Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

The Big C

Luglio22

Mi ha incuriosito su Donna Moderna un articolo di Stella Pende su The Big C.

Da lì ho approfondito la mia conoscenza su questa serie televisiva americana di grande successo (in Italia su FoxLife) che racconta di Cathy, Laura Linney, insegnate, moglie e madre, con un fratello piuttosto originale.

Cathy scopre di avere un cancro, The Big C, che sembra concederle solo un anno di vita. Dopo la diagnosi decide di cambiare il suo stile di vita non prendendosi più cura soltanto degli altri, ma anche di se stessa.

Il processo di trasformazione la porta ad affrontare il dramma con ironia sviluppando la propria capacità d’analisi e d’azione.

Cathy si propone di non perdere tempo e di comportarsi come mai aveva fatto in precedenza riuscendo, ogni giorno, ad approfondire la conoscenza di sé e di chi le vive accanto.

Il suo perbenismo, che la condizionava nelle relazioni, viene sostituito dalla volontà di essere sinceri e di non farsi prevaricare dagli altri, perseguendo i propri obiettivi nella speranza concreta di raggiungerli.

E’ un telefilm che fa riflettere anche se Cathy fa una scelta estrema che non condivido.

Cathy decide di non dire nulla a nessuno e tutto il suo cambiamento avviene nel silenzio della verità.

Cathy non parla della sua malattia né al marito, né al fratello, né al figlio, senza tener conto che le malattie non colpiscono solo una persona, ma tutto il Corpo Famiglia.

E’ naturale per lo spettatore allearsi con Cathy, perché condivide con lei il suo grande segreto. I diversi protagonisti appaiono impacciati davanti alle frasi rivoluzionarie della donna ed i dialoghi portano al motto di spirito in questa fusione di pensieri che si trovano sulla sottile linea tra chi sa (Cathy ed il telespettatore) e chi non sa (la sua famiglia, gli amici ed i colleghi).

Ogni elemento di un nucleo familiare deve avere il modo ed il tempo di elaborare la malattia per poter riorganizzare la propria percezione di sé e di famiglia condividendo il dolore  per concedersi l’opportunità di cambiare.

La difficoltà è alta per il malato che, oltre al dolore per il proprio corpo offeso, deve comprendere qual è la sua parte all’interno del percorso di malattia facendo i conti con  il suo senso di impotenza e di colpa per avere portato in casa l’ospite non voluto.

Le malattie arrivano, non si scelgono.

Anche la parte del familiare, all’interno di un percorso di malattia e di cura, è complessa e richiede di sviluppare le personali capacità relazionali, emotive e cognitive.

In ogni caso The Big C merita senz’altro di essere visto, ma mi auguro che non porti le persone a pensare che il silenzio dell’informazione di malattia alla propria famiglia sia positivo ed auspicabile.

Spero sinceramente che Cathy, nella seconda serie, si dia il tempo, il modo e lo spazio per confidarsi anche con la sua famiglia e non solo con il grande pubblico che si è affezionato al suo personaggio.

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One Comment to

“The Big C”

  1. On Luglio 24th, 2011 at 11:35 Francesca Accorroni Says:

    verso la fine della prima stagione Cathy poi si rende conto di non poter continuare ad andare avanti così senza dire nulla alla propria famiglia, soprattutto a suo marito. decide così di dirglielo e da quel momento il loro rapporto che fin’ora era stato sconvolto da ripetuti tradimenti subisce un cambiamento radicale, si rimettono insieme come una vera famiglia e lui decide di starle vicino lungo tutto il suo percorso di trattamento medico. cambiano in meglio anche i rapporti con suo figlio, ritrova una vecchia amica, e, suo fratello provato dalla notizia, mette da parte il suo stile di vita alquanto particolare per dedicarsi anche lui alle cure della sorella (nella seconda stagione). è una serie tv che ho profondamente amato sin dagli inizi, non descrive con banalità un evento così profondamente toccante e anzi, dimostra come una malattia può essere accettata e come può essere vissuta normalmente giorno per giorno, con l’affetto dei famigliari e degli amici.

    sicuramente merita una recensione più che positiva, ne consiglio la visione a tutti.

    Francesca.

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