Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

29 maggio 2012: terremoto e relazioni umane

Novembre6

La vita ti insegna molto proprio nei momenti più estremi.

Era il 29 maggio di quest’anno, il giorno del terremoto che, dalle mie parti, ha stravolto la vita di molti. Alle 19 mi trovavo in macchina con i miei figli e mia madre e stavo portando tutti in zone più tranquille a casa di mia sorella. Mi raggiunse una telefonata.

Tutti mi aspettavo ma non lui.

La voce del ragazzo che da anni sostenevo psicologicamente perché in cura nel mio centro mi disse: “Ciao Lisa, come stai?” 

“Tutto bene … scusami per oggi, ma non potevo fermarmi in ospedale, dovevo correre a prendere i miei figli a scuola, perché li hanno fatti evacuare e mio marito deve rimanere a Cavezzo ad aiutare … ti è arrivato il mio messaggio? Avevo provato a telefonarti, ma le linee erano interrotte … ” 

“Mi è arrivato, non ti preoccupare …  volevo sapere se voi e i vostri parenti di Cavezzo state tutti bene …”

“Grazie, fortunatamente sì e tu?”

“Mi sono spaventato tanto, ma ora sono lontano dal terremoto, non ce la facevo più e la dottoressa mi ha visto veramente stanco … mi ha invitato a dormire a casa sua … ora sono qua con lei e suo padre … mi ha offerto la sua casa perché possa riposare … sono giorni che la terra trema dalle mie parti … anche i miei amici stanno bene, non si sono fatti nulla … a parte che dormiranno in macchina anche stanotte … ora che so che anche voi state bene sono più tranquillo … mi fa piacere … stanotte dormirò meglio anch’io … fate buon viaggio, ci rivedremo quando tutto sarà più normale …”

Ci salutammo e io ripresi la mia strada.

La storia della dottoressa, del malato e della psicologa aveva acquistato altre sfumature e gli schemi si erano trasformati andando al di là della solita logica: un medico aveva accolto nella propria casa un suo assistito, perché trovasse tregua la sua paura; l’assistito, seppur spaventato, si era preoccupato per la sua psicologa; la psicologa, commossa, pensò che chi era giustamente concentrato sulla propria malattia le aveva mostrato finalmente anche l’altra parte di sé, quella di chi sa pensare agli altri nonostante la sua sofferenza.

Quella telefonata faceva parte della terapia.

Email will not be published

Website example

Your Comment: