Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

L’uomo affianca chi ha bisogno del suo aiuto

aprile1

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Me l’ha detto così, come se fosse un pensiero a cui non vedeva l’ora di dare luce, forma e significato.

Si è seduto, abbiamo parlato a lungo; il suo trapianto risale a sei anni fa. E’ passato tanto tempo. Ci incontriamo ancora, qualche volta, giusto per “tenerti aggiornata su come sto”, mi dice sempre. E’ un uomo pacato, di quelli che si definiscono buoni come il pane. Mai un tono più alto, sempre un livello di sopportazione al di sopra della media. Me lo ricordo ancora, disteso sul letto dell’Unità Trapianto Midollo (UTM) ad attendere che il tempo passasse. Guardava per intere giornate il soffitto, amava rimanere concentrato nei suoi pensieri. Non era depresso, era ed è semplicemente fatto così: calmo fino al midollo. In quegli anni di terapie mi appariva come un uomo molto semplice, ma immancabilmente mi diceva una frase che andava al di là delle mie aspettative. E’ per questo che nel tempo ho imparato ad ascoltare le sue verità: inattese e profonde. Così è successo anche l’altro giorno. Mi ha detto:

“Mi dispiace portarti via del tempo che potresti dedicare a chi sta peggio”

“A me fa piacere incontrarti e sapere come stai. Ogni tanto mi viene in mente qualcuno che non vedo da tempo, che è guarito, che è fuori da qua e mi piacerebbe sapere se vive pienamente la sua nuova occasione. E’ complesso anche stare bene, perché dopo un trapianto può rimanere dentro la paura di ammalarsi di nuovo e poi, ti dirò, ci si affezziona alle persone quando si incontrano e si seguono per anni”

“Seguire … voi psicologi, i medici, a volte anche gli infermieri, usate spesso la parola seguire, ma è sbagliata, sai?”

“Non va bene?”

“Non va bene per nulla” afferma con tenerezza, comodamente seduto sulla sedia, un po’ rosso in volto, perché sa che mi vuole spiegare qualcosa a cui io non ho mai pensato.

“Non ti offendere se ti dico una cosa”

“Non mi offendo”.

“Sono i cani che seguono, perché stanno sempre un passo dietro al padrone, ma i medici gli infermieri e voi psicologi non siete mai un passo indietro, mai un passo avanti, siete sempre al nostro fianco … voi non ci seguite, ma ci accompagnate e noi sappiamo che vi possiamo trovare sempre lì …”

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