Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

La vita non è una medaglia a due facce

Luglio13

Tratto da “Quando la vita cambia colore” di Lisa Galli ed. Mondadori

Quando mi capita di pensare che la normalità della vita è fatta di malattia, perché è con lei che faccio i conti per molte ore della mia giornata, mi torna sempre in mente una giovanissima ragazza che ho conosciuto poco prima che morisse.

All’epoca ero al quinto mese della mia prima gravidanza e andavo a lavorare con indumenti che nascondevano il mio stato.

Una delle regole del setting, su cui molto si insiste nelle aule dell’università e nei corsi di specializzazione, è di non parlare mai di sé con le persone con cui si fanno i colloqui.

Una gravidanza è decisamente un’esperienza personale.

E forse c’era anche altro: a ripensarci, provavo un sentimento di colpa constatando che, mentre in me una vita nuova avanzava, in quella ragazza la vita se ne stava andando.

Temevo che la mia gioia potesse rattristarla.

Avevo deciso di rivelarle il mio stato solo quando fosse apparso evidente.

Dopo pochi giorni dal nostro primo incontro, mentre stavo entrando nella sua stanza di degenza, la ragazza mi disse:

“Il dottore mi ha raccontato che sei incinta!”

Pronunciò quella frase con una voce squillante e decisamente allegra, nonostante le condizioni in cui si trovava.

Rimasi senza parole per qualche secondo.

Pensai a quel racconto in cui un bambino, in mezzo alla folla festante che fingeva di non accorgersi che il re passava nudo in corteo, gridò improvvisamente:

“Il re è nudo!”

Un po’ imbarazzata risposi di sì. Mi sentii irriguardosa nel mostrarle che la vita sarebbe andata avanti anche quando lei non ci sarebbe più stata.

Fu lei, con la freschezza dei suoi diciannove anni, a condurmi fuori dal limbo, aiutandomi a tornare con i piedi sulla Terra.

“Sai, non ho mai toccato la pancia di una donna incinta …”

L’entusiasmo che vidi nei suoi occhi mi portò a seguire i sentimenti e non le regole razionali. Le chiesi se voleva appoggiare la mano sulla mia bambina.

Non so dove trovò la forza, ma ricordo che si inginocchiò sul letto e che, emozionata, come quando si sta per aprire un regalo ricevuto all’improvviso, si concentrò … poi delicatamente, come se temesse di disturbare quella vita in evoluzione, appoggiò il palmo sul mio ventre, rimanendo in silenzio per qualche secondo.

In quel momento pensai che la vita stava incontrando la morte ed entrambe erano rispettose l’una dell’altra; pensai che era necessario vivere con serenità e magari anche con una profondità maggiore di quanto avessi mai fatto; pensai, soprattutto, che quella ragazza mi stava insegnando che si poteva continuare, nonostante tutto, a condividere con gli altri la normalità (che in quel caso era la mia gravidanza, che certo non era da sbandierare, ma nemmeno da tenere nascosta).

Mi resi conto, in quel momento, che se avessi continuato a vivere in una dimensione fuori dal mondo (la dimensione della malattia e della morte) non sarei più stata in grado di assaporare i momenti felici dell’esistenza.

 

Ringrazio le persone che mi sono vicine … il prossimo che mi farà capire come la vita non sia semplicemente una medaglia con due facce, la salute e la malattia, la vita e la morte, ma molto di più, una comunione e condivisione di sentimenti che possono aiutare a tornare sempre a casa, con i piedi sulla Terra, in salvo.

 

4 Comments to

“La vita non è una medaglia a due facce”

  1. On 15 Luglio, 2011 at 09:52 AndreaR Says:

    Molto toccante, e molto vero.
    Difficile da mettere in pratica.
    Ma non per questo meno vero.

  2. On 17 Luglio, 2011 at 09:56 Linu Says:

    Sono Linu stò imparando che davanti ai pazienti dobbimo semplicemente essere noi stessi in verità. Sentono quando siamo stanchi.. ma se siamo felici perchè non condividere la vita che c’è in noi. Sono li con te cosi come sono non metto maschere per proteggere me stessa perchè lo sentono. Il nostro corpo parla lui se siamo a disagio… lo stò vivendo io e leggo il linguaggio del corpo nonostante non parlano..

  3. On 18 Luglio, 2011 at 13:20 gabriella padovano Says:

    Ma che bella esperienza che racconti… grazie a te che sei vicina a tanti di noi.

  4. On 18 Maggio, 2017 at 14:21 Lissa Says:

    Whoa, whoa, get out the way with that good inonrmatifo.

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