Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Ma perché mi ha dato della deficiente?

Novembre8

Entro al poliambulatorio con mia figlia maggiore, quella di dieci anni.

Chiedo alla segretaria dove devo andare. Mi risponde gentilmente, ma in modo perentorio: “Ambulatorio 7, non bussi, attenda che la dottoressa la chiami!”

Mi dirigo alla postazione e mi siedo a cuccia.

Dopo dieci minuti capisco, sbirciando dalla porta socchiusa, che lei è dentro, ma ho troppo paura per ardire di bussare. Da lì a poco esce e mi chiede: “Perché non ha bussato?”

“Non volevo disturbarla e mi avevano detto di non farlo”

“Avrebbe fatto bene invece a farlo!”

Sorrido e annuisco e penso: “Non ci si prende mai!”

Ci sediamo tutte e tre e lei, al di là del tavolo, inizia a scrivere al computer sollevando di tanto in tanto lo sguardo. Guarda mia figlia e con il sorriso più tirato dell’universo le domanda il nome e se ha dei fratelli.

“Sì, tre più piccoli”

“Cooooome treeeee? Allora siete in quattro!” 

La dottoressa è forte in matematica, ma la scoperta dei quattro la scompensa.

“Ma come fa signora ? Ha degli aiuti?”

“Sì certo, ho dei nonni molto validi …”

“Ahhhhhh … ecco! Diciamo la verità, perché sembrano tutti più bravi e poi invece, se vai a domandare, scopri che hanno tutti degli aiuti …” 

Il suo tono della voce è acidamente frustrato.

“… ma guardi che io sono sempre sincera … dico sempre che ho degli aiuti …”

“No … perché io ho un figlio solo, ma faccio una fatica … sono sempre in giro …”

Taccio e penso:

“Te l’ho chiesto io di diventare la megasuperdottoressamassima del problema di mia figlia e di girare il mondo per conferenze e di avere ambulatori sparsi per la regione? ”

Dopo la visita inizia la sua spiegazione. Io mi perdo nelle sue parole specialistiche senza che lei si ponga il problema del mio capire e termina con:

“… in ogni caso non è un problema, ma sua figlia va tenuta sotto controllo, non è che debba fare qualcosa …”

Quando finisce di parlare le chiedo una definizione di quello che ha mia figlia, in molti la chiamerebbero diagnosi:

“Quindi, sarebbe a dire che mia figlia ha …” e ammicco a lei che finisca la mia frase.

La dottoressa non dà cenno a continuare e io, imprudentemente, oso: “… ma per il problema, che non è un problema, è meglio che faccia … nuoto?”

“Allora signora lei non ha capito niente! …” e lo dice stizzita ed indispettita. Mi ricorda la mia professoressa del liceo, quella che se anche facevo bene non mi dava mai più di sei e mezzo.

Senza pensare di cambiare parole, perché forse non è stata capace di farsi capire da me o forse, più semplicemente, perché io potrei essere tonta, ripete esattamente le cose di prima nello stesso modo.

Ormai ha perso del tutto la mia attenzione, perché io a quel punto sto pensando:

“Ma perché mi ha dato della deficiente?” 

Finisce di raccontarmela, mi allunga la sua lettera e mi stringe la mano. La centrifuga è durata non più di 15 minuti. Vado dalla simpatica segretaria che mi chiede 107 euro. Le affido la mia carta di credito, seguo con lo sguardo le sue manovre fino a quando la voce dell’innocenza, quella di mia figlia, mi fa la sintesi di quanto accaduto:

“Ma perché così tanti soldi per così pochi minuti? …”


posted under Incontri
One Comment to

“Ma perché mi ha dato della deficiente?”

  1. On Novembre 18th, 2012 at 21:20 simona aiuti Says:

    determinati soggetti andrebbero sempre smontati…

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