Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 50

Agosto4

Daria e Guido andarono a fare colazione al bar vicino all’ospedale.

Era piccolo, familiare, senza grandi pretese, ma si intuiva che i due gestori amavano il loro lavoro.

Presero entrambi un cappuccino con brioche alla crema e si accomodarono nell’angolo più intimo.

Vicino a loro un uomo seduto leggeva il giornale.

Guido riconobbe il Riccio, l’amico di suo padre, quello che aveva riferito d’averlo visto il giorno in cui il dottor Sforza gli aveva comunicato la diagnosi (vd. Guido Speranza-11)

Per un attimo pensò di fare finta di nulla e di non salutarlo, perché non aveva voglia di parlare con nessuno, ma la sua buona educazione ebbe la meglio sul suo desiderio di ritiro sociale.

“Secondo me lei è un amico di mio padre …”

L’uomo alzò lo sguardo, gli sorrise e rispose:

“Guido … sono contento di salutarti … questa è la tua signora? … Piacere Graziano …”

Il Riccio, con fare cortese si allungò per darle la mano e mostrò con disinvoltura il braccio.

Daria e Guido non poterono evitare di osservare gli ematomi tipici di chi, da tempo, è costretto a prelievi di sangue e a chemioterapie.

Graziano, sorridendo, commentò i loro sguardi:

“Non vi impressionate … è che le mie vene fanno un po’ di capricci e non sempre riescono a prenderle al primo colpo … è da un po’ che me le bucano … gli infermieri sono bravi, ma le vene sono diventate più sottili … pazienza …”

“Papà mi ha detto che mi mi aveva visto qualche tempo fa … avrei preferito incontrarla in altro luogo … come sta?”

“Insomma … non bene … la settimana scorsa mi hanno comunicato la mia recidiva, il male si è ripresentato …”

“Mi dispiace … allora può ripresentarsi … allora che ci curiamo a fare?”

Guido, in un fiato, espresse tutta la sua paura.

“E’ quello che ho pensato anch’io quando me l’hanno detto, poi, proprio stamattina, quando mi sono alzato ho avuto un pensiero … credo che abbia senso e probabilmente mi dà conforto … ero sul letto seduto, disgustato dall’idea di tornare qua stamattina … poi mi sono detto: ma quante delle persone che escono di casa stamattina torneranno nella propria casa stasera? Loro non lo sanno, ma alcuni non torneranno … eppure io, nonostante la mia malattia, sono ancora qua … in questi anni di cura ho avuto paura di non farcela, ma ho realizzato delle cose … ho aiutato mia sorella che era in grandi difficoltà finanziarie, ho aiutato mia madre che era rimasta sola … insomma ho avuto le mie soddisfazioni … senza le cure non avrei avuto il tempo di aiutare le mie donne …”

Guido e Daria ascoltavano Graziano con ammirazione, perché era riuscito a trovare in se stesso la forza necessaria per fare fronte al futuro.

Senza dirselo, pensarono di dover tenere a mente quell’insegnamento:

la vita non è poi così scontata neanche per i sani ed è bene valorizzare quello che si può realizzare nel tempo che si ha a disposizione.

posted under GUIDO SPERANZA

Email will not be published

Website example

Your Comment: