Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 40

Marzo28

Dopo essersi tranquillizzato, mentre la terapia entrava per infusione nella sua vena, Guido chiese a Daria, “per cortesia”, di allungargli il libro che le aveva messo in borsa. Lo aprì nella pagina in cui aveva piegato l’angolo in alto a destra. Aveva tutto il tempo di leggere,  perché doveva rimanere su quella poltrona per alcune ore.

Era un piccolo libro che la sua insegnante di università, relatrice della sua tesi, la Professoressa Paola Mirella Gilioli, gli aveva consigliato di leggere qualche giorno prima.

La Gilioli era una persona che sapeva affezionarsi ai suoi allievi e che con Guido aveva continuato a mantenere una buona relazione anche a studi finiti.

A volte capita che con gli insegnanti, quando sono veramente validi, si riesca a mantenere un rapporto tale da farli diventare piccole luci che illuminano ampi spazi delle proprie strade.

La Professoressa Gilioli, appunto, qualche giorno prima gli aveva casualmente telefonato e sentendolo diverso dal solito gli aveva domandato spiegazioni. Lui, inizialmente reticente, aveva poi raccontato tutto per filo e per segno e l’insegnante, più esperta di lui sulle difficoltà della vita, gli aveva semplicemente detto:

“Domani vai in libreria e compra Servabo di Luigi Pintor, a me è piaciuto e credo che possa interessare anche a te”

Lei faceva così, gli buttava là delle perle di saggezza e lui iniziava a correre nella speranza di arrivare in tempo per raccoglierle.

Il giorno seguente aveva acquistato il libro ed alla sera aveva iniziato a leggerlo, ma un po’ per disattenzione, un po’ per stanchezza, non aveva ancora capito il punto che avrebbe dovuto incoraggiarlo.

Questo fino a quella mattina, quando inavvertitamente poi il libro cadde e Daria, raccogliendolo glielo porse casualmente aperto.

Guido, che a certe cose poneva attenzione, pensò:

“Vediamo un po’ cosa mi si vuol dire …”

In realtà non era tanto una questione di pagina aperta, ma di mente aperta e lui, in quel momento, era pronto a cogliere quella frase che era lì, da sempre, a pagina 13:

“Una grande quantità di gente di ogni età è passata attraverso la guerra restandone segnata (parlo dei sopravvissuti, si capisce). Ma la confina in un altro tempo, in un’esperienza quasi irreale, che non ha nulla a che fare con la normalità dell’esistenza. Per me non è così, quelle vicende hanno deciso interamente del mio futuro, formando tutto il mio modo di pensare e di comportarmi …”

A Guido venne in mente la frase di Voltaire posta all’inizio del testo e tornò nuovamente a leggerla e, solo allora, gli sembrò di afferrare un suggerimento della sua prof.

La frase citava così:

“I libri più utili sono quelli in cui i lettori fanno essi stessi metà del lavoro:

penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole.”

Allora pensò che anche la sua fosse una guerra che stava combattendo ed a quanti prima di lui, con lui e dopo di lui l’avrebbero combattuta.

Quindi, nel tentativo di cercare di penetrare il pensiero di Pintor, come suggerito da Voltaire, alzò lo sguardo per vedere chi era lì a combattere con lui in quella stanza.

Erano cinque poltrone, tutte occupate, con padroni dai volti stravolti, tranne una, quella più vicina alla finestra, su cui sedeva un giovanissimo ragazzo che a fatica, forse, poteva avere diciotto anni. Era l’unico sorridente e la madre, a lui accanto, stava seduta su una sedia e teneva stretta la mano del figlio. Il ragazzo si lasciava coccolare dal suo sguardo benevolo, mentre cercava di rassicurarla raccontandole qualcosa di spiritoso.

Lei, in silenzio, ascoltava.

Guido guardò entrambi teneramente e paragonò quel ragazzo a Luigi Pintor che aveva vissuto la guerra dai quattordici ai venti anni; probabilmente i due avevano questo in comune.

E Guido con loro cosa aveva in comune?

La realtà di una guerra che stava vivendo e che probabilmente avrebbe trasformato il suo modo di essere e questa non l’avrebbe mai dovuta confinare in un altro tempo per dimenticarla, perché ogni esperienza, anche la più terribile, può sempre fortificare … ecco quale poteva essere l’altro suggerimento della Professoressa che spesso gli diceva:

“Non ti preoccupare mentre sei in cammino, perché da qualche parte arrivi sempre!”

E allora comprese anche un terzo suggerimento, quello che non avrebbe mai dovuto dare per scontato, che anche lui non era solo. Si voltò e disse qualcosa a Daria per farla sorridere.

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One Comment to

“Guido Speranza – 40”

  1. On Aprile 24th, 2011 at 16:18 tiziana passi Says:

    Grazie !

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