Jennifer Denise Cheslock

Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

Genitori e figli: compiti per la scuola

febbraio23
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L’ultimo giorno delle vacanze di Natale chiedo a Costanza se ha finito tutti i compiti.

“Certo mamma!”

“Mi fai leggere le frasi che hai scritto?”
 
Doveva inventarne sei con le parole: familiare, gladiatore, genio, compagnia, cosciente e cielo.
Leggo.
 
“Non dirlo a nessuno è un segreto familiare!”
E qua riconosco le parole di mio marito e mie a proposito dell’essere riservati.
Vado avanti nella lettura.
 
“Wow! un gladiatore!” 
“Scusa Costanza, ma questa non mi sembra proprio proprio una frase.”
“Ma perché non la sai leggere tu. Guarda che ti faccio vedere!”
Prende il quaderno, sgrana gli occhi neri a più non posso e con un tono di voce stupito esclama:
“Wow! Un gladiatore!”
Mi verrebbe da voltarmi, perché per un attimo penso veramente d’avere un gladiatore alle mie spalle.
Vorrei ridere, ma non lo faccio.
 
Continuo a leggere.
“Non sfregare la lampada uscirà un genio”.
Lascio correre.
“Vorrei un po’ di compagnia.”
Non ci casco.
“Sei molto cosciente.”
Ha un suo perché.
“O che bel cielo!”
Di quest’ultima sono certissima che lei la leggerebbe da farmi pensare che ho il cielo in una stanza.
Perché devo commentare la sua creatività? Dopotutto io sono la mamma, mica la maestra.
 
Ho chiesto a Costanza l’autorizzazione a scrivere di quest’episodio, perché per entrambe può non rientrare nei segreti familiare.

Qual è la tua panchina?

novembre30

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C’è panchina e panchina:

quella che spaventa, perché qualcuno vorrebbe metterti in panchina;

quella che desideri, perché sei tu che vorresti andare in panchina;

quella che, per quanto ti sforzi di cercare, non riesci mai a trovare.

                                                                                          (Lisa Galli)

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Ognuno ha il suo ciuccio

settembre17

Ogni oggetto è prezioso

per il valore che gli si dà

e c’è chi si ostina a non rinunciarci

                                (Lisa Galli)

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Fai la scelta giusta!

settembre15

   A volte si mettono i piedi in scarpe belle da vedere,

ma scomode da portare (Lisa Galli)

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“Panta rei”, tutto scorre

aprile10

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Sola in casa, stavo preparandomi per andare ad un convegno a Piacenza dove ero stata invitata a parlare. Mia mamma venne a salutarmi e, come fa sempre, cercò d’incoraggiarmi alleggerendo la mia tensione. Mi chiese: “Sei agitata?” La tranquillizzai: “No mamma, sono contenta perché ho scoperto una strategia per stare calma quando parlo in pubblico: pensare che tra cento anni nessuno si ricorderà che io sia esistita. Sono un genio, vero mamma?” E la guardai riflessa sullo specchio del bagno mentre mi mettevo il mascara. Lei, alzando le sopracciglia e abbassando lo sguardo con espressione dubbiosa, rispose: “Anche prima di cent’anni …”

“In effetti, hai ragione, ho esagerato, anche tra cinquant’anni …”

“Anche prima …”

Chiusi il mascara; continuammo a parlarci, guardandoci allo specchio.

“Dieci …?” chiesi, pronunciando il numero velocemente e a bassa voce, chiudendo un occhio e spalancando l’altro come quando si sa di dire una cosa esagerata.

“Anche prima …”

“Beh mamma, dimmi tu allora, tra quanto si saranno dimenticati di me?”

“Guarda Lisa, tra dieci giorni è Natale e, secondo me, quando avranno tutti i piedi sotto il tavolo per mangiare i tortellini …” si interruppe, guardò i miei occhi sullo specchio e con un sospiro finì la frase “… ecco! … per allora si saranno dimenticati di averti ascoltata oggi … già da qualche giorno!”

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Buon compleanno alla nostra AMICIZIA

marzo9

Torta per le mie amiche

Le frasi suscitano emozioni. 

Il potere delle parole e di come si possono pronunciare e scrivere.

Una sera la mia amica del liceo mi invita a cena a casa sua con altre compagne di classe. La nostra amicizia è iniziata dietro i banchi di scuola e da allora ne abbiamo fatta tanta di strada insieme. Le poche volte che riusciamo ad incontrarci siamo in sei. Ognuna fa un lavoro diverso, ha una situazione familiare diversa, ma il sentimento dell’incontro è lo stesso per tutte. Dato che il giorno dopo è il mio compleanno, mi fermo in gelateria e compro una torta. Sono veramente felice di vederle e per me è come se avessi ricevuto un regalo di compleanno. Chiedo alla gelataia di scrivere sulla torta una dedica. La ragazza è giovane, con i capelli corti e biondi, gli occhi blu e un sorriso simpatico. Appoggia la torta che ho scelto sul bancone poi mi chiede cosa deve scrivere.

“Buon compleanno alla nostra amicizia” le rispondo con convinzione.

Lei, per una frazione di secondi, rimane immobile fissandomi con le guance che arrossiscono lievemente. Io le faccio un cenno di domanda alzando le sopracciglia e allargando gli occhi. Ho capito che la mia frase non le é stata indifferente. Lei torna in sé, impugna con delicatezza la tasca da pasticcere o sac à poche, per dirla alla francese. Osserva lo spazio che ha a disposizione, prende bene le misure e procede con grazia a dare alla cioccolata, che scende dalla bocchetta decorativa, la forma delle lettere.

Io continuo a notare la concentrazione e la cura del suo fare. Ho visto poche volte l’evidenza di tanta passione e sentimento. Ammiro l’arte del suo scrivere. E’ evidente che crede nelle parole che le ho detto. Quando arriva alla parola “amicizia” la scrive tutta in lettere maiuscole, senza che io glielo abbia chiesto.

Mi incuriosisce: “Tu credi molto nell’amicizia, vero?”

“Moltissimo”

“Lo vedo per come ti stai impegnando”

“Io, senza la mia migliore amica, sarei assolutamente persa; nei momenti brutti è sempre lei che mi ha aiutato e mi aiuta.”

 

 

 


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“Cerca sempre almeno tre strade …”, come dice Paola Mirella Gilioli

marzo6

Ho vinto un premio. Sono arrivata seconda al Concorso letterario nazionale “Un ponte sul fiume guai”con un racconto inedito. E’ un concorso che viene organizzato tutti gli anni dall’Associazione Moby Dick e la premiazione avviene nel palazzo della Provincia a Roma, Palazzo Valentini.

Fa sempre piacere essere premiati, ma quello che mi soddisfa maggiormente è che l’incoraggiamento a partecipare mi sia arrivato da una collega più esperta che mi ha formato professionalmente e umanamente. Il professionale e l’umano sono due aspetti imprescindibili in qualsiasi lavoro. Non è scontato incontrare sulla propria strada professionisti che provino a formarti su entrambi i livelli. A me è capitato più di una volta. Quella che, però, l’ha fatto dimostrando maggior fiducia nelle mie potenzialità, è Paola Mirella Gilioli, psicologa-psicoterapeuta che mi ha formato durante i miei quattro anni di specializzazione in psicoterapia sistemica-relazionale presso il Dipartimento Materno-Infantile di Correggio (Re).

Di tutti gli insegnamenti, e sono molti, quello più prezioso che ritroverete più volte in Guido Speranza, è di cercare sempre almeno tre strade quando si è a un bivio della vita, quando gli eventi ti impongono una scelta. Mai due. Il due rappresenta il bianco o il nero, il sì o il no, il bello o il brutto, il buono o il cattivo. Ma il tre è tutta un’altra faccenda. Il tre, si sa, è la perfezione. Gli insegnamenti di chi consideri un tuo mentore non vanno mai perduti, ti si infilano nella mente attraverso la sua voce, che ben conosci e che con fantasia ricordi. Almeno, a me capita così. A volte, durante i colloqui, quando mi sembra di essere bloccata dentro una storia di malattia e non riesco a vedere strade alternative, mi domando:

“Ma Mirella cosa direbbe ora?”

“Cerca la terza strada, non ti accontentare di quello che ti viene raccontato, la storia può essere osservata anche da un altro punto di vista …”

E così, al signore che si lamentava con me della moglie che vede sempre la vita come un bicchiere mezzo vuoto, mentre lui lo vede mezzo pieno, ho fatto notare che il bicchiere può anche essere visto a metà. E’ altrettanto realistico. Perché sapete cosa c’è?  Quando ad una persona malata viene detto che, dopo le cure, si trova in remissione completa di malattia “e che ora sta bene, ma la malattia potrebbe tornare e occorre aspettare cinque anni per dichiararla guarita” mi chiedo sempre:

“Ma il bicchiere, davanti a questa notizia, per il malato, com’è?”

Mezzo vuoto e/o mezzo pieno e/o a metà, è tutte e tre, a seconda del momento.

E sulla strada di Roma, mentre andavo a ritirare il mio premio,  mi è arrivato un messaggio di Mirella (me li invia sempre quando devo fare qualcosa di importante) che diceva:

“… Abbraccio e sono più che fiera di te …”

Ho pensato alle tre strade che aveva davanti quando mi ha conosciuta come sua specializzanda:

formarmi senza convinzione, formarmi perché lo doveva fare, formarmi perché credeva in me.

Sono passati tanti anni da allora, ma lei si prende ancora cura della mia formazione accontentandosi di un semplice mio “Grazie”.

Tratto dal blog Guido Speranza

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Seconda puntata di Guido Speranza

gennaio17

E’ uscita la seconda puntata di Guido Speranza, “La malattia: una mia parte, non tutta la mia persona” . Guido vi aspetta con i vostri commenti!

 

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Guido Speranza è il nuovo blog d’autore per la Gazzetta di Modena

gennaio16

Udite, udite, cari lettori, c’è una grande e bella novità!

Una delle categorie che in questi anni ho scritto in queste pagine è diventata un blog d’autore per la Gazzetta di Modena: Guido Speranza.

E’ proprio così, il mio personaggio di fantasia da oggi acquista una vita indipendente da “Quando la vita cambia colore” e lo potrò scrivere per la testata giornalistica della mia città. Questo mi rende molto felice, perché sono convinta che la storia di Guido Speranza possa essere utile a molti in un confronto per somiglianza e differenza. Spero proprio che lo seguirete in massa e che lascerete i vostri utili consigli, come avete fatto in questi anni.

Continuerò a scrivere anche  su Quando la vita cambia colore. Sono convinta che il virtuale possa permettere a molte persone, che per motivi diversi non accedono ad un percorso di sostegno psicologico, di poter portare avanti un personale percorso introspettivo.

Ringrazio molto la mia amica Rossana Vandelli che, con la sua abilità grafica, è riuscita a dare un volto a Guido Speranza. Appena l’ho visto ho capito che era lui, spero che lo sosterrete nel suo cammino di vita.

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Ringrazio la Gazzetta di Modena, in particolare il Direttore Enrico Grazioli e il giornalista Andrea Marini che credono nel progetto di Guido Speranza. Oggi, sulla Gazzetta di Modena, nella sezione cultura, troverete la descrizione del progetto e la prima puntata.

 

Mai ultima …

dicembre9

I genitori devono trovare l’occasione di lasciare in eredità frasi che faranno sentire i figli amati e forti e preziosi anche quando loro non ci saranno più.

 

Una sera a cena, avrò avuto quindici anni, dissi a mio papà che avevo incontrato un suo amico:

“Mi ha detto di salutarti e mi ha chiesto se ero l’ultima dei tuoi figli”

“E tu cosa hai risposto?” 

“Che ero l’ultima”

Mio padre era un uomo molto silenzioso, ma quella volta colse l’occasione per lasciarmi in eredità una frase:

“Tu non sei ultima, sei la quinta, sei la mia  figlia più piccola, ma non sei ultima …”

Io ribattei:

“Beh … sono la quinta, sono la più piccola, ma sono anche l’ultima nata …”

Immediatamente cambiò il tono di voce e con solennità, per sottolineare che mi stava affidando un insegnamento da custodire con cura, mi disse:

“Promettimi una cosa: non permettere mai a nessuno di dire che sei ultima, perché la parola ultima dà un’idea di avanzo, ma per me e per tua madre, tu, ultima, non sei mai stata, non lasciare che gli altri lo dicano di te … promettimelo … promettimelo anche se ora non ne capisci il motivo!”

Glielo promisi pur pensando che stesse esagerando.

Quando ero incinta di mia figlia più piccola (la quarta) alcune persone perdevano tempo a commentare con commiserazione la nostra fortuna.

Il giorno in cui è nata Nina, mi è tornata in mente la promessa fatta a mio padre e questa volta l’ho compresa bene e, stringendo mia figlia tra le braccia, le ho sussurrato all’orecchio:

“Non permettere mai a nessuno di dire che sei ultima, per me e tuo padre sarai sempre la più piccola, la quarta, ma mai ultima!”

Così le avrebbe detto il nonno, anche se da quattordici anni non c’è più.

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