Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Dal diario di mia madre

novembre27

Dal diario di mia madre: 11 dicembre 1939

“Questa mattina la Signora Maestra Moretti con la sua scolaresca è venuta nella nostra aula. Una sua scolara aveva la maschera antigas. Io dapprima sono rimasta un po’ confusa, ma poi anch’io ho guardato la maschera come se, guardandola, mi dovessi abituare al tempo di guerra. La nostra maestra ci ha spiegato la protezione antiaerea, perché in caso di guerra possiamo saperci difendere. Le bombe che un nemico fa cadere sono molte e noi dobbiamo essere pronti alla difesa.”

Leggo queste parole scritte da mia madre 73 anni fa e mi risuonano analogie con i tempi moderni: le battaglie in Italia sono altre, ma i figli vanno ugualmente preparati.

Immagino i timori di mia madre bambina, dei suoi compagni di classe e l’angoscia dei loro genitori per la necessità di sensibilizzarli al peggio che doveva venire.

Poi torno nuovamente con il pensiero ad oggi e penso ai figli delle persone colpite da una malattia. Anche loro devono essere preparati a fronteggiare il male che entra nelle loro famiglie. Non si tratta di una guerra voluta dagli uomini, ma della natura che colpisce gli uomini. E’ comunque una guerra e spesso i malati ed i loro familiari usano questo termine di paragone come metafora, perché è prevedibile, ma inimmaginabile, difficile da accettare e sconvolge le relazioni umane.

Occorre creare la cultura della possibile malattia, perché le paure non rimangano dimensioni nascoste dentro gli animi e vadano ad alimentare pensieri difficili da gestire. Questo è l’obiettivo del mio blog.

Ci sono genitori che spesso decidono, come modello educativo, di nascondere le malattie, ma è impossibile riuscire in questa impresa. Le guerre non si possono tacere e la scelta del “non dire” porta con sé conseguenze fisiche e psicologiche importanti.

Diamo ai bambini, ai ragazzi e a i giovani gli strumenti per potersi aiutare: sincerità, consapevolezza e dialogo.

Queste sono le maschere antigas dei nostri tempi da insegnare ad usare nella nostra società.

Il nemico, cioè la malattia, fa cadere molte bombe e dobbiamo rendere i figli pronti alla difesa.

2 Comments to

“Dal diario di mia madre”

  1. On gennaio 1st, 2013 at 19:41 anna Says:

    Ciao Lisa, mi colpisce particolarmente l’argomento che affronti in questo post perché io “non ero preparata”.
    Quando si ammalò mio fratello avevo 16 anni, non ero più una bambina ma come tale fui “tutelata”.
    Lui colpito da un linfoma entrava e usciva dal reparto di ematologia, stazionava fisso nell’ambulatorio prelievi, deperiva e aveva la febbre. Quando le mie domande si fecero troppo insistenti venni messa a tacere con un “ma sì, non sta bene, ma non è niente, è solo un odkin…”. Questa risposta, data con fastidio (quello che si riserva ai bambini molto piccoli quando iniziano con la serie dei perché), doveva essere risolutiva per loro. Mi avevano detto chiaramente quale patologia avesse colpito mio fratello, ma non mi avevano dato gli strumenti necessari a capire. Mi avevano detto “un nome” e tanto mi doveva bastare.
    Nessuno si aspetava che io, testarda come un mulo, me ne andassi alla Biblioteca Ariostea dove ho sfogliato testi di medicina alla ricerca inutile di questo “odkin”. Poi mi venne un dubbio: e se ci fosse un’H davanti?
    Lo trovai, si chiamava Hodgkin, i sintomi combaciavano…. ebbi le risposte che cercavo. In modo decisamente violento.
    La parte che ancora oggi mi brucia, di questo atteggiamento, è che con il loro modo di agire i miei genitori ci allontanarono. Venivo trattata da loro come la bambina che disturba, che non deve interferire, che è meglio stia lontana. Nello stesso modo, invitabilmente, mi trattava mio fratello e io sono rimasta la “bambina che non deve disturbare” fino alla bella età di 33 anni. Tanti ne avevo io, e 38 lui, quando abbiamo costruito finalmente un rapporto, quando siamo riusciti ad incontrarci e conoscerci davvero. Credo che 17 anni di lontananza emotiva si sarebbero potuti evitare se solo l’atteggiamento, per quanto in buona fede, della nostra famiglia fosse stato differente.
    Ciao, Anna

  2. On gennaio 5th, 2013 at 10:45 La storia di Anna | Quando la vita cambia colore Says:

    […] il commento di Anna che si riferisce al post “Dal diario di mia madre“. Sono certa che la sua testimonianza sia un’utile spunto di riflessione per quei […]

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