Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Guido Speranza – 51

novembre8

Guido, mentre aspettava di essere chiamato, vide passare il dottor Sforza. Non poté salutarlo, perché il medico stava parlando con uno studente.

I due non fecero caso a lui che si sedette al di là di una colonna e che, senza volere, ascoltò il dialogo.

“Non si preoccupi, dottor Sforza, entro una settimana le invierò tutta la tesi …”

“Io non sono preoccupato … il problema è suo, non mio, se ha da fare delle modifiche rischia di perdere la sessione”

“L’ho quasi finita, ma ho avuto dei problemi …”

“Quali?”

“No … è che … io …”

“Una sola domanda e non mi dia la prima risposta: la cosa più importante per i nostri pazienti?”

“Saperli curare al meglio, con la giusta diagnosi e le terapie più adeguate al loro biso…”

“Bla, bla, bla direbbe mia nipote di quattro anni … le ho fatto un’altra domanda, non le ho chiesto in cosa consiste il lavoro del medico”

“Dar … dar … dar loro la mano quando entrano e farli accomodare?”

“Balbetta?! Gliel’ho detto la prima volta che ci siamo incontrati … Guardarli negli occhi, dritto, per far capire loro che non sono soli, hanno le loro famiglie ed hanno noi, siamo lì per dare il meglio professionalmente ed umanamente e verranno prima loro di noi …”

“Sì … certo, lo so … “

“Non è quello che mi sta dimostrando con il suo atteggiamento … un domani cosa farà? Sarà uno di quei medici che sanno darsi il tempo per parlare ad un malato o ad un familiare? Oppure avrà altro a cui pensare o da fare … oppure … ecco, sì, già la vedo fare battute al suo collega mentre sta visitando una persona e, con le mani sul malato, il suo pensiero andrà a quello che ha fatto la sera precedente … meglio ancora, sarà di quelli tutti abbronzati con il camice aperto per far vedere il suo maglioncino con lo scollo a V …”

“Ma dottor Sforza sono in ritardo di un solo giorno …”

Anche Guido, per il poco che conosceva il dottor Sforza, capì che quella del ragazzo era la frase più inopportuna che potesse dire. Protetto dalla sua colonna desiderò spalmarcisi sopra nella speranza di non essere visto dai due. Lo faceva più per il giovane che per se stesso o per il suo medico.

Con voce glaciale il dottor Sforza disse:

“Per un uomo che attende la sua diagnosi quanto è lungo un giorno?”

L’altro, aggrappandosi all’ultimo brandello d’incoscienza che gli rimaneva, rispose:

“L’importante è arrivare alla giusta diagnosi, un giorno in più non fa differenza”

“L’errore è mio, non suo … evidentemente durante le lezioni non ho sufficientemente sottolineato il fattore tempo … ad un uomo che attende, un giorno è un’eternità … il disagio, la sofferenza psicologica che vive, l’idea di essere sospeso sull’incertezza del suo futuro, tutto ciò lo destabilizza … ora le faccio vivere un po’ di incertezza sul suo futuro, poi mi dirà com’è stato … tra due giorni, solo due giorni, esigo la sua tesi sul mio tavolo, se non ci sarà, lei andrà alla sessione successiva, perché io non mi darò il tempo di leggerla …” 

Sforza si girò e se ne andò. Il ragazzo, impietrito nel corridoio era visibilmente scosso.

Guido allora fece un passo avanti, il professore che era in lui non volle perdere quell’occasione d’insegnamento e disse:

“E’ un professionista incredibile … mentre ti visita ti fa sentire la persona più importante per lui in quel momento, ti parla con determinazione, competenza, ma soprattutto tra le righe puoi cogliere comprensione … è burbero con tutti, ma mai con i suoi malati o con i loro familiari …”

“Ma lei ha sentito ogni cosa?”

“Senza volere, ma mentre vi sentivo discutere pensavo a quanto fosse fortunato lei ad avere incontrato un vero medico, di quelli con la M maiuscola … io sono un insegnante ed a volte con i miei allievi mi arrabbio come ha fatto oggi lui con lei … riescono a farmi urlare solamente quelli che stimo maggiormente, perché vedo che sono i più capaci, ma che ancora non hanno messo tutto l’impegno necessario per fare del loro meglio.”

Il ragazzo mandò giù il nodo che aveva alla gola e chiese:

“Dice davvero, pensa che mi stimi?”

“Dico davvero e tra due giorni lei consegnerà il suo lavoro”

“Sarà dura, ma ce la farò”

“Sarà dura, ma ce la farà”

One Comment to

“Guido Speranza – 51”

  1. On novembre 9th, 2011 at 14:27 Linu Says:

    E’ importante esserci prorio li in quel momento. Sono andata da una Dietista per ingrassare un pò. Mi aspettavo di essere guardata… ma lei guardava il compiuter. Non mi lasciava il tempo di parlare e condividere il mio diasagio con le mie allergie alimentari e intolleranze. Aveva fretta! aspettava il prossimo cliente… Mi ha dato in fretta e furia un foglio e un quaderno da scrivere. Mi sono sentita solo un numero da aggiungere al suo Pc . Cosi sono uscita “con l’amaro in bocca” non ho fatto niente di ciò che mi ha detto e non ci tornerò più avevo bisogno di essere rassicurata che avrei trovato qualcuno che mi avrebbe aiutato a superare le mia fatiche ma ho trovato soo un Pc…

Email will not be published

Website example

Your Comment: