Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 44

Aprile30

Guido rimase con Ludovica ad aspettare di finire la terapia. Gli dispiaceva che Daria se ne fosse andata, nonostante lui le avesse spiegato il perché della sua reazione: malato sì, ma invalido no.

Come faceva sua moglie a non capire un ragionamento così semplice?

Eppure, a parti invertite, lui non le avrebbe neanche lontanamente proposto di fare una domanda di invalidità. Sarebbe stato come dirle che era una mezza donna.

Però lei non lo considerava un mezzo uomo, almeno lui non si era mai accorto che avesse questa idea da quando era entrato Delinquente nelle loro vite.

O forse lei iniziava a vederlo in modo diverso?

No, no, non poteva essere così.

Nel tentativo di allontanare tutti quei brutti pensieri, ebbe l’intuizione di scrivermi una mail (che pubblico con il suo consenso), contento di poterlo fare con il suo inseparabile portatile e convinto che avrebbe ritrovato così una sua intimità in quel luogo pubblico.

La scrisse sull’onda dell’emozione del momento, mentre era ancora disteso sulla poltrona, utilizzando la chiavetta per connettersi ad internet:

“Gentilissima Dottoressa Galli,

ho iniziato oggi la mia terapia e non è stato facile … non è facile … in più mi sento profondamente offeso da una frase di mia moglie … pensi che ha conosciuto una signora, madre di un ragazzo malato, che si è permessa di suggerirle di fare la domanda di invalidità … non ho parole … mi sento non solo malato, ma anche angosciato dall’idea che se posso fare una domanda di invalidità vuol dire che non  guarirò più o se guarirò vuol dire che non tornerò più quello di prima … mi sento confuso, ho voglia di piangere, ma non posso farlo qua … sono arrabbiato, molto arrabbiato, ma non so se con mia moglie o se con me stesso che mi sono cacciato in questa situazione, cioè non l’ho cercata, ma ora mi ci trovo in mezzo.

Non so neppure io perché le sto scrivendo, ma in questo momento vivo un profondo sgomento, una paura paralizzante e mi sento imprigionato a questa poltrona, inchiodato da questa terapia che mi sta entrando nel braccio … inchiodato … come quel crocifisso che ho di fronte … senza possibilità di fuga, costretto a chinare il capo davanti al mio presente che non mi permette di vedere il mio futuro.

Grazie, dottoressa Galli, per avermi permesso questo sfogo, sento di sentirmi meglio, non so quando mi risponderà … anche perché oggi è venerdì e spero che lei, almeno lei, abbia qualcosa di meglio da fare in questo fine settimana che rispondere alla mia mail.

Un caro saluto

Guido Speranza”


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