Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

L’infermiere: un’altra parte del cielo

gennaio17

La malattia colpisce direttamente ed indirettamente l’essere umano: c’è chi la fronteggia portandosela addosso e chi la deve affrontare perché è un familiare o un amico o un infermiere o un medico o uno psicologo, ma si è tutti parte di un unico cielo di cui, prima o poi, ci si accorge.

Ringrazio Ferruccio per questa sua testimonianza tutta da leggere e da riflettere. 

 

Un giorno come tanti altri.

Torni a casa e hai una moglie che ti aspetta. C’è da andare a fare la spesa, in posta a pagare le bollette, andare a cena da amici … e solo venti minuti prima sei uscito dal tuo reparto.

Hai affidato i pazienti che avevi al tuo collega, com’è di routine, e sei andato via.

Non sei stanco, o almeno non sempre, ma hai bisogno di quei venti minuti prima di arrivare a casa per scaricare tutto, lasciarti alle spalle la mattinata passata … non puoi portare il lavoro a casa … si dice così, no?

Il punto è questo. Che si dice, ma la maggior parte delle volte non lo si fa.

Un aforisma arabo recita :

“Fai un lavoro che ami e non dovrai lavorare mai per il resto della tua vita”

Semplicemente vero.

Il lavoro dell’infermiere è spesso associato alla pratica, alla manualità, alla fisicità e meno alla spiritualità, all’emozione o al semplice pensare.

Eppure, nella testa dell’infermiere, non appena quella barra magnetica viene strisciata per confermare la sua presenza nel reparto, arrivano una tempesta di informazioni, ricordi, avvenimenti … e pensa … l’infermiere pensa.

Entri in reparto.

C’è un marito che sta bevendo un caffè dopo aver passato la notte accanto alla moglie, una badante che arriva, con la sua borsa, perché quella mattina dovrà assistere un paziente, una mamma ancora preoccupata per la situazione clinica di suo figlio … e li saluti … perché li conosci.

E pensi.

Pensi che è strano come delle persone passino un determinato periodo della loro vita senza conoscersi, senza vedersi, con la condizione naturale che nessuno sa dell’esistenza dell’altro. Ed è molto strano che per uno scherzo del destino, brutto o bello che sia, inizino a passare molto tempo insieme legandosi così, come se niente fosse, come se fosse normale … naturale.

E’ sempre la medesima cosa che penso ogni qualvolta un medico viene in guardiola e dice:

“Ragazzi domani entra un paziente, nuova diagnosi.” 

Tutti penseranno che la prima cosa che ti vien da chiedere è se è giovane o anziano, se è autosufficiente o allettato … invece no … la prima cosa che penso è:

“Bene! arriva di nuovo qualcuno che nel bene o nel male ti lascerà qualcosa.”

Ed è così. Il più delle volte si attribuisce all’infermiere la capacità di infondere coraggio, di avere una parola di conforto nel suo taschino, di riuscire a risollevare il morale … ma non è niente vero, o almeno non sempre.

I pazienti sono talmente impegnati con le loro trivelle a buttare giù la montagna che si è presentata davanti che non si accorgono che sono loro che fanno molto, che infondo fiducia e coraggio non solo agli infermieri e ai medici, ma anche ai familiari e agli amici.

Mi chiedo sempre: prova tu a far battute o semplicemente a ridere per una battuta mentre sei steso su un letto d’ospedale e l’infermiere, che canta perennemente, ti infonde quella maledetta sacca argentata? Perché poi quest’infermiere canta sempre? Cosa ha da cantare? Vede gente che vuole divertirsi qui? Non vede che c’è gente che non gliene importa niente se domani piove o nevica? E poi tutte quelle risate che si sentono fuori, quei lamenti al mattino … cosa vi lamentate? … almeno voi vi alzate e andate a lavorare … Cosa dovrei dire io?…

Forse, anzi, sicuramente io sarei questo tipo di paziente  … il problema è che però sono quel tipo di infermiere.

Quell’infermiere che arriva in reparto fischiettando, somministra terapia cantando e va a casa sorridendo. Non riesco, e non ho la minima intenzione di portare malinconia o semplicemente la rima della bocca abbassata di fronte a loro. Non se lo meritano.

Ogni giorno ho di fronte a me una mamma che all’ora delle compresse avrebbe dovuto accompagnare la figlia a scuola; un manager che, all’ora dell’infusione di chemioterapia, sarebbe dovuto essere su un volo di linea; un ragazzo che, all’ora della buona notte, dovrebbe essere in un pub ad ammazzarsi dalle risate con gli amici e flirtare con qualche ragazza …

Entri nella stanza e inizi a parlare. E mentre parli cerchi di capire che tipo è quella mamma, se le piace parlare o ascoltare; cosa piace al manager, se preferisce leggere o guardare un film e come  si trova il ragazzo in una stanza singola, se preferisce invece una doppia.

E  parli … e ascolti … e pensi …

E scopri che la mamma oltre alla figlia ha due cani, ma odia i gatti; che il manager aveva paura di volare e che il ragazzo non ha mai fatto l’amore è ha paura di non poterlo mai provare.

E tutto ti diventa familiare. Il salutarsi per nome, il sapere che oggi il marito non verrà, perché deve andare a sbrigare faccende burocratiche, che la mamma non verrà, perché oggi l’altro figlio ha la recita scolastica … e ti leghi … ti leghi … ti … leghi.

E ti leghi talmente tanto che non ti bastano venti minuti per smaltire tutto, perché pensi a quella mamma che, mentre sei a casa con tua moglie, le verrà detto che la terapia non ha risposto e dovrà iniziarne un’altra; al manager, mentre starai facendo la spesa, gli verrà detto che la febbre è causata dalla polmonite; e quando tu arrivi a casa dai tuoi amici per la cena programmata da tempo, al ragazzo inizieranno gli effetti collaterali della chemioterapia.

Ci si sforza, mi sforzo di non pensarci e il più delle volte non funziona.

Hai la necessità di chiamare in reparto per sapere come va, ma non è il caso … tanto torni domani. Vorresti mandare un sms al tuo collega per sapere come è andato il pomeriggio, ma il tuo collega sarà impegnato … e quindi è meglio non pensarci.

E pensi.

Forse nessuno se ne accorge, ma l’infermiere ha la capacità di capire determinate cose anche solo vedendo i parenti fuori dalle stanze.

Infatti, torni la mattina dopo e ti accorgi che il marito non è alla macchinetta per prendere il caffè e sai per certo che è accanto a sua moglie a stringerle la mano; la mamma starà accanto al figlio pronta con il catino per il vomito; e ti accorgi delle emocolture sul bancone e senza leggere il nome sai che sono del manager.

E inizi una nuova mattinata. Sorriso, ma non con le labbra, ma con gli occhi. Non si riesce a vedere il sorriso dietro la mascherina … gli occhi sì … e quelli parlano.

Entri in stanza in punta di piedi perché devi svegliare la mamma per il prelievo. Svegliare … non penso abbia dormito, ma non devi farglielo notare. Vai a fare l’ennesimo prelievo al manager e entri nella stanza del ragazzo, il letto è vuoto … torni dopo.

E si va avanti così.

Sempre.

Si cerca sempre di dare il meglio, di fare il meglio.

Non so se fra altri cinque anni sarò così, se mia moglie mi sopporterà ancora, se avrò sempre voglia di cantare … si vedrà. Per ora posso solo dire che il mio lavoro mi piace, lo faccio con passione e spero che questo si possa capire.

Il lavoro dell’infermiere comprende anche vittorie e sconfitte, complimenti e rimproveri, gioie e dolori.

I complimenti, com’è giusto che sia, non si dimenticano facilmente, e ricordo ancora quello di una moglie di un paziente. E’ stato ricoverato molto tempo e quindi il legame era ormai molto forte. Ci chiamavamo per nome. Sapevo quasi tutto. Quanto bene voleva a suo nipote. Che tipo di padre è stato per i suoi figli e che splendido marito era. Sua moglie, dopo avermi aiutato a cambiarlo per l’ennesima volta , spolto per il sudore a causa della febbre, mi appoggiò le mani sulle spalle e in un momento di sconforto disse:

“Io non so quanto bene tu possa volere a tua madre, ma devi ringraziarla sempre, ogni giorno della tua vita, per come ti ha fatto, e per quello che sei. Non avresti potuto fare altro che questo lavoro”.

