Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Gli sfollati di Samarcanda

giugno9

Il 29 maggio è il giorno delle due scosse di terremoto che hanno devastato la mia terra.

Le scuole sono state immediatamente evacuate, la terra continuava a tremare ed un senso pervasivo di precarietà attraversava gli animi dell’intera comunità.

 

Mio marito è di Cavezzo e lavora là per una ditta di demolizioni, dopo la prima scossa mi ha telefonato rassicurandomi che stava bene, ma che il paese era distrutto:

“E’ successo un disastro, scegli tu cosa è meglio per i bimbi, io non mi posso muovere di qua per i prossimi giorni …” 

Preoccupata per la sicurezza dei bambini li ho portati, insieme a mia madre, il più lontano possibile da Modena, a casa di mia sorella.

Mentre ci allontanavamo dalla città, mia mamma, che nella seconda guerra mondiale era una ragazzina, mi ha detto:

“Io vado dove tu vuoi che stia con i bambini, così torni a Modena a lavorare e sei tranquilla per noi, ma questa storia mi fa venire in mente una situazione simile che ho vissuto durante la guerra. Una notte iniziarono a bombardare Reggio Emilia. Noi ci siamo alzati in fretta e siamo scappati da casa verso la campagna per uscire dalla città. Ricordo che noi camminavamo lungo il Crostolo; casualmente ci siamo diretti verso la ferrovia, era la notte tra il 7 e l’8 gennaio del 1943. Il giorno dopo abbiamo saputo che gli aerei americani avevano distrutto la stazione e avevano cercato di colpire la linea ferroviaria. Quindi … come vedi … dove vuoi che scappiamo? Com’è che si intitola quella canzone che mi piace tanto?”

“Samarcanda”

“Ecco sì, la vita è proprio come quella canzone” ed ha aggiunto scherzando

“Anzi, stai ben attenta alla strada mentre guidi, perché non si sa mai …”

Passati alcuni giorni ho pensato di lasciare la piccola con mia madre e mia sorella e di portare gli altri tre dai miei suoceri sfollati sulla Riviera Adriatica. I bimbi si sono fermati una notte sola a dormire a Modena.

Così, con un tempismo che ha dell’incredibile, sono riusciti a non perdersi la scossa 5.1 della domenica sera e quella di 4.5 che l’altra mattina ha svegliato la Romagna!

A quel punto ho chiamato mia madre:

“Sai che c’è? C’è che qua continuano a bombardare la ferrovia ed io vi riporto tutti a casa, sfollati di Samarcanda!”

 

 

Samarcanda 

 

Ridere, ridere, ridere ancora, 

ora la guerra paura non fa, 

brucian le divise nel fuoco la sera, 

brucia nella gola vino alla sazieta’, 

musica di tamburelli fino all’aurora, 

il soldato che tutta la notte ballo’, 

vide fra la folla quella nera signora, 

vide che cercava lui,e si spavento’. 

“Salvami, salvami, grande sovrano, 

fammi fuggire, fuggire di qua, 

alla parata lei mi stava vicino, 

e mi guardava con malignita’”. 

“Dategli, dategli un animale, 

figlio del lampo, degno di un re, 

presto, piu’ presto perche’ possa scappare, 

dategli la bestia piu’ veloce che c’e'”. 

Corri cavallo, corri ti prego 

fino a Samarcanda io ti guidero’, 

non ti fermare, vola ti prego 

corri come il vento che mi salvero’ 

Oh oh cavallo, oh oh cavallo, 

oh oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh”. 

Fiumi poi campi poi l’alba era viola, 

bianche le torri che infine tocco’, 

ma c’era fra la folla quella nera signora 

stanco di fuggire la sua testa chino’: 

“Eri tra la gente nella capitale, 

so che mi guardavi con malignita’, 

son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale, 

son scappato via ma ti ritrovo qua!” 

“Sbagli, t’inganni, ti sbagli soldato 

io non ti guardavo con malignita’, 

era solamente uno sguardo stupito, 

cosa ci facevi l’altro ieri la’? 

T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda, 

eri lontanissimo due giorni fa, 

ho temuto che per ascoltar la banda 

non facessi in tempo ad arrivare qua. 

Non e’ poi cosi’ lontana Samarcanda, 

corri cavallo, corri di la’… 

ho cantato insieme a te tutta la notte 

corri come il vento che ci arrivera’ 

Oh oh cavallo, oh oh cavallo, 

oh oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh”.

                                                  Roberto Vecchioni
posted under Attualità
3 Comments to

“Gli sfollati di Samarcanda”

  1. On giugno 9th, 2012 at 17:32 nicoletta galli Says:

    c’è una’altra canzone che dice IL DESTINO HA MOLTA PIU’ FANTASIA DI NOI………… mi spiace tanto x tutti quanti voi
    vogliamo trovare un sorriso????? pensare ad una ditta di demolizioni a Cavezzo è da pelle d’oca……… sorriso amaro ovviamente!
    un abbraccio………siamo tutti coinvolti, questa psicosi e paura del terremoto è nell’aria, la si avverte……ognuno vive la propria realtà con stupore….sono andata a trovar mio papà ma ho trovato un cartello CIMITERO CHIUSO PER TERREMOTO…no, non ha risparmiato nessuno.
    un abbraccio alla tua mamma…….oh oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh….

  2. On giugno 9th, 2012 at 20:00 concetta Says:

    non passa giorno senza che il mio pensieo va a tutte quelle persone che vivono ogni giorno con tanti disagi, il solo pensiero di sentire tremare la terra e di non potersi sentire sicuri in nessun posto mi fa paura. Mi sono chiesta se è questa la fine del mondo annunciata…. poi recito una preghiera e mi affido al Signore…..

  3. On novembre 6th, 2012 at 08:39 29 maggio 2012: terremoto e relazioni umane | Quando la vita cambia colore Says:

    […] terremoto che, dalle mie parti, ha stravolto la vita di molti. Alle 19 mi trovavo in macchina con i miei figli e mia madre e stavo portando tutti in zone più tranquille a casa di mia sorella. Mi raggiunse una […]

Email will not be published

Website example

Your Comment: