Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Un ragazzo guarito dal tumore

agosto22

La psicooncologa, a volte, utilizza  frasi che apparentemente non sembrano professionali, ma che in realtà sono funzionali ed efficaci per aiutare le persone con le quali e per le quali lavora.

E’ venuto a salutarmi un ragazzo con il quale ho lavorato nel periodo del suo trapianto di midollo.

Non lo vedevo da allora.

Sono trascorsi alcuni anni e adesso viene in ospedale solo per i follow up, ogni sei mesi.

Mi ha ricordato, divertito, uno dei nostri colloqui al quale non avevo più ripensato.

Durante uno dei suoi ricoveri, una sera era particolarmente nervoso, perché la degenza si prolungava più del previsto.

Era stato agitato tutto il pomeriggio; voleva andare a casa a tutti i costi ed ogni scusa era buona per imprecare contro chiunque.

Gli infermieri mi chiamarono. Chiesi al suo compagno di stanza di lasciarci soli.

Era molto tardi; non certo l’ora di fare un colloquio introspettivo, ma senz’altro quella di  contenere la sua emotività.

La stanza di degenza sembrava un mondo a parte.

L’unica luce accesa era quella sopra al suo letto. Fuori dalle finestre risaltava il buio di una sera d’inverno.

Quando entrai, dopo aver bussato, rimase disteso dandomi le spalle in segno di protesta.

Cercai di farlo parlare per permettergli di tirare fuori tutta la rabbia che aveva dentro.

All’improvviso si voltò e con grinta disse:

“Ma cosa ci stai a fare qua con me a perdere tempo? Non hai altro di meglio da fare? Non hai dei figli che ti aspettano a casa? … Ricordati che un giorno ti diranno che non c’eri mai a casa con loro!”

Quella frase mi ferì, perché spesso mi chiedo se trascorro abbastanza tempo con i miei figli.

Con tono volutamente basso e fermo risposi:

“Io adesso rimango con te fino a quando non ti sei calmato, ma ricordati che tra vent’anni, in una notte d’inverno come questa, suoneranno alla tua porta e tu, aprendo, vedrai un ragazzo che ti darà un cartone in faccia … non restituirglielo, perché è mio figlio e ti dirà che è da parte mia, sua e delle sue sorelle, perché stasera non hai permesso che cenassimo insieme!!!”

Ci fu il silenzio prima che entrambi ci mettessimo a ridere.

Quella frase ci permise, per un attimo, di uscire con l’immaginazione da quella stanza per entrare in un tempo e in un luogo completamente differenti dove lui, per esserci, avrebbe dovuto stare bene.

Quello che avevo detto, in realtà, lo fortificava nell’idea che poteva sopravvivere al tumore.

Per quella sera si calmò.

In quella frase erano presenti almeno tre elementi che permisero di contenerlo:

  • rimanevo con lui nonostante l’ora e il suo atteggiamento aggressivo;
  • esprimevo la mia rabbia con il tono di voce, ma la smorzavo dicendo qualcosa di assurdo  e facendogli comprendere il limite oltre al quale non poteva andare;
  • trasmettevo un’idea di tempo (“tra vent’anni qualcuno suonerà alla tua porta”) che si associava alla possibile sopravvivenza al cancro.
4 Comments to

“Un ragazzo guarito dal tumore”

  1. On agosto 22nd, 2011 at 22:06 nicoletta galli Says:

    bellissimo ! grazie poi un giorno di scriverò qualcosa del mio autotrapianto eseguito a Genova…….se ti và
    baci

  2. On agosto 23rd, 2011 at 02:12 Mauro Russo Says:

    Ciao Lisa, grazie x l’amicizia che ai gradito,vorrei anchio 1 giorno scriverti qualcosa della mia avventura del trapianto eseguita a ROMA…..se vuoi.

  3. On agosto 26th, 2011 at 14:17 ciro Says:

    delicata la situazione..grande la sensibilita’ dell’approccio…
    bellissimo il risultato

  4. On agosto 30th, 2011 at 21:44 Linu Says:

    A volte la rabbia ti fa fare un passo indietro, sia quando ce l’hai addosso sia quando la incontri sul lavoro.Anni fa ho scoperto attraverso delle sessioni attraverso il colore che se la lasciamo uscire in modo giusto non ci pùo fare male. La rabbia a volte è solo aver coraggio di dire SI a se stessi.Avere la possibilità di avere un foglio bianco e mettere le mani nel colore che parla di me una sensazione lasciando colare il colore acrilico sul foglio bianco attraverso le dita e muovendole cosi ascoltando ciò che abbiamo dentro,è una sensazione bellissima esce da te la rabbia come un liquido,fluido.. E non si ripercuote su di te. grazie Lisa ciao Linu Ps il colore che mi appartiene è l’arancio

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