Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 48

Giugno13

Daria prese in mano la cartellina e lesse l’etichetta: “Cose di Guido e di Daria”

Incuriosita l’aprì.

Non si sarebbe mai aspettata che Guido facesse ricorso alla professionalità di una psicologa.

Questo nuovo pensiero le diede un po’ da fare ed incominciò a porsi qualche domanda:

“Ma perché non parla con me invece di parlare con un’estranea? … mio marito non è impazzito, è malato, ma non pazzo, perché andare da una psicologa?”

L’idea della psicologa la fece dubitare della propria capacità di moglie e dovette meditare sulle singole parole di quello scambio epistolare per poter cominciare a cogliere le differenze di ruolo.

In effetti suo marito tendeva da sempre a proteggere la propria famiglia … tante idee, preoccupazioni, paure, non le avrebbe confidate mai neppure a sua moglie, pur amandola profondamente, proprio per non procurarle ulteriore sofferenza.

Daria e Guido rimasero un paio d’ore in silenzio, ognuno nella sua stanza, a riflettere su quanto stava loro accadendo … fu il pianto di Pietro a farli incontrare nella camera del figlio … Guido arrivò per primo, lo prese in braccio e lo consolò, stringendolo a sé in modo diverso da tutte le altre volte … Daria rimase sulla porta ad osservarli e, dopo qualche minuto, gli disse:

“Con la psicologa riesci a dire più cose?”

“Riesco a comprendere meglio alcuni miei stati d’animo … ho paura di farti del male se te li dico …”

“A me puoi dire tutto, ma capisco che con lei puoi dire cose diverse  in modo diverso …”

“Lo so che a te posso dire tutto, lo faccio sempre … l’ho fatto anche oggi dandoti da leggere la nostra corrispondenza … ma vorrei mantenere uno spazio mio … solo mio … dove posso parlare senza preoccuparmi di chi mi ascolta …”

“Forse farei anch’io la tua stessa scelta … è vero che è nostra la malattia … leggendo quelle pagine ho capito alcune mie sensazioni … mi piacerebbe scriverle … forse avrebbe senso che anch’io mi facessi sostenere psicologicamente da un professionista … vedremo …”

Guido continuava a stringere a sé Pietro che, con tutta la sua forza, gli tirava la catenina appesa al suo collo.

Guido lo lasciava fare e con la barba lunga di un paio di giorni strisciava la sua guancia su quella del figlio:

“Se non la smetti di tirarmi la catenina ti dò della barba!”

Pietro rideva divertito.

“Ho paura di non vedere il suo primo passo …” sussurrò Guido a Daria “… potrei essere in ospedale quel giorno …”

Daria gli appoggiò la mano sulla spalla e lo incoraggiò:

“Per un genitore il primo passo del proprio figlio non è quello che il bambino fa per la prima vola, ma quello che LUI gli vede fare per la prima volta!”


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