Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Il Cielo sopra di noi

Gennaio22

Mi hanno chiesto perché ho intitolato il post precedente “L’infermiere: un’ altra parte del cielo”.

Questa è la mia risposta.

 

Una sera mio figlio di sette anni mi ha domandato:

“Mamma, ma l’Infinito non finisce mai come i numeri? … Ma si può immaginare?”

Non so perché, ma i figli fanno le domande più semplici mentre li stai mettendo a letto.

Ammetto di non essermi mai posta così questa domanda, né a sette anni, né a quaranta, ma a quarantadue, sollecitata dalla progenie, non ho potuto più fare finta di nulla.

Quella sera, per quanto mi sia sforzata d’ immaginare l’Infinito, non ci sono riuscita.

Mi è venuto in mente, però, il titolo del post facendo questo ragionamento.

Il cielo è la fine della realtà più estrema che posso osservare rimanendo sulla Terra, ma, al tempo stesso, è anche l’inizio di qualcosa che per me è inimmaginabile in quanto Infinito, esattamente come i numeri. Rimane sospeso, ma fermo sopra di noi ed in quanto visibile siamo consapevoli della sua esistenza.

Non ci preoccupiamo della sua presenza e non pensiamo mai che ci possa cadere addosso. Esattamente come una malattia, sappiamo che esiste, ma non pensiamo che possa colpirci.

 

Nonostante l’esperienza ci dica che il cielo possa mandarci fulmini e saette, non ce ne preoccupiamo fino a quando, per obbligo o per scelta, non lo attraversiamo con un aereo o dobbiamo fare fronte ad un uragano. Fino ad allora è una realtà distante.

 

Così è per chi entra nel circuito della malattia, che prende coscienza di una realtà sempre esistita, ma mai considerata.

 

Ecco perché per me l’infermiere occupa una parte del cielo, come i malati, i loro familiari, i medici e gli psicologi occupano le loro rispettive parti di questo stesso cielo.

La malattia è metaforicamente come il cielo: sospesa sulle nostre teste, segna il confine tra la realtà del Sé sano e quella del Sé malato. Quest’ultima ti può portare al di là dei confini che il singolo individuo è convinto di conoscere di se stesso, cioè verso l’Infinito modo di essere dell’Uomo.

Nessuno sa come farà fronte ad una malattia fino a quando non la vivrà.

 

 

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