Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Relazione medico – paziente – familiare: la cura che è parte della medicina

Febbraio20

Ringrazio il dottor U. F. per avermi dato la possibilità di pubblicare questo post del suo racconto.

La descrizione è tecnica, ma fa emergere l’importanza del dialogo (nella relazione tra medico, malato e familiare) come parte della cura e non come cura a parte.

Il momento della visita con il proprio medico è un tempo atteso, a volte temuto, che scandisce la settimana, che può alleviare la solitudine della sofferenza e che può dare tanto se pensato e ragionato da tutti come un tempo di condivisione e di comprensione della situazione. 

“Ecco la storia di un uomo di 83 anni venuto alla nostra attenzione per una massa ascellare dolente (metastasi al polmone) non più suscettibile di chemioterapia o di qualsiasi intervento chirurgico.

Alla prima visita si presentò con i figli, aveva lo sguardo basso ed era molto sofferente.

Dopo un colloquio iniziale, l’unica sua aspettativa era di non soffrire più così e si è iniziata un’adeguata terapia del dolore.

Ogni settimana visitavo il signore per vedere come stava e, dopo un iniziale miglioramento, ecco la ricomparsa del dolore e lui di nuovo molto avvilito (come i figli che lo accompagnavano regolarmente).

Il problema era fargli capire che la sua malattia non sarebbe mai passata, ma si poteva farlo stare meglio con le medicine (che lui era sempre stato restio a prendere).

L’unico modo per farlo stare tranquillo era togliergli il dolore incrementando le medicine o modificandole e parlandogli, facendolo sentire sempre “accudito”.

Così, in accordo con i figli , ci siamo presi del tempo per parlare e spiegargli ogni passo che intendevamo fare.

Trovando l’appoggio della famiglia e dei medici, con l’andare degli incontri (e adeguando la terapia) il dolore diminuì nonostante la massa aumentasse ed il solo fatto di venire a visita gli calmava il dolore. La massa però aumentava ed il braccio iniziava a gonfiarsi e lui riprendeva a preoccuparsi così si pensò di proporgli anche la radioterapia antalgica.

Lui, vedendo che c’era la possibilità di fare “altro”, con rinnovato coraggio accettò la radioterapia con buoni risultati per un po’ di tempo.

Ora viene ai controlli, tranquillo, con i suoi cari, sapendo che si sta facendo quello che gli serve per stare meglio ed anche il braccio gonfio non è più un problema.”

 

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