Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 49

luglio7

Ad una settimana dalla terapia Guido e Daria tornarono all’ospedale per fare una visita e gli esami del sangue.

Come sempre si sedettero nella sala d’aspetto, ma questa volta era cambiato qualcosa.

Le diverse voci di medici ed infermieri che chiamavano i malati con l’altoparlante non pronunciavano più i nomi, ma i numeri che venivano consegnati loro alla reception.

Ecco a cosa serviva quel 155 che gli era stato dato:

“Tenga questo e stia attento” gli aveva detto l’infermiera.

Guido non si era attentato a domandare “Attento a cosa?” ed aveva semplicemente pensato che avrebbe compreso attendendo ed osservando ciò che accadeva intorno.

In effetti fu così.

Si accorse che aveva imparato a fare una cosa che, all’apparenza sembrava semplice, forse ovvia, ma che nella realtà richiedeva grande capacità.

Era riuscito ad apprendere l’arte dell’attesa.

Sì, perché saper aspettare e non lasciarsi sopraffare dall’ansia del sapere e del dover dire e del dover fare e del dover andare concede alle persone la libertà dal controllo.

A dir la verità quel numero gli dava un po’ da fare … gli sembrava di essere alla Coop … gli sembrava di perdere un po’ di identità … ma non poteva brontolare su tutto e pensò bene di concludere tutti i suoi pensieri con una battuta.

Si voltò verso Daria, ma non fece in tempo ad aprire bocca che lei lo anticipò:

“Ma guarda la coincidenza … 155 come 15 maggio la data di nascita di mia madre!!!”

“Eccolallà … adesso sì che mi piace essere identificato con sto’ numero!!!”

“Ma se sei il genero preferito!”

“L’unico vorrai dire!”

“Uffa, sei sempre un precisino … che differenza fa se unico o in molti, sempre il preferito rimani … guarda il traguardo, non la strada per arrivarci …”

In quel mentre una voce chiamò il 155.

“Andiamo Daria ci hanno già chiamati … il nostro traguardo per oggi è tornare a casa con le nostre gambe e berci un bicchiere di vino quando i bimbi dormono … non stiamo a guardare la strada che dobbiamo fare per arrivare a stasera … dopotutto essere qua, farmi bucare il braccio e visitare è un particolare e non voglio essere un precisino!”

Guido strinse l’occhio alla moglie e lei rispose con un sorriso rassicurante:

“Dopo il prelievo, però, mi offri la colazione al bar qua fuori, perché occorrono piccoli intervalli piacevoli per arrivare al traguardo finale!”

posted under GUIDO SPERANZA
One Comment to

“Guido Speranza – 49”

  1. On luglio 7th, 2011 at 12:43 gabriella padovano Says:

    Trovo meravigliosi i …”piccoli intervalli piacevoli per arrivare al traguardo finale”… intanto che si va avanti.

Email will not be published

Website example

Your Comment: