Jennifer Denise Cheslock

Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

La conversione di Fidel Castro

Aprile17

E’ dei giorni scorsi il dubbio sulla conversione di Castro.

Come se fosse possibile saperlo. 

Quello che accadrà tra Dio e lui lo conosceranno solo i diretti interessati.

Castro ha 85 anni ed io, tempo fa, ho conosciuto, pochi mesi prima che morisse, un ateo convinto proprio di 85 anni. Arrivato vicino ai suoi ultimi giorni, quando lo stava già lasciando la forza del corpo, ma non quella della mente, mi confidò d’avere un grande dubbio:

“Per tutta la vita sono stato ateo … convinto … non mi sono mai comportato male verso il prossimo, ho amato profondamente mia moglie, non l’ho mai tradita, ho amato i miei figli ed ho cercato di fare del mio meglio per loro … ma non ho mai creduto in Dio, perché per me non esiste, o meglio non esisteva. In questi giorni ci sto pensando molto e sono in difficoltà … mi piacerebbe crederci ma se incomincio a farlo ora sembra che lo faccia per interesse e poi, se lui esiste veramente, mi sembra di mancargli di rispetto! Cosa ne pensa di questo dottoressa?”

“Io sono cattolica praticante e cerco di fare quello che lei è riuscito a fare per tutta la vita  senza credere in Dio … la sua fede è stata più rivolta all’uomo che a Dio … mi sa tanto che se Dio esiste, e secondo me esiste, lei sia molto vicino a Lui per avere amato l’uomo, che è una sua creatura, quindi è come se lei avesse amato Lui … mi sembra che tutto il suo stile di vita sia stato un atto di fede e mi sa tanto che abbia più fede di quanto non creda anche per la sua volontà di non mancargli di rispetto proprio ora  … io non avrei paura di mancare di rispetto a qualcuno che secondo me potrebbe non esistere …”

Il signore rimase in silenzio qualche secondo, poi mi guardò dritto negli occhi e mi disse:

“Spero tanto che lei abbia ragione …”

 

Chissà cos’avrà pensato quell’uomo poco prima di morire, chissà cosa penserà Castro, chissà cosa penseremo tutti.

Il bello della vita è che si è sempre impegnati a scegliere, anche nell’attimo della morte, quando tutto sembra procedere al di là della propria volontà.

Abidal ed altri sportivi contro il tumore

Marzo16

Vi rimando a questo articolo http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=186026&sez=HOME_PERSONE dove potrete leggere numerosi nomi di atleti che hanno fatto dello sport la loro vita e della vittoria sul cancro e altre malattie la loro missione.

Persone che hanno saputo mettere a disposizione del mondo il loro esempio per incoraggiare chi la malattia la porta addosso e deve imparare a gestirla insieme alla propria famiglia.

In questi dieci anni di attività ho potuto assistere ai “giganti” passi della medicina. Malattie difficili da superare sono diventate possibili conviventi del quotidiano, sempre complicate psicologicamente, ma più sopportabili fisicamente.

Abidal è un importante esempio, a lui la mia stima e il mio in bocca al lupo!

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Lucio Dalla: grazie!

Marzo3

Un signore mi ha detto di essere rimasto molto impressionato dalla morte di Lucio Dalla e mi ha domandato:

“E’ così assurdo che soffra per questo?” 

“Se sta così male, anche se non lo conosceva di persona, è perché è stato importante per lei ed immagino che, in qualche modo, sia stato un suo compagno di viaggio”

“Già … anche se so di avere problemi ben diversi e che dovrei essere triste per altro, le sue canzoni hanno segnato momenti importanti della mia vita”.

Il pensiero di quel signore è simile a quello di molti.

Si può non conoscere direttamente una persona, ma quella stessa persona, con il suo lavoro, acquista un proprio spazio nell’animo di quanti la stimano. E poi, quando viene a mancare, ci si accorge che la parte di sé che è legata a lei deve trovare una sua espressione e collocazione.

Quali saranno le espressioni e le collocazioni che daremo a Lucio di quelle parti del nostro animo che gli abbiamo concesso?

Quello che Facebook ci sta già dimostrando.

In tanti stanno rilanciando sul social netwoork le sue canzoni e scelgono in base a quelle che amano di più, perché da queste si sentono meglio rappresentati.

Quello che sembra essere uno spontaneo tributo all’uomo, si associa alla condivisione del dispiacere per la perdita e diventa qualcos’altro: è la riscoperta di una parte di noi che sente il bisogno di manifestarsi, probabilmente per riconoscenza a chi ha contribuito a farcela sentire e riconoscere.

Nel nostro quotidiano non pensavamo a Lucio Dalla come ad una persona cara che ci ha aiutato a diventare grandi.

Adesso, però, ci siamo accorti che anche grazie a lui abbiamo pensato a come cambiare il mondo se fossimo stati Angeli.

Ed ora, lui stesso, è diventato un nostro Angelo e, a modo suo, parlerà con Dio.

Se io fossi un Angelo

Se io fossi un angelo 
chissà cosa farei 
alto, biondo, invisibile 
che bello che sarei 
e che coraggio avrei 
sfruttandomi al massimo 
è chiaro che volerei 
zingaro libero 
tutto il mondo girerei 
andrei in Afganistan 
e più giù in Sudafrica 
a parlare con l’America 
e se non mi abbattono 
anche coi russi parlerei 
angelo se io fossi un angelo 
con lo sguardo biblico li fisserei 
vi do due ore, due ore al massimo 
poi sulla testa vi piscerei 
sulle vostre belle fabbriche 
di missili, di missili 
se io fossi un angelo, non starei nelle processioni 
nelle scatole dei presepi 
starei seduto fumando una marlboro 
al dolce fresco delle siepi 
sarei un buon angelo, parlerei con Dio 
gli ubbidirei amandolo a modo mio 
gli parlerei a modo mio e gli direi 
” Cosa vuoi tu da me
I potenti che mascalzoni e tu cosa fai li perdoni
ma allora sbagli anche tu” 
ma poi non parlerei più 
un angelo, non sarei più un angelo 
se con un calcio mi buttano giù, 
al massimo sarei un diavolo 
e francamente questo non mi va 
ma poi l’inferno cos’è 
a parte il caldo che fa 
non è poi diverso da qui 
perché io sento che, son sicuro che 
io so che gli angeli sono milioni di milioni 
e che non li vedi nei cieli ma tra gli uomini 
sono i più poveri e i più soli 
quelli presi tra le reti 
e se tra gli uomini nascesse ancora Dio 
gli ubbidirei amandolo a modo mio 
a modo mio…

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Sanremo 2012: Simona Atzori

Febbraio18

Mi piace l’idea di ringraziare la RAI, gli organizzatori di Sanremo e Gianni Morandi, per aver dato a tutti noi l’opportunità di conoscere e vedere la bravura e l’eleganza di Simona Atzori, la ballerina senza braccia che ieri sera si è esibita sul palco dell’Ariston.

Il suo esempio ci fa crescere e ci permette di fare vedere e di dire ai nostri figli che l’inimmaginabile è possibile, ma occorre avere fantasia, determinazione e, soprattutto … coraggio!

Simona Atzori è una forza della natura che dimostra quanto sia possibile andare oltre ai limiti umani e che i veri limiti umani sono quelli dentro ai quali rischiamo d’ingabbiarci con le nostre paure.

Bravissima Simona!

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Steve Jobs: siamo già nudi?

Ottobre9

About Razza75 mi ha scritto un messaggio privato che riporto con la sua autorizzazione.

Stamattina, leggendo della morte di Steve Jobs, ho trovato questa sua citazione:

“Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare le trappola di pensare di avere qualcosa da perdere … Siete già nudi”

Mi ha ricordato un po’ il tuo post su Chavez

Le parole di Jobs fanno parte del suo discorso ai neolaureati di Stanford.

Verosimilmente Jobs si riferiva a cose materiali ed accentuava per tutto il discorso l’importanza di credere in se stessi e nei propri sogni.

E’ un bell’insegnamento, soprattutto perché viene da un uomo che più volte è caduto, ma è sempre stato in grado di rialzarsi.

Al momento stesso della nascita è stato rifiutato dai primi genitori adottivi … poi gli è andata decisamente meglio, perché ha trovato la famiglia Jobs.

A differenza di Steve Jobs, però, penso che siano le singole persone a scegliere quanto, come e quando sentirsi veramente nudi ed avere freddo, perché vulnerabili alle avversità della natura.

Nessuno sarà mai veramente nudo se comprenderà il valore, il significato ed il potere della relazione umana.

Questo è il miglior investimento che si possa fare!

Investire nelle relazioni ha costi molto elevati, perché richiede una rinuncia ad una parte di sé per andare incontro all’altro. La capacità d’investire su quelle che si pensa siano le persone giuste per se stessi porta a non accontentarsi di qualcuno  che riempie il vuoto della solitudine.

Non si ha il tempo per relazioni non significative e nel caso in cui si decidesse di utilizzarlo in una direzione che porta poco frutto, è sempre e comunque una scelta personale.