Come puoi non tornare a casa sorridendo?

E come puoi tornare a casa e non pensare a loro?

Non penso che questo sia l’esempio del “portarsi a casa il lavoro” ma solo semplice umanità e non penso ci sia niente di così sbagliato.

Ferruccio

22 Comments to

“L’infermiere: un’altra parte del cielo”

  1. On gennaio 17th, 2012 at 16:04 Cristina Says:

    caro Ferruccio, la prima cosa che mi viene da fare ( oltre alle lacrime che mi scendono per la tue belle parole uscite dal cuore ) è quella di abbracciarti forte e di ringraziarti per il tuo modo di essere infermiere.
    Io non ho la fortuna di averti nel reparto in cui attualmente è ricoverata mia mamma ma sono felice per quei malati e loro familiari che hanno la fortuna di averti vicino.
    Mia mamma è da una settimana ricoverata in medicina nel nostro ospedale e sono sicura che se tu venissi anche solo per mezz’ora a fare un giro qui rimarresti a bocca aperta per lo sconforto.
    Io cerco di entrare sempre con il sorriso sulle labbra, augurando buona giornata a qualsiasi infermiera e offrendo il mio aiuto per sollevare mia madre o la sua compagna di camera ma per tutta risposta ho solo risposte fredde e spesso ………..
    A volte oltre alle medicine servono anche quei piccoli gesti che nascono solo dal cuore per fare stare bene un malato e chi lo assiste, ma purtroppo non sempre è così.
    Io continuerò ad entrare in reparto con il sorriso sulle labbra sperando che prima o poi qualche sorriso esca da questi cuori preoccupati solo per il troppo lavoro o per la paziente troppo grassa o per il paziente sordo.
    Grazie ancora per quanto doni ogni giorno del tuo lavoro.
    Sono felice di sapere che gli angeli custodi esistono.
    Cristina Rizzo

  2. On gennaio 17th, 2012 at 17:31 gabriella padovano Says:

    Ferruccio… ma che bello che sei! Anzi di più.
    … sai, mi sono chiesta molte volte come fate voi infermieri di questi reparti “particolari” ad entrare in camera e riuscire ad illuminare una giornata buia… come fate ad andare avanti nel vostro lavoro e nella vostra vita privata? Forse a pensarci bene lo so, siete angeli. Si siete angeli.

  3. On gennaio 17th, 2012 at 20:07 Ferruccio Says:

    Per Cristina
    Innanzitutto fai un saluto a tua mamma. Poi fai bene, entra sempre sorridendo, non ti fare mai scoraggiare dagli altri…
    Lo devi fare per te e per tua madre…
    Lo so che è difficile ma ti lascio con un mesaggio di Madre Teresa di Calcutta “La vita è come uno specchio, ti sorride se la guardi sorridendo”.
    In bocca al lupo.

    Per Gabriella
    Grazie. Penso che gli angeli siano altri.
    Noi facciamo del nostro meglio.
    A volte è veramente difficile, ma se lo fai con tutto te stesso non è niente perso.
    Ci sono i momenti no, è chiaro, siamo umani, ma bisogna dare sempre il meglio di se.

  4. On gennaio 17th, 2012 at 20:30 cristina Says:

    Grazie Ferruccio, grazie di cuore.
    Anche da lontano il calore del tuo cuore arriva.
    grazie grazie grazie
    Cristina

  5. On gennaio 18th, 2012 at 03:48 egle Says:

    ciao Ferruccio, sono un’infermiera come te e lavoro in un’équipe domiciliare di cure palliative. Che dirti oltre che ti ammiro moltissimo e che condivido tutto quello che dici?
    Giornalmente mi confronto con la sofferenza e spesso con la morte ma questo per me è motivo di arricchimento, di crescita continua, mi sento onorata di poter condividere momenti così importanti con persone che, per poco o molto tempo, diventano parte delle mie giornate, del mio lavoro, del mio cuore…
    grazie!

  6. On gennaio 18th, 2012 at 17:18 decidiamoci Says:

    bello leggere su una pagina (anche se virtuale) esattamente TUTTI i miei pensieri…siamo grandi!!! e ti voglio bene!

  7. On gennaio 18th, 2012 at 19:21 Ughetta Says:

    ho bisogno di aiuto….ma non so come chiederlo…….. non sono malata ma sono circondata da dolore e morte eppure sono apatica…..

  8. On gennaio 18th, 2012 at 20:52 Germano Says:

    Ciao Feruccio, meravigliato? Beh in effetti è tanto che non ci vediamo, è tanto che non ci scriviamo, ma per caso mi sono capitate queste tue parole davanti e non ce l’ho fatta a non scriverti un commento.
    Che dire? Le tue parole sono così devastanti! Sei davvero unico e speciale! La vita ti ha fatto un dono: la capacità di affrontare la morte tutti i giorni! Per molti sarebbe un peso, tu invece usi questo dono per far del bene, per aiutare chi è meno fortunato.
    Sappi che sono davvero fiero di te.
    Un abbraccio forte
    Il tuo amico Germano

  9. On gennaio 19th, 2012 at 17:36 Ferruccio Says:

    PER GERMANO

    Ciao Germano….
    Meravigliato è a dir poco…
    Come si dice “le cose e le parole più belle sono quelle inaspettate”.
    Grazie tante…
    Dai poi ci sentiamo.

  10. On gennaio 19th, 2012 at 17:39 Ferruccio Says:

    PER UGHETTA

    tanta malinconia nelle tue parole…
    Non c’è un modo per chiedere aiuto…
    Non so come posso esserti utile…
    se vuoi scrivimi…

  11. On gennaio 19th, 2012 at 17:40 Ferruccio Says:

    PER EGLE E UGHETTA

    Grazie…sono troppo contento si esprimere i pensieri di tanti colleghi…

  12. On gennaio 22nd, 2012 at 21:59 Il Cielo sopra di noi | Quando la vita cambia colore Says:

    […] Mi hanno chiesto perché ho intitolato il post precedente “L’infermiere: un’ altra parte del cielo”. […]

  13. On gennaio 25th, 2012 at 18:40 Alessandra Says:

    caro Ferruccio, grazie per il tuo modo di essere infermiere.Un sorriso fa se sempre bene, per dare uno spiraglio di ottimismo, per dare una spinta nell’anadre avanti.Ti posso garantire che Voi se volete, fate veramente tanto, rendete, soprattutto, per i pazienti che come mi sembra di aver capito vedi molto spesso, una giornata un pò più positiva. Io sono la moglie di un paziente che con un mieloma multiplo, sta cercando di curarsi e che quindi nei i reparti come i vostri ci è di casa. Per fortuna anche noi abbiamo trovato… tanti Ferruccio, e ti garantisco che sopratutto certe mattine .. sono veramente di aiuto.un saluto Alessandra

  14. On gennaio 30th, 2012 at 17:37 Ughetta Says:

    mio fratello ha un tumore al fegato….è l’ultimo in ordine di tempo dei traumi che il mio cuore ha subito….mia sorella morta nel 2000 per un tumore alla mammella mio padre morto di crepacuore (infarto ) un anno dopo mia mamma morta tre mesi fa e ora lui …..rimango solo io….ne parlo come di una storia raccontatami da una conoscente, non provo nulla o almeno non consciamente….sono apatica e vuota…..poi c’è la mia vita quotidiana fatta di due figli bellissimi che adoro e di un compagno che mi ama e che amo tanto……è come se scindessi le due me stessa….in questo istante ho mille pensieri che continuo a scrivere e cancellare….vorrei sintetizzare ma non ci riesco mi escono alla rinfusa senza controllo se non col silenzio…

  15. On gennaio 30th, 2012 at 17:48 Ughetta Says:

    tutti si congratulano e si compiacciono con ferruccio per la sua umanità…io no….io PRETENDO che i Ferruccio che incontro siano così…..perchè non ho nemmeno la consapevolezza che siano buone azioni i suoi comportamenti, ma solo il dovere di un infermiere che la mia situazione non può permettersi di vedere come “persona” ma solo come Ancora alla quale aggrapparsi; e deve essere di ferro, ben salda e non deve provare emozioni perchè deve “guidarmi ” dove nemmeno io so andare ….dove non vorrei più andare….ma devo….devo….e lo farò ancora una volta.

  16. On febbraio 3rd, 2012 at 22:07 clara Says:

    da circa un anno ho iniziato a frequentare questo ‘luogo d’incontro’ ma finora solo per leggere, riconoscendomi in tante riflessioni, emozioni, situazioni.
    stiamo vivendo e accompagnando Daniele ( nostro figlio ) in questo percorso di cura prima in ospedale e ora a casa
    dopo aver letto la lettera di Ferruccio ho proprio avuto voglia di esprimere anch’io il mio stato d’animo: ho considerato che quello che Ferruccio ha descritto per me , inconsciamente, non era nuovo… era proprio quello che avevo ricevuto da Ferruccio ( e dagli altri ‘Ferrucci’ del reparto) giorno dopo giorno in ospedale e/o negli incontri successivi come in novembre a Nonantola.
    effettivamente Ferruccio il legame si forma e rimane,.. quindi ormai sei nella nostra ‘storia’ individuale, di famiglia e credo che sia bello perchè sei una persona ‘positiva’, solare e sento che ne sono contenta perchè quest’ incontri sono un pò come ricevere un regalo.

  17. On febbraio 19th, 2012 at 21:04 Maria Ghedini Says:

    Un abbraccio dalla “mamma emiliana”

  18. On maggio 22nd, 2012 at 21:02 La moglie del malato | Quando la vita cambia colore Says:

    […] consiglio di leggerla (“L’infermere: un’altra parte del cielo“) prima di continuare la lettura di questo nuovo […]

  19. On maggio 25th, 2012 at 23:38 Al Says:

    Era una delle notti che trascorrevo sulla poltrona accanto al letto di mio marito ricoverato in ospedale. Doveva usare una macchina infernale per ridare elasticità ai polmoni. Si dormiva poco e niente ma eravamo vicini. Accesi la luce saranno state forse le due. Entró delicatamente Ferruccio chiedendo se poteva fare qualcosa, avendo visto la luce da sotto la porta aveva pensato potesse servirci aiuto.
    Mio marito era molto teso in attesa dell’aspirato. Aveva sofferto tantissimo le volte precedenti. In silenzio Ferruccio entró insieme alla dottoressa e prese le mani di mio marito. Le tenne strette fino alla fine del prelievo.
    Non dimenticheró mai questi gesti di profonda umanità. La comprensione e la condivisione dei sentimenti, in questo caso di paura, dolore, angoscia, danno un senso all’esistenza e rendono affrontabile l’inaffrontabile.
    Grazie Ferruccio. Nel mio cuore ti sei guadagnato un posto. Per sempre.

  20. On aprile 21st, 2014 at 21:48 Punti di Vista | The Daily Nurse Storie Says:

    […] Liberamente tratto da: http://lisagalli.it/2012/01/17/linfermiere-unaltra-parte-del-cielo/ […]

  21. On maggio 26th, 2016 at 22:09 lorenza Says:

    Caro Ferruccio. Ti conosco da pochi giorni , devo ringraziare il corso guide per questo. Mi hai regalato parole ricche di umanità che mi spingono ancora di più ad amare questo mestiere. Credo che ciascuno di noi abbia un proprio percorso nella vita e che tu lo intraprenda al meglio tutti i giorni infondendo affetto e professionalità ai tuoi pazienti. Grazie per avermi reso partecipe della tua lettera. Con simpatia. Lorenza ( salute mentale

  22. On settembre 8th, 2016 at 23:29 Dario Says:

    Ciao Ferruccio….sei un grande…e grazie alla tua lettera che ho deciso: voglio essere un arteterapeuta

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