa che ho proprio avuto piacere di vederla … allora cosa posso dire? … Buon inizio!”

Poi Ferruccio abbassò la voce e facendosi più vicino a Guido gli sussurrò:

“Si metta in fila per fare il prelievo da questo lato in modo d’andare sotto a quella con i capelli un po’ lunghi e biondi … è più brava dell’altra a trovare le vene … dia retta a me … è brava anche l’altra, ma questa di più!”

Guido fece esattamente come suggerito da Ferruccio.

Preferì guardare da un’altra parte ed ebbe l’impressione di non sentire l’ago mentre bucava la sua pelle.

“Signor Guido abbiamo finito … può accomodarsi … la chiameranno per iniziare la terapia …”

“Non ho sentito nulla, ma lei è bravissima!”

“La ringrazio, fa piacere sentirselo dire e vedere un sorriso di prima mattina …”

“Le sorriderò sempre se lei continuerà ad essere così brava!”

“Certo Paola che a te sorridono sempre!” disse la collega

“Si vede che capiscono che ne ho bisogno … sa … Guido … anche noi abbiamo bisogno di essere incoraggiati!”

“Come noi malati?”

“Sì … perché lavoriamo tutti per lo stesso obiettivo … ed è difficile …”

Guido lesse la sincerità nei suoi occhi, nel tono della sua voce e nel contenuto che espresse verbalmente.

“Allora buon lavoro, colleghe!” disse uscendo dall’ambulatorio.

Per la prima volta aveva detto “noi malati”.

posted under GUIDO SPERANZA

Email will not be published

Website example

Your Comment: