Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Solo … nel mio corpo immobile

agosto11

Pubblico quanto ricevuto da Alfonso De Prisco.

Leggetelo con molta attenzione. La sua descrizione degli stati d’animo e delle scelte comunicative dei diversi protagonisti/professionisti di questa storia di malattia  (malato, familiare ed operatori del settore),  suggerisce un profondo ed utile spunto di riflessione.

La malattia colpisce una persona nel corpo e l’intero Sistema Familiare, di cui quel corpo  fa parte, nell’anima.

Grazie Alfonso!

 

Aprii gli occhi … ero ancora lì: la stanza bianca del reparto, il bagno, la sedia, il tavolo … Oggetti che potevo scorgere, ma che non “frequentavo” da diverse settimane inchiodato com’ero al letto. La mia brutta polmonite era stata finalmente domata con ore quotidiane di C-PAP, una macchina che attraverso una maschera calcata sul viso spinge aria nei polmoni e ti obbliga a soffiare forte per svuotarli …

Girai lo sguardo a sinistra, verso le finestre. I disegni delle mie figlie, fissati sui vetri con lo scotch, davano un po’ di colore alla stanza e mi spronavano a non mollare.

Dietro, la giornata invernale. Era febbraio e il cielo era grigio ma era possibile che migliorasse.

Riportai l’attenzione sulla parete frontale. La telecamera di sorveglianza mi controllava con il suo occhio rotondo e nero e, accanto, il crocifisso di legno.

Sentii uno sbadiglio giungermi alla bocca, ma non riuscii ad aprirla … sbadigliai come si fa a teatro per non farsi notare … cercai di girare la testa … nessun movimento.

Il cuore prese a galoppare. Cominciai a farmi domande: “E’ questo il coma? Sono paralizzato? Resterò sempre così?”

Provai a muovere una mano. Solo le dita accennavano minuscoli tremori. Non provavo alcun dolore.

Ma ero solo … nel mio corpo immobile!

 

Più tardi entrò l’infermiera per i controlli: “Ehilà, come andiamo oggi?”.

Con uno sforzo enorme riuscii a socchiudere la bocca, ma non uscì una parola. 

Chiusi gli occhi con rassegnazione e sentii una lacrima calda solcarmi una guancia.

L’infermiera capì e mi disse che era tutto a posto e che presto sarei stato meglio.

 

Non riuscivo a credere di stare in quelle condizioni dopo tutto quello che avevo già passato …

 

Vennero a trovarmi i miei genitori, come tutti gli altri giorni.

Provai a dire a mia madre di non preoccuparsi … mi uscì un “… n …”. La vidi sforzarsi di tenere un contegno mentre la disperazione prendeva il sopravvento. Mi chiese se volevo restare solo. Lentamente abbassai le palpebre … “Sì”…

Trascorsi così, come un tronco abbattuto, diverse ore di quella folle giornata; tornando più volte con lo sguardo su quel cielo immobile, sui disegni muti, la telecamera e ancora sul crocifisso. Pregavo … imploravo che accadesse qualcosa …

 

 … entrò il Professor Narni.

Dopo una breve visita, con la sua voce calma e ferma mi disse: “Le cure che sta facendo sono molto pesanti: la malattia è grave. La medicina può fare molto ma non tutto. Il resto ce lo deve mettere lei. Prenda un obiettivo possibile e si sforzi di raggiungerlo. Anche solo … arrivare a sera. E poi a domani…”

Io ero a secco: anche scavando dentro, nel più profondo, non sapevo più dove trovare le forze per reagire.

 

Quando il professore mi salutò entrò mia moglie. Avvicinò la sedia e si sedette. Senza dire una parola mi prese una mano, la strinse molto forte e i suoi occhi, dietro la mascherina, sorrisero.

Sentivo una grande calma spandersi dentro e nuove forze passare dalla sua mano alla mia …

Alfonso De Prisco

One Comment to

“Solo … nel mio corpo immobile”

  1. On agosto 11th, 2012 at 21:12 cinzia Says:

    Riconosco queste parole, questa disperazione, questo dolore perchè sono le stesse parole la stessa disperazione e lo stesso dolore del mio Marco.
    Credo che il percorso irto di ostacoli sia molto simile per tutti coloro che purtoppo soffrono di queste malattie e che affrontano un trapianto.
    Leggendo questa tua testimonianza il ricordo di quei terribili momenti è tornato prepotentemente vivo. Grazie per avermelo ricordato.
    Alla fine del tunnel c’è la luce, la rinascita, una nuova vita, ricordalo.
    In bocca al lupo a te e alla tua famiglia.
    Cinzia
    .

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