Le relazioni non lasciano mai veramente nudi quando si è in vita e sopravvivono quando si muore. In mezzo, tra la vita e la morte, permettono di migliorarsi.

Chiunque si trovi in difficoltà, nel momento del bisogno, ha la possibilità di ritrovare nella propria memoria qualcuno che, nell’arco della sua vita, gli ha trasmesso un insegnamento utile.

Si è alla continua ricerca di esempi da seguire, a volte li si cerca lontano (tipo in Jobs), ma se ci si ferma li si può trovare molto vicino, in qualcuno che si conosce.

Chi ha una malattia mi racconta di temere di non farcela ed alla mia domanda su chi ricorda che abbia dovuto passare per una strada di sofferenza simile alla sua, mi risponde: “mio padre … mia madre … mio fratello … un mio amico …”

E’ sulla somiglianza e sulla differenza con una determinata persona che ognuno può riflettere su se stesso e riconoscere quelle specifiche personali capacità che gli consentiranno di fare fronte ai propri bisogni.

Oggi  si guarda a Steve Jobs come faro nella notte, ma ci si scorda che chiunque ha la responsabilità di illuminare chi gli vive accanto; ci si scorda che chiunque può essere un punto di riferimento per il proprio prossimo, può essere un esempio di resilienza.

A Steve Jobs il merito di aver reso possibile l’impossibile e non mi riferisco alla mela, ma alle difficoltà fisiche e psicologiche che ha dovuto trasformare da limite in possibilità.

A chiunque il merito di comprendere l’importanza del proprio esempio nella società.

Grazie About Razza75 … di tutto …

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Un’eredità da Anna Staccato Lisa

Ottobre6

Anna Staccato Lisa ci ha lasciato un’importante eredità, quella di poter parlare e scrivere della malattia via internet.

Anche altri l’hanno fatto prima di lei, ma ad Anna va il merito di essere stata adottata da La Stampa.

Verosimilmente questo ha un valore aggiunto, perché è il riconoscimento sociale di un interesse per argomenti di cui difficilmente si riesce a parlare nel mondo dei sani, ovviamente da maneggiare con cura … esiste ancora una resistenza nel condividerli …

Credo che tutti noi che lavoriamo nell’ambito della cura e del prendersi cura (malato, familiare, medico, infermiere, psicologo) abbiamo la responsabilità del creare cultura, del permettere di aprire discussioni e confronti fra tutti coloro che sono interessati … senza aspettare di essere colpiti dalla malattia …

Il creare cultura è nel senso di coltivare il pensiero della possibile malattia e quindi della possibilità di fare fronte alla malattia con le proprie capacità … nessuno è esente dai traumi della vita (malattia, separazioni, divorzi …) ed occorre allenarsi per fronteggiarli al meglio delle proprie capacità e possibilità.

Si può creare cultura narrando di malattia, salute, morte, vita … che non è altro che il nostro quotidiano

E’ bene lasciarsi preparare, senza allarmismi, in modo da essere resilienti nel caso in cui ce ne fosse bisogno.

… mi mancherà la pagina di Anna Staccato Lisa … un bacio …

Nives Meroi: Buon Compleanno!

Settembre17

Oggi voglio fare gli auguri di compleanno a Nives Meroi per i suoi 50 anni.

Ho letto la sua storia quest’estate quando, insieme al marito Romano Benet, ha dato l’annuncio di riprendere l’attività alpinistica che li ha resi famosi in tutta Italia (e non solo) per i loro successi.

Ho atteso il 17 settembre per scrivere di lei, ma forse è meglio dire di loro.

Un paio d’anni fa Nives e Romano, mentre stavano compiendo la loro dodicesima impresa scalando il Kangchenjunga, cima di oltre 8000 metri d’altezza, hanno dovuto fermarsi e tornare al campo. Romano non riusciva ad andare avanti; in seguito gli è stata diagnosticata una malattia ematologica. Lui voleva che Nives proseguisse la sua impresa, perché per lei sarebbe stato un record mondiale per il numero di vette raggiunte da una donna oltre gli ottomila metri senza ossigeno.

Nives, però, ha voluto tornare a casa con il marito come a dire che il senso di una vittoria è nella condivisione e non solo nel raggiungere l’obiettivo.

Insieme hanno atteso due anni, perché Romano si curasse e potesse essere in grado di ripartire.

Una storia d’amore come ce ne sono altre, l’unica differenza è … nell’alta quota!!!

Buon compleanno Nives!

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Vasco Rossi: … Eh … già …!

Settembre8

Un tempo al Signor Rossi facevamo dire e fare di tutto e di più. Oggi sembra che non sia più così.

Il Signor Rossi non può più esprimere opinioni né essere portato ad esempio.

Già! … perché il Signor Rossi di nome fa Vasco ed allora non è più il nominatissimo Signor Rossi, ma è il mitico Vasco Rossi.

Vasco ha dichiarato a Vanity Fair che non si curerebbe se avesse un cancro.

La sua dichiarazione ha attirato l’attenzione di chi combatte contro il tumore ogni giorno come medico, in questo caso il Professor Umberto Tirelli.

Ringrazio entrambi, perché mi permettono di riflettere sull’importante tema della scelta: curarsi o non curarsi?

Questo è il problema.

Quotidianamente i professionisti (medici, psicologi, infermieri) cercano di fare del proprio meglio per sostenere le persone che intraprendono il difficile e duro lavoro del malato e di chi gli vive accanto. Non è scontato scegliere di curarsi ed è difficile e complicato procedere nel percorso di cura, perché è facile cadere nello sconforto causato dall’alternanza di successo, impasse ed insuccesso.

Da sempre le frasi di chi ha potere mediatico fanno temere possibili condizionamenti a chi si trova già nella difficoltà della scelta.

Le parole di Vasco sono state riportate dai giornali senza particolari approfondimenti in merito al contenuto espresso.

Se ce ne fosse stata la possibilità, forse, si sarebbero chiarite le sue motivazioni e verosimilmente si sarebbero dati altri significati alla sua certezza.

Per fortuna ai malati si parla direttamente e se qualcuno di loro dovesse motivare la scelta del non curarsi dicendo “Anche Vasco non si curerebbe” , il professionista potrà sempre approfondire il colloquio domandando “Ma perché ha bisogno di giustificare le sue scelte con le parole di chi non la conosce e non sa nulla di lei?”

Magari Vasco, con il suo parlare, ha dato un’occasione in più di confronto … chi può dirlo? …

Di solito, tra i miei assistiti, quelli che non vorrebbero curarsi mi dicono anche di non riuscire a tollerare l’idea che quelle cure, che potrebbero salvarli, siano le stesse che li faranno stare male  … che difficile contraddizione da accettare, quella dello stare male per stare bene! …  forse Vasco voleva solo dire che teme la sofferenza della cura, come qualsiasi altro malato … chissà … in ogni caso occorre mantenere la fiducia nelle cure ed in chi le somministra, perché chi le affronta, trovando la forza in sé ed in chi sta lui accanto, può avere la soddisfazione della possibile guarigione …

 

 

Anna staccato Lisa: ognuno ha il suo “stile” di resilienza per far fronte al tumore

Agosto19

Anna Staccato Lisa, con il suo Blog, sta sensibilizzando l’opinione pubblica su come lei  vive il suo tumore e permette alla stampa di mezzo mondo (anche la BBC l’ha intervistata) di parlare di argomenti molte volte trascurati come le cure palliative, il dolore, l’idea della morte e molto altro ancora.

 

Anna Staccato Lisa è una persona da apprezzare e da valorizzare per la sua resilienza, ma non sentitevi meno capaci di fare fronte alla malattia se vi sembra di essere meno ottimisti di lei.

Ognuno ha il proprio stile di resilienza per fare fronte al tumore ed alle avversità della vita.

Non esiste un unico modo per affrontare il dolore e la malattia, ne esistono tanti e tutti verosimilmente validi, perché specifici per la singola persona.

L’importante è cercare di comprendere il proprio modo d’essere per valorizzare le proprie capacità di resilienza.

Ogni persona può mettere in atto comportamenti idonei alla situazione che sta vivendo, ma può accadere che non sia provvista della fiducia necessaria per credere in se stessa.

Tutti i malati e familiari fanno la loro parte ogni volta che con dignità e fiducia vivono, secondo il personale stile, il quotidiano e duro lavoro del malato e di chi gli sta accanto.

 

 

 

 

Anna Staccato Lisa si è sposata!

Agosto17

Anna Staccato Lisa l’ha fatto!

Anna Lisa ed Andrea si sono sposati valorizzando il presente, ricordando il passato e cercando di non farsi intimorire dal futuro.

In una società in cui prima di fare sembra che occorra pensare, soppesare, valutare ogni dettaglio di una scelta, il loro “Sì” suona Staccato dalla realtà, sembra appartenere ad un mondo in cui le cose capitano, ma si possono anche fare capitare:

capita una malattia, si può fare capitare, in cinque giorni, un matrimonio.

Auguri agli sposi e grazie ad entrambi per ricordarci, ancora una volta, che

la Vita è Bella!

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