Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

“Quella volta ho capito che …”: un esempio di Resilienza.

maggio17

In riferimento al post “Quella volta ho capito che …” pubblico questa lettera chiara, diretta e centrata che fa capire come la forza che ognuno ha in sé, la Resilienza, si esprima nei momenti più drammatici della propria vita.

Ringrazio Ennio, perché la sua esperienza impreziosisce questo Blog ed è un utile spunto di riflessione.

Rivolgo l’invito alla lettura non solo a chi sta facendo fronte ad una malattia o a chi è vicino ad una persona malata, ma anche, e soprattutto, a chi non ha preoccupazioni legate alla propria od altrui salute.

 

 

Buongiorno a voi mi chiamo Ennio Nacinovick e  sono affetto da una leucemia Acuta.

Da 4 anni sono in cura presso il Centro Oncologico ed Ematologico del Policlinico di Modena.

 Al momento sono in degenza da quasi un mese, perché l’ultimo controllo del mieloaspirato ( Midollo osseo) ha rilevato la ricomparsa della malattia a livello molecolare ed ho iniziato un nuovo percorso che mi porterà al trapianto di  midollo osseo.

Ho riassunto la situazione nella quale mi trovo per semplice conoscenza.

Adesso vedrò di focalizzare il punto per il quale ho deciso di scrivere questa lettera:

QUELLA VOLTA HO CAPITO CHE …  da una condizione decisamente negativa ed autolesionista ho trasformato la situazione che stavo vivendo in positivo. 

Quattro anni fa, all’inizio della mia prima degenza, a causa di imprevisti di  percorso, per un periodo di due mesi sono stato costretto a letto e per tutto questo periodo, nel quale avevo perso la possibilità di autogestirmi nelle piccole cose di tutti i giorni, 

come l’igiene personale, sono stato seguito dallo staff Infiermeristico del reparto.

A seguire cercherò di descrivere in breve la situazione che stavo affrontando come deleteria e mortificante nella mia mente: indossavo 24 ore su 24 un pannolone dove naturalmente liberavo i miei escrementi e per circa una settimana, tutte le volte che lo staff infermieristico  aveva finito di ripulirmi, mi nascondevo sotto le lenzuola per non farmi riprendere dalla telecamera  dando sfogo a pensieri autolesionisti che naturalmente sfociavano in pianti e singhiozzi.

Un giorno il pensiero che la mia mente ha formulato è stata una domanda:

“ C..zo  possibile mai che a 47 anni suonati mi debbano accudire come un BAMBINO APPENA NATO?

 e immediatamente la mia mente ha formulato la risposta:

   MA IN QUESTO CONTESTO IO SONO COME UN BAMBINO APPENA NATO .”

In me era scattata la scintilla, avevo intravisto un raggio di sole dopo giorni di nebbia trasformando  un pensiero negativo ( una sega mentale che io stesso alimentavo e generavo, visto che gli infermieri del reparto sono abituati ad affrontare queste situazioni ) in un pensiero positivo, da quel momento tutte le volte che mi ripulivano scherzavo e  non mi sentivo oppresso da pensieri negativi.

Grazie a questa esperienza, ogni giorno cerco di individuare le piccole cose positive della giornata per farne tesoro e rafforzare la mia mente per affrontare al meglio quello che la vita mi offre. 

PS: apprendo ogni giorno, sto imparando ad amarmi e ad avere più autostima, sono una persona qualunque con le mie paure, i miei difetti ed i miei PREGI che ha iniziato  a guardare la vita da un’altra angolazione.

 

Colgo l’occasione per ringraziare tutto lo staff Medico, Ricercatori, lo staff infermieristico, gli addetti al trasporto e tutti i collaboratori che svolgono il loro lavoro in un ambiente così delicato come il Centro Oncologico ed Ematologico del Policlinico di Modena

Ennio  NacinovicK

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