Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Il potere terapeutico di un gelato

maggio3

Unknown

Prima d’entrare nella sua stanza di degenza, mi chiesi: “E ora cosa ci diciamo?” Era ricoverato da tanti giorni, informato su tutto, esausto e inappetente: insistere, perché mangiasse, non era servito a nulla. Voleva andare a casa, ma doveva rimanere chiuso in quella camera ancora per quattro giorni. Quattro giorni sono pochi? Quattro giorni sono tanti e molto lunghi per chi si trova chiuso, in isolamento da più di venti giorni, senza possibilità di sentire l’odore dell’aria. Lo trovai al telefono che stava lamentandosi, perché, il giorno precedente, era riuscito a mangiare solo un gelato: “Capisci come sono ridotto, solo un gelato sono riuscito a mangiare ed ora ho finito pure quelli! Adesso ti devo lasciare che c’è la dottoressa!” Riattaccò bruscamente la cornetta. Mi salutò dicendo sgarbatamente: “Sono senza gelati, non sopporto più nulla e nessuno, non ce la faccio più!” Allora gli dissi: “Se mi fa un sorriso le vado a prendere un gelato qua fuori, al distributore …” Lui, così austero nei nostri colloqui, mi sorrise immediatamente. Sapevo di usare una frase fuori dagli schemi, ma chi lotta per la possibile guarigione è già fuori dai soliti schemi. Quello era senz’altro il momento di insistere, allora aggiunsi: “Anzi, ho un affare da proporle …” “Che affare?” mi rispose. “Ora io esco e le vado a prenderle tre gelati da mettere in congelatore e lei mi garantisce di resistere nei prossimi giorni, senza avvilirsi, mantenendo la speranza necessaria che uscirà di qua, presto, con le sue gambe”. Guardò fuori dalla finestra. Lo conoscevo bene da sapere che era un uomo di parola e non poteva promettermelo senza pensarci, poi mi disse: “Ci sto!”  “Allora corro!” Mi alzai e, stringendogli la mano aggiunsi: “Affare fatto! Mi piace fare affari con lei, perché so che manterrà la parola data!” Non avevo soldi con me e quindi andai dalla sua dottoressa:  “Ho da proporti un affare, un ottimo investimento!”  Le raccontai del patto e lei, affondando la mano nelle tasche alla ricerca di qualche euro, rispose: “Ma compragliene anche quattro, purché resista!”  Davanti al distributore telefonai a quel signore per non sbagliare gusto. Quello, per lui, non era solo un gelato, ma l’anticamera della libertà. Tornai per dirgli: “L’affare che lei aveva con me è ora passato alla sua dottoressa … non avevo soldi e allora ho chiesto a lei il finanziamento e la sua dottoressa ha ritenuto che fosse un ottimo investimento, anzi ha talmente creduto nel progetto che ha finanziato per quattro gelati!” Come si svolsero i fatti fu terapeutico, perché lui sorrise nuovamente e mi rispose: “Io ora mi sdraio, tra poco mi portano il pranzo ed io mi sforzerò di mangiarlo … mi sforzerò, mangerò poco, ma ci proverò … poi dopo … mangerò il gelato della dottoressa … glielo dica per favore!”

 

 

 

One Comment to

“Il potere terapeutico di un gelato”

  1. On gennaio 11th, 2014 at 21:16 silvana binda Says:

    Conosco quel senso di costrizione in una stanza senza sentire l’aria fuori, aspettando solo il momento di andarsene. Io quando vado a fare i controlli e passo sotto la stanza in cui sono stata pur non alzando lo sguardo avverto un senso di ansia e paura di tornarci. Vivo giorno per giorno.

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