Jennifer Denise Cheslock

Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

K.Lit: Festival dei Blog Letterari

Luglio7

Non so come abbiano fatto, ma devo veramente fare i complimenti agli organizzatori del Festival. In questo momento sono in Piazza Chilesotti, ma ci sono altri sei punti attivi che accolgono relatori, intervistatori e moderatori. Thiene e’ proprio una bella cittadina ed in questa bomboniera di vie e monumenti e’ bello esserci. Tutti siamo accomunati  dal piacere dello scrivere, del leggere e del farci leggere. Sto scoprendo mondi paralleli che non conoscevo e che trovo interessanti. Ringrazio Elena Spadiliero, giornalista freelance e Andrea Sesta, blogger, che mi hanno appena intervistata. Sono state piacevoli conversazioni.

 

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Tempo d’estate

Luglio3

Non prendiamoci mai troppo sul serio …

Tutti gli anni incontro Rosa sulla solita spiaggia del solito mare. Tutti gli anni è più magra, per le operazioni che ha fatto e per quello che ha sopportato durante l’inverno. Come sempre è con suo marito, sdraiata sotto l’ombrellone.

E’ l’ora più calda della giornata ed io sto rientrando in casa con i bambini e mia madre.

Ci vediamo e ci salutiamo.

Lei mi vede e si alza di scatto in piedi con un “Ciao Lisa!” entusiasta, ma subito si deve risedere; c’è molto caldo, la testa le gira “scusami, ma forse per il troppo sole ci vedo doppio …”, è mortificata. A mia madre dispiace vederla così scoraggiata e la rassicura immediatamente: “No, no, Rosa … non ci vede doppio, non si preoccupi, è proprio mia figlia che è così!”

Lei ride, le passa tutto subito: “Ma noooooo … cosa dice signora?!”

“E’ che mi dispiacerebbe che pensasse ad un sintomo, perché in questo caso non ci vede doppio, ci vede benissimo!”

Mentre torniamo in casa mia madre mi sussurra:

“Scusami sai, non volevo offenderti, ma hai visto che ha funzionato e a Rosa è passato tutto in fretta?”

“Sono contenta per Rosa, però adesso tu hai una  figlia depressa!”

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Vieni anche tu a Thiene?

Luglio2

Ci siamo!

Il 7 e 8 luglio tutti a Thiene (VI) per il Primo Festival Europeo dei Blog Letterari!

Il pensiero che anima la filosofia del festival porta all’incontro di letteratura e attività artistiche per interpretare, in modi diversi, un unico concetto chiamato Cultura.

Qua di seguito vi segnalo i miei interventi.

Sabato 7 luglio

  •  mi intervisterà Elena Spadiliero, giornalista freelance, sulla “Diversità ed abilità nell’uso della lingua” presso il Castello di Thiene dalle 10 e 30 alle 11;
  • mi intervisterà Andrea Sesta, blogger, su “Genitori e tutela dei minori” presso la Biblioteca Civica dalle 11 e 30 alle 12;
  • alle 17 sarò alla “Libroteca 42” per parlare del mio libro “Quando la vita cambia colore” e di questo blog.

Domenica 8 luglio

  • tavola rotonda su “Violenza sulle donne: una battaglia da vincere”, tema nazionale di studio Lions Clubs International. Tra i relatori anche l’avv. Cristina Balbi Presidente Comm. Comunale Pari opportunità di Vicenza. Il moderatore sarà Giovanni Turi, editor – (dalle 10 alle 10 e 30 Centro Città);
  • Tavola rotonda su “Blog e Malattia”. Tra i relatori anche la bioeticista e giornalista Chiara Lalli. La moderatrice sarà Elena Maino, ematologa – (dalle 16 alle 16 e 30 Castello di Thiene)

Vi aspetto con entusiasmo a Thiene e vi garantisco che è un’occasione da non perdere, perché gli incontri sono moltissimi, in sette diversi punti della città, e le attività extra sono molto interessanti, nonché gli eventi serali e notturni.

Allora, ci vediamo a Thiene!

 

 

 

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Filastrocca delle maestre

Giugno13

E’ proprio vero, in ogni professione tutti insegnano e tutti imparano.

Quello che leggerete è quanto ha scritto una maestra di mio figlio per lui ed i suoi compagni di classe. Il prossimo anno lei insegnerà in un’altra scuola e questo è stato il suo modo di salutarli.

 

Filastrocca delle maestre (Bruno Tognolini)

– Maestra, insegnami il fiore ed il frutto

– Col tempo t’insegnerò tutto

 

– Insegnami fino al profondo dei mari

– T’insegno fin dove tu impari

 

– Insegnami il cielo, più su che si può

– T’insegno fin dove io so

 

– E dove non sai?

– Da lì andiamo insieme, maestra e scolaro,

     un albero ed un seme 

     insegno ed imparo insieme perché 

     io insegno se imparo con te!

 

Grazie per tutto quello che mi hai insegnato!

Con affetto, la tua maestra

Maria

 

 

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La festa della mamma!

Maggio10

Mi metto avanti con i festeggiamenti ben sapendo che la festa della mamma è domenica.

Dedico questa storiella, che mi è stata raccontata sedici anni fa e ancora mi fa tanto divertire, alle mamme che leggono questo Blog, per farle sorridere un po’.

In rappresentanza di tutte le mamme, ne nomino tre:

la mia, perché sa dirmi sempre la cosa giusta al momento giusto;

mia sorella che vive a Londra, perché non si perde mai d’animo e sorride sempre ai suoi figli;

ed infine, ma non certo ultima, una mamma che non conosco personalmente, ma so essere  luminosa e presente come una Stella!

 

C’era una volta una mucca che alla mattina presto venne condotta al pascolo dal suo padrone.

Camminò tutto il giorno su e giù per la montagna.

Il contadino la lasciò riposare per poco tempo, perché aveva fretta d’arrivare a destinazione. 

La mucca non si lamentò mai, neanche una volta, anzi, mansueta come sempre lo seguì.

Sulla schiena, immobile, si fermò per tutto il viaggio una mosca. Ogni tanto si alzava in volo, ma subito dopo essersi appoggiata su ciò che la incuriosiva, tornava al punto di partenza.

Alla sera, quando finalmente la mucca esausta raggiunse la meta, si accasciò a terra e le venne naturale guardare la mosca che ancora era appoggiata su di lei e quella, sentendosi interpellata, disse sospirando: 

“Uffa, come sono stanca! Quanto abbiamo camminato oggi!”

Morale della favola:

grazie mamme, perché alla sera, quando come figli scendiamo dalle vostre schiene, non ci fate notare che ci siamo saliti!

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Oggi il mio Blog compie due anni!

Maggio3

Oggi questo blog compie due anni!

Non credevo d’avere tanta costanza e determinazione nel portarlo avanti. Non è semplice trovare il tempo di scrivere tutte le settimane, ma è esattamente come con un figlio: se non lo ami non riesci a crescerlo.

Esattamente come un figlio lo devi lasciare andare per il mondo nella speranza che riesca a dare alla vita il meglio di sè.

Amo questo blog, perché mi permette di riflettere sul mio lavoro, perché mi fa incontrare persone che non vedo, ma di cui percepisco l’affetto, perché è un angolo del mio mondo introspettivo.

Potrei continuare all’infinito con le mie motivazioni, ma sopra a tutte ce n’ è una a cui tengo in modo particolare.

Scrivere un blog ti concede emozioni simili allo scrivere un libro.

Sai che il tuo pensiero può raggiungere tante persone e speri di dire cose interessanti e utili per chi legge; contemporaneamente sai anche che la parola scritta attraversa il tempo, acquista una sorta di immortalità. Questa è un’idea esaltante, non perché voglia raggiungere l’immortalità fine a se stessa, ma perché voglio raggiungere i mei figli attraverso il tempo che passa.

Non oggi, ma un domani, quando incontreranno i problemi della vita (perché si incontrano sempre) spero che  troveranno qualche conforto negli scritti che lascio loro … così che la mia fatica di oggi, il tempo che tolgo a noi per scrivere, possa trovare un senso ed una forma per quel loro domani che verrà … in questo secondo anno di Blog è a loro che dedico il compleanno di Quando la vita cambia colore:

ai miei quattro figli, a loro che sono il futuro di mio marito e mio, con tutto l’amore che posso e oltre.

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Il mio segreto

Marzo26

Volete fare un bel regalo a voi stessi?

Organizzate una cena con i compagni delle elementari e, grazie a loro, darete nuovi significati a pezzi della vostra vita che vi hanno formato.

In seconda elementare mi sono fatta la pipì addosso.

Avevo alzato la mano per chiedere alla maestra se potevo uscire, ma lei non mi aveva considerata.

Ero andata alla cattedra perché mi vedesse, ma aveva continuato a spiegare la lezione.

Ero tornata al banco e lì mi ero lasciata andare.

Raccontai quanto accaduto solo alla mia famiglia.

In seguito, alle scuole medie, mi ero ritrovata in classe un compagno delle elementari che era stato con me fino alla terza.

Nel rivederlo avevo pensato:

“Accadicci! se Francesco G va in giro a raccontare della mia pipì, tutti mi prenderanno in giro!” 

Così lo evitai con gentilezza, in modo da passargli inosservata.

L’ultimissimo giorno della scuola media, quando ormai l’avevo fatta franca, lui mi era venuto vicino per domandarmi:

“Ti ricordi di quella bambina che alle elementari fece la pipì in classe?” 

“Sì!” risposi e pensai: “E’ finita!”

“Ti dico chi era?”

“Come preferisci …” ormai rassegnata all’inevitabile.

“Era la Silvia C”

“Silvia C ?!” ripetei sorpresa

Silvia C era l’ amica con la quale, alle elementari, giocavo sempre.

Approfittando della sua falsa memoria, chiesi:

“Ma dici davvero?” poi, sentendomi una vigliacca, aggiunsi:

“Secondo me non era lei …”

“Sì!!! … ne sono certo, mi ricordo benissimo!”

“Secondo me no …”

“Sono così convinto che ci metterei la mano sul fuoco!”

“Secondo me te la bruci!” dissi in modo secco per chiuderla lì.

Sono passati tanti anni da questi due episodi, ma finalmente l’altra sera ho rivisto Francesco G e Silvia C ed ho chiuso il cerchio.

Vi ricordate che vi avevo detto che stavamo organizzando una rimpatriata? Ebbene, ce l’abbiamo fatta!

Mentre stavo andando alla cena di classe delle elementari ho pensato:

“Ma io, a questi, stasera, cosa dico dopo trent’anni?”

Poi mi sono detta : “Mah! Ci volevamo bene allora, ci vorremo bene stasera!”

Ed in effetti è stato come se il tempo non avesse cambiato l’affetto.

A metà della cena mi è tornata in mente improvvisamente la storia della pipì: il segreto che ormai avevo rimosso.

In mezzo a tanti ricordi, mi è venuto spontaneo rievocarlo: “Vi ricordate quando in seconda elementare ho fatto la pipì addosso?”

In diversi, tra cui Silvia C, hanno risposto:

“Sì, avevi i pantaloni rossi quel giorno … ricordo i tuoi lacrimoni lungo le guance … quanto ci rimasi male a vederti piangere … ho sempre avuto paura che accadesse anche a me …” 

Impressa nella loro memoria non solo la scena, ma anche l’emozione vissuta.

“Io stasera devo chiedere scusa  a Francesco G ed a Silvia C …” ed ho vuotato il sacco.

Ma sapete la cosa più bella qual è stata, a parte le risate?

Ripensando alle loro parole, mentre tornavo a casa, mi è stato chiaro che per tutto il tempo delle elementari non mi avevano mai presa in giro, non perché avessero scordato quanto accaduto, ma perché mi volevano bene e si erano messi al mio posto ed erano stati male per me.

Ma io … questa cosa qua … non l’avevo mai capita.

Dopo trent’anni ringrazio commossa i bambini di allora attraverso gli adulti di oggi.

 

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Il Bacio Perugina

Marzo19

Oggi è la festa del papà e voglio raccontarvi una breve storia del mio.

Mio padre era un uomo molto riservato, parlava poco e per questo davo molto peso alle sue parole.

Alcune volte, da bambina, mi accompagnava a scuola. Aggrappata al dito della sua grande mano dovevo camminare veloce e, con gli occhi bassi, osservavo il suo passo che corrispondeva a due dei miei.

Finché ero piccolina e non prendemmo una macchina più grande, come quinta figlia, mi fu concessa la possibilità di primeggiare sui miei fratelli stando seduta davanti in braccio a mia madre. All’epoca non si viaggiava con le leggi e la sicurezza di oggi.

Ricordo che una volta, avrò avuto circa cinque anni, in un nostro viaggio estivo, probabilmente eravamo all’Isola del Giglio, diedero a tutti e cinque i figli un Bacio Perugina. I Baci Perugina di allora non erano così scontati come quelli di oggi.

I miei fratelli lo mangiarono, io chiesi ai miei genitori:

“Ne volete un morso?” 

Sinceramente la mia motivazione non era dettata dalla generosità, ma dal sentirmi in obbligo per la mia posizione: seduta su una ed al fianco dell’altro.

Mia mamma rispose di “No” (di questo ne ero certa), mentre mio padre disse di “Sì” e nell’annuire si allungò con la bocca aperta verso le mie dita che reggevano quel cioccolatino.

Pensai: “Non mi mangerà la nocciola ?! …” ed invece lui mirò a quella.

Il mio pianto disperato fu immediato.

Di quel Bacio di cioccolata mi rimase in mano un piccolo pezzo, nel cuore il dolore della perdita e nel ricordo l’insegnamento di mio papà:

“Mi dispiace averti fatto piangere, non era mia intenzione, ma ricordati sempre che nella vita non devi mai offrire nulla che non desideri veramente dare!”

Giuro che da allora prima di propormi nel fare o dare qualcosa ripenso alla bocca di mio padre e a quella nocciola non mangiata e sento nuovamente le sue parole, come un monito.

Grazie papà, ovunque tu sia!

Auguri a tutti i papà!

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La mia compagna di scuola delle elementari

Marzo6

Prima o poi i cerchi si chiudono e si capiscono tante cose

 

Ho incontrato una mia compagna di scuola delle elementari. Una persona che non vedevo da anni.

La ricordavo timida, un po’ impacciata e con poca iniziativa.

Ci siamo fermate a parlare, ci siamo aggiornate sulle nostre vite, poi mi ha raccontato un’episodio che mi ha sorpresa.

“Ti ricordi della nostra maestra di quarta e quinta?” mi ha domandato

“Certo che mi ricordo, era terribile!” le ho risposto.

“Sì, terribile … bhé, sono andata a trovarla!”.

“Cooooosaaaa hai fattoooooooo?! Non ci posso credere, ti trattava malissimo!”

“Allora ricordo bene che mi trattava male! Perché in tutti questi anni a volte mi sono anche venuti dei dubbi sulla mia memoria”

Ha precisato lei davanti al mio stupore.

“Trattava poi male tanti, era molto severa anche con me …” ho aggiunto  “diciamo che era esigente, anzi che non le andava mai bene niente … è stata dura, ma poi abbiamo vissuto di rendita alla scuola media! Ma perché sei andata a trovarla?”

“Era un mio problema irrisolto … mi aveva fatto stare così male che volevo rivederla, non per lei, ma per me, avevo bisogno di fare pace con lei per farla con me stessa … sono andata a casa sua ed ho suonato, lei è stata molto gentile, mi ha fatto entrare e abbiamo guardato le foto di classe …”

“Cioè: tu sei andata là, davanti a casa sua, dopo trent’anni e con il dito hai suonato il campanello così?”  Mentre parlavo ho mimato il gesto, perché volevo proprio essere sicura di capire quello che lei mi stava dicendo.

Non mi sembrava possibile che la bambina che ricordavo io potesse avere trovato tanta forza, coraggio e determinazione una volta diventata adulta ed ho fatto una domanda sciocca:

“Ma tu le hai detto qualcosa per come ti trattava alle elementari?”

“Certo che no! … non avevo bisogno di parlarle e chiederle spiegazioni, avevo solo bisogno di vederla e non sentire dentro di me la paura che mi faceva”

“E lei?” ho chiesto “Non ti ha domandato nulla sul perché tu fossi lì?”

“No, mi ha fatto entrare, abbiamo chiacchierato, poi l’ho salutata e sono andata via, non l’ho più rivista”

“E com’era lei?”

“Una vecchiettina gentilissima!” mi ha risposto sorridendo “dopo mi sono liberata per sempre di quella sensazione che mi aveva lasciata dentro … adesso che insegno so come non si devono trattare gli studenti!”

“Sei una grande, una grande donna! Io non avrei mai avuto il coraggio di fare una cosa così”.

Ci siamo salutate e prima di lasciarmi mi ha proposto:

“Perché non organizziamo la cena delle elementari?”

E adesso la stiamo organizzando, ma mi domando:

non era impacciata, timida e con poca iniziativa?

 

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A pranzo con gli zii

Febbraio26

Un ragazzo, lontano dall’Italia per curarsi, mi ha scritto che legge spesso il mio blog e che a volte ride e a volte pensa molto: gli fa compagnia.

Gli dedico questo piccolo racconto familiare, perché spero di farlo sorridere un po’, anche solo per pochi istanti.

 

Domenica scorsa ho lasciato i miei figli a pranzo da mia madre con lo zio A e la zia C.

Il giorno dopo, tornando a casa da scuola in macchina, la grande di 9 anni mi ha detto:

“Sai mamma che so che lavoro fa lo zio A? Gliel’ho chiesto e lui me l’ha detto!!!”

Sinceramente mi sembrava che dovesse saperlo già da un po’, ma sentendo il suo entusiasmo per la scoperta, per darle soddisfazione, le ho chiesto con enfasi:

“Dici davvvvverooooo?! Che lavoro fa?”

“L’Agente Segreto!”

Credetemi, ho fantasia, ma non ci sarei mai arrivata!

Quella di 5 ha sottolineato la scoperta con un “Sì, sì è vero!”

Quello di 7, seduto dietro di me, ha aggiunto:

“Peccato non poterlo dire a nessuno, l’abbiamo promesso allo zio A, mi sarebbe piaciuto dirlo a scuola ai miei amici!” Poi ad alta voce: “ Ma mamma ai nostri figli potremo dirlo?”

“A loro sì … ma Agente Segreto in che senso?”

Risposta della grande: “Che una volta ha salvato la Regina e la zia C ha detto che è vero, ma una volta sola …”

Ero in imbarazzo, perché non volevo far passare da bugiardi i miei fratelli, allora ho lasciato cadere il discorso per riprenderlo alla sera a cena, in modo che anche mio marito fosse a conoscenza del lavoro di suo cognato.

“Bimbi, dite al papà qual è il lavoro che lo zio A vi ha detto che fa?”

“L’Agente Segreto!” hanno risposto con entusiasmo.

E lui, alzando lo sguardo dal piatto e guardandomi dritto negli occhi, come se la nostra figliolanza non fosse presente, mi ha domandato:

“Allora adesso sanno anche di me?”

E’ proprio vero che non esistono limiti alla competizione …

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