Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 46

maggio16

Il lunedì pomeriggio Guido lesse la mia mail di risposta.

“Gentilissimo Guido,

mi dispiace per la sofferenza che sta vivendo in questo momento.

Quanto mi descrive porta profonda tristezza, ma questa non è data da quello che dicono o fanno le persone che le sono accanto e che le vogliono bene … non è data dalla proposta di Daria di fare la domanda di invalidità ….

Questo è quanto le appare … se lei si dà il tempo e trova la voglia e la volontà di farlo, può andare oltre per vedere quanto esiste di altro …

ha voglia di provare a fare questo con me ora?

 

Si ricordi, gentilissimo Guido, che nell’utilizzare questa nostra forma epistolare esiste il limite del non vedersi, del non poter chiarire nell’immediato i dubbi che ci sono sempre all’interno delle conversazioni … per superare questo limite le chiedo di fidarsi della mia professionalità e di non pensare che io la stia criticando in alcun modo … gli psicologi-psicoterapeuti non criticano, ma cercano di fare osservare le situazioni da altri punti di vista, proponendo occhiali differenti per far sì che la persona possa non rimanere ancorata ad un’unica interpretazione di quanto le accade …

 

Scritto questo partiamo ….

 

Gentilissimo Guido,

sentirsi proporre un percorso di valutazione della propria invalidità può essere doloroso, (forse ancora di più se a farlo è la propria moglie) perché il malato non solo sente di non essere più quello di prima, ma, con il riconoscimento dell’invalidità ha anche un documento che prova e certifica la differenza…

Ma cosa certifica? Attesta che esiste una sua parte fisica malata. E così è … però, Guido, lei non è solo malattia, lei è anche altro … lei è  marito, figlio, padre, amico … lei è un insegnante, lei sa apprezzare la relazione con le persone, anzi, lei cerca di capire il perché delle relazioni … a lei piace la storia, la musica, l’arte … lei conosce a memoria tutte le canzoni che i suoi figli hanno imparato all’asilo … lei è babbo Natale il 25 dicembre … lei è l’uomo onesto che paga le tasse … lei è l’uomo che ama la montagna … lei è l’uomo che ama il mare … lei è il ragazzo che si è innamorato di Daria, lei è il padre che si è innamorato di Gaia, Mariasole e Pietro … lei è tutto quello che mi ha raccontato e senz’altro è molto, ma molto più di questo … ma lei, ora, è anche la persona malata, che ha paura per il suo futuro e che desidera essere aiutato a vivere il suo presente … nel suo presente esiste la malattia, non l’ha cercata, avrebbe fatto di tutto per evitarla, ma è arrivata a bussare una porta che voleva rimanere chiusa …. è accaduto che si ammalasse … ed ora?

Ora deve imparare a fare un nuovo lavoro … venerdì si è arrabbiato con Daria, ma credo che lei fosse arrabbiato con la sua malattia … è oltre alla rabbia del momento che lei deve andare per continuare  a vedere chi è a lei accanto, per continuare ad amare e a farsi amare da chi cerca di fare del proprio meglio rimanendole accanto …

ora lei cerchi di fare del proprio meglio facendo il lavoro del malato … lo so, non lo ha cercato, non si è proposto per questo nuovo incarico, ma mi creda se le dico  che è e sarà un vero e proprio lavoro … dovrà imparare a conoscere se stesso anche se non si è mai dato il tempo di farlo prima, ma questa può essere un’occasione da non perdere … il lavoro consiste nel prendere gli appuntamenti con i medici, nel farsi medicare, nel sottoporsi agli esami strumentali, nelle lunghe attese dei risultati, nelle lunghe attese delle visite, nel conoscere persone, luoghi, letti, stanze, sedie, odori, luci, medicine, scale nuove … tutto sarà nuovo ed in questo mondo, piano piano, dovrà entrare … ma le garantisco che nel tempo lei apprenderà questo nuovo mestiere, imparerà un linguaggio nuovo (medico, infermieristico, psicologico), imparerà che dopo le terapie avrà un periodo in cui non si sentirà bene, ma poi tornerà a stare meglio … imparerà che la stanchezza fisica la dovrà ascoltare e fermarsi per riposare … imparerà che esistono degli orari in cui può trovare il medico ed altri in cui chiamare la guardia medica … imparerà che con alcune persone potrà raccontarsi, con altre deciderà di non aprirsi … imparerà tanto, imparerà tutto, imparerà il lavoro del malato … senza ferie, 24 ore su 24, per un tempo non ben definito … e tutto questo non è forse un lavoro? Non ha bisogno di essere riconosciuto con una retribuzione? Ebbene, lo stipendio è dato dall’invalidità che le verrà riconosciuta e che lei avrà per il tempo necessario … fino al giorno in cui le diranno che è guarito … perché  anche questo, gentilissimo Guido, può accadere … lei può guarire ed è questo che non dovrà mai dimenticare … è su questo che dovrà attivare la sua resilienza, sull’idea che un giorno tutto quello che sta vivendo ora sarà parte del suo bagaglio di esperienze … non dovrà mai dimenticare quello che sta vivendo ora, lo dovrà elaborare, ma mai scordare, perché verrà il giorno in cui ripenserà a questo e capirà che se è diventato un altro uomo, magari migliore, sarà anche grazie alla sua capacità di fare fronte alla sua malattia … alla vostra malattia … già, dico propria vostra, sua e della sua famiglia … e in quanto vostra, Daria, sua moglie, può permettersi di farle la proposta dell’invalidità …

 

Gentilissimo Guido,

la ringrazio per avermi scritto e per avermi dimostrato, ancora una volta, la sua fiducia nei miei confronti.

Mi auguro di esserle stata d’aiuto per andare al di là del suo pensiero e vedere un pensiero nuovo, che è nostro, perché lo stiamo costruendo insieme, ora, mentre ne stiamo parlando in questo modo epistolare/virtuale.

 

Cordiali saluti

Dott.ssa Lisa Galli”

posted under GUIDO SPERANZA
One Comment to

“Guido Speranza – 46”

  1. On giugno 9th, 2011 at 14:28 gabriella padovano Says:

    Il documento che certifica l’invalidità! Che bella e saggia spiegazione… se solo mi fosse capitata sotto gli occhi tempo addietro avrei affrontato meglio la questione ed avrei avuto più risposte da dare. Non sarei rimasta in silenzio come un’allocca certe volte… Dio e che peso possono avere certi silenzi!

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