Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

La resilienza della signora che non voleva mangiare

Ottobre18

In riferimento al post precedente “Resilienza: la forza da valorizzare dentro ognuno di noi”

Tante volte le persone dimenticano di avere già superato, in passato, momenti difficili e quando si ammalano si concentrano solo sulla patologia che devono fronteggiare. La resilienza è sempre lì, nella loro storia. Noi dobbiamo mantenere la fiducia nelle persone che incontriamo, pensando che siano capaci di andare al di là della sofferenza che vivono per aiutarle a ritrovare in se stesse la forza necessaria.

 

Una signora, ricoverata già da molti giorni, aveva smesso di mangiare e rifiutava completamente il cibo. La dottoressa mi chiese di valutare le sue condizioni prima di chiamare lo psichiatra. Entrai nella stanza, dopo aver bussato. C’era molta luce. Lei abbozzò un sorriso. Mi presentai mentre le stringevo la mano. Le domandai dei suoi giorni di ricovero. Mi rispose senza esitazione, manifestando a tratti una labilità emotiva: non riusciva sempre a trattenere le lacrime.

Tutto cambiò quando le domandai se aveva dovuto superare altri traumi precedenti alla malattia.

Inizialmente mi rispose di no. Allora precisai:

“Eventi non paragonabili alla sofferenza che lei prova in questi giorni, ma accaduti in precedenza che l’hanno fatta soffrire in modo simile, non uguale”.

Cercò nella sua memoria e si accorse che non era così lontano il tempo in cui aveva dovuto affrontare un divorzio complicato da un marito violento.

“Non avevo più ripensato a quel tempo, eppure avevo sofferto tanto, perché ero stata io a dover decidere di andarmene con i miei figli … è stata dura …”

“Come adesso?”

“Diversa”

“In cosa?”

“La malattia non l’ho scelta, all’epoca invece potevo scegliere di lasciare quell’uomo”

“Come adesso che sceglie di non mangiare?”

“Non mi va di toccare cibo”

“In passato le sembrava impossibile lasciare suo marito eppure c’è riuscita, oggi le sembra impossibile fronteggiare la malattia … a volte sembra più difficile affrontare ciò che possiamo scegliere che fronteggiare ciò che ci accade senza poter scegliere”

Rimase in silenzio fissandomi negli occhi. Si commosse nuovamente.

“Come fece allora?” le domandai.

Mi raccontò tutta quella storia di dolore.

“In quel tempo è stata veramente molto capace di tutelare lei e i suoi figli ed oggi cosa può fare?”

In quell’istante comprese dove volevo condurla col pensiero e mi raccontò quello che improvvisamente realizzò di essere in grado ancora di fare per se stessa e per i suoi figli. Quando mi alzai dalla sedia di fianco al suo letto, la salutai stringendole nuovamente la mano e le dissi che sarei tornata il giorno seguente. Ero sulla porta quando mi richiamò indietro:

“Dottoressa, per favore, può chiedere all’infermiera di riscaldarmi il pranzo?”

“Con molto piacere”

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