Quando la vita cambia colore

di Lisa Galli: un blog per i malati, per i loro familiari, per chi li cura e per quelli detti sani

AIL Modena Onlus: un’associazione di volontari al servizio della città e della provincia

marzo24

Penso che possano essere delle iniziative significative.

Se riuscite a partecipare il confronto sarà più interessante. 

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Anna come tante, ma diversa da tutte

marzo19

Bussai e entrai nella sua camera di degenza. Anna, con l’ossigeno che l’aiutava a respirare, mi sorrise, con garbo e timidezza, come solo lei sapeva fare. Mi avvicinai per accarezzare la sua mano: “Sono passata a vedere come sta” .

Lei spostò leggermente la mascherina per essere ben compresa da me: “Ho letto il suo articolo sulla Gazzetta … un paio di settimane fa …”

Fece una pausa per trovare le parole che a volte si dimenticano, quando la saturazione dell’ossigeno nel sangue non è al 100%.

“Non si sforzi Anna, non ce n’é bisogno”

“E’ proprio come dice lei … mi è piaciuto, perché quelle cose che ha scritto le ho pensate anch’io”

“Allora continuo con Guido Speranza?”

“Continui …”

Le ultime parole che ci siamo scambiate.

Anna è una degli eroi della nostra epoca: persone sconosciute, che toccano la nostra vita; così umili, da non farsi notare. Sono loro però che, nonostante la sofferenza, riescono a valorizzare chi incontrano, incoraggiandolo nel presente, per il futuro che a loro non appartiene più.

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Caro Papa Francesco

marzo15

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Caro Papa Francesco,

l’altra sera ero incollata alla televisione per conoscerLa, come tutto il resto del mondo interessato all’evento.

Insieme a mio marito abbiamo invitato al silenzio, in modo molto deciso, i nostri figli, per poter ascoltare le Sue prime parole.

Le piccole, Costanza e Nina facevano un po’ fatica.

Quando ha detto: “Buonasera”, nostro figlio Sebastiano si è voltato verso suo padre e ha commentato a braccia aperte: “Ma papà, tutto qua? Era questa la prima parola che dovevamo ascoltare? Perché fino a lì ci riuscivo anch’io!”

Quando ha detto: “Ora vi chiedo di pregare …” nostra figlia Matilda mi ha chiesto:

“Ma mamma, in questo momento stanno pregando anche Emily, Marco e Rebecca a Londra?”, i suoi cugini inglesi.

Il giorno dopo, mentre stavo lavorando all’ospedale (sono una psiconcologa), la persona malata con la quale parlavo, mi ha detto: “Ieri sera anch’io ho pregato quando il Papa l’ha chiesto”. Nulla di straordinario nelle sue parole se non fosse che, la persona in questione, non è battezzata.

Oggi, ripensando un po’ a tutto questo, sono dell’idea che lo Spirito Santo abbia lavorato proprio bene, perché, carissimo Papa Francesco, nei primi dieci minuti del suo pontificato è stato capace di:

  • parlare con la semplicità di un bambino;
  • unire il mondo nella preghiera;
  • fare inginocchiare gli atei.

Se ha fatto questo in dieci minuti, chissà quanto altro ancora potrà fare …

Grazie e buon lavoro.

 

Con stima

Lisa Galli

 

 

 

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Buon compleanno alla nostra AMICIZIA

marzo9

Torta per le mie amiche

Le frasi suscitano emozioni. 

Il potere delle parole e di come si possono pronunciare e scrivere.

Una sera la mia amica del liceo mi invita a cena a casa sua con altre compagne di classe. La nostra amicizia è iniziata dietro i banchi di scuola e da allora ne abbiamo fatta tanta di strada insieme. Le poche volte che riusciamo ad incontrarci siamo in sei. Ognuna fa un lavoro diverso, ha una situazione familiare diversa, ma il sentimento dell’incontro è lo stesso per tutte. Dato che il giorno dopo è il mio compleanno, mi fermo in gelateria e compro una torta. Sono veramente felice di vederle e per me è come se avessi ricevuto un regalo di compleanno. Chiedo alla gelataia di scrivere sulla torta una dedica. La ragazza è giovane, con i capelli corti e biondi, gli occhi blu e un sorriso simpatico. Appoggia la torta che ho scelto sul bancone poi mi chiede cosa deve scrivere.

“Buon compleanno alla nostra amicizia” le rispondo con convinzione.

Lei, per una frazione di secondi, rimane immobile fissandomi con le guance che arrossiscono lievemente. Io le faccio un cenno di domanda alzando le sopracciglia e allargando gli occhi. Ho capito che la mia frase non le é stata indifferente. Lei torna in sé, impugna con delicatezza la tasca da pasticcere o sac à poche, per dirla alla francese. Osserva lo spazio che ha a disposizione, prende bene le misure e procede con grazia a dare alla cioccolata, che scende dalla bocchetta decorativa, la forma delle lettere.

Io continuo a notare la concentrazione e la cura del suo fare. Ho visto poche volte l’evidenza di tanta passione e sentimento. Ammiro l’arte del suo scrivere. E’ evidente che crede nelle parole che le ho detto. Quando arriva alla parola “amicizia” la scrive tutta in lettere maiuscole, senza che io glielo abbia chiesto.

Mi incuriosisce: “Tu credi molto nell’amicizia, vero?”

“Moltissimo”

“Lo vedo per come ti stai impegnando”

“Io, senza la mia migliore amica, sarei assolutamente persa; nei momenti brutti è sempre lei che mi ha aiutato e mi aiuta.”

 

 

 


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“Cerca sempre almeno tre strade …”, come dice Paola Mirella Gilioli

marzo6

Ho vinto un premio. Sono arrivata seconda al Concorso letterario nazionale “Un ponte sul fiume guai”con un racconto inedito. E’ un concorso che viene organizzato tutti gli anni dall’Associazione Moby Dick e la premiazione avviene nel palazzo della Provincia a Roma, Palazzo Valentini.

Fa sempre piacere essere premiati, ma quello che mi soddisfa maggiormente è che l’incoraggiamento a partecipare mi sia arrivato da una collega più esperta che mi ha formato professionalmente e umanamente. Il professionale e l’umano sono due aspetti imprescindibili in qualsiasi lavoro. Non è scontato incontrare sulla propria strada professionisti che provino a formarti su entrambi i livelli. A me è capitato più di una volta. Quella che, però, l’ha fatto dimostrando maggior fiducia nelle mie potenzialità, è Paola Mirella Gilioli, psicologa-psicoterapeuta che mi ha formato durante i miei quattro anni di specializzazione in psicoterapia sistemica-relazionale presso il Dipartimento Materno-Infantile di Correggio (Re).

Di tutti gli insegnamenti, e sono molti, quello più prezioso che ritroverete più volte in Guido Speranza, è di cercare sempre almeno tre strade quando si è a un bivio della vita, quando gli eventi ti impongono una scelta. Mai due. Il due rappresenta il bianco o il nero, il sì o il no, il bello o il brutto, il buono o il cattivo. Ma il tre è tutta un’altra faccenda. Il tre, si sa, è la perfezione. Gli insegnamenti di chi consideri un tuo mentore non vanno mai perduti, ti si infilano nella mente attraverso la sua voce, che ben conosci e che con fantasia ricordi. Almeno, a me capita così. A volte, durante i colloqui, quando mi sembra di essere bloccata dentro una storia di malattia e non riesco a vedere strade alternative, mi domando:

“Ma Mirella cosa direbbe ora?”

“Cerca la terza strada, non ti accontentare di quello che ti viene raccontato, la storia può essere osservata anche da un altro punto di vista …”

E così, al signore che si lamentava con me della moglie che vede sempre la vita come un bicchiere mezzo vuoto, mentre lui lo vede mezzo pieno, ho fatto notare che il bicchiere può anche essere visto a metà. E’ altrettanto realistico. Perché sapete cosa c’è?  Quando ad una persona malata viene detto che, dopo le cure, si trova in remissione completa di malattia “e che ora sta bene, ma la malattia potrebbe tornare e occorre aspettare cinque anni per dichiararla guarita” mi chiedo sempre:

“Ma il bicchiere, davanti a questa notizia, per il malato, com’è?”

Mezzo vuoto e/o mezzo pieno e/o a metà, è tutte e tre, a seconda del momento.

E sulla strada di Roma, mentre andavo a ritirare il mio premio,  mi è arrivato un messaggio di Mirella (me li invia sempre quando devo fare qualcosa di importante) che diceva:

“… Abbraccio e sono più che fiera di te …”

Ho pensato alle tre strade che aveva davanti quando mi ha conosciuta come sua specializzanda:

formarmi senza convinzione, formarmi perché lo doveva fare, formarmi perché credeva in me.

Sono passati tanti anni da allora, ma lei si prende ancora cura della mia formazione accontentandosi di un semplice mio “Grazie”.

Tratto dal blog Guido Speranza

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Sono tornata, ma non è che fossi lontana …

marzo4

Lo so, è da un po’ che non scrivo su questo blog, ma credevo che sarebbe stato più semplice gestirlo insieme a Guido Speranza, il mio blog sulla Gazzetta di Modena online.

Chiedo scusa della mia assenza, ma so che mi capirete. Da oggi, però, ho deciso di tornare anche qua ad incontrare i miei lettori. A volte mi capiterà di riproporre articoli apparsi su Guido Speranza e viceversa, faccio quello che posso nella speranza di essere d’aiuto a quanti mi seguono.

Un abbraccio a tutti!

Seconda puntata di Guido Speranza

gennaio17

E’ uscita la seconda puntata di Guido Speranza, “La malattia: una mia parte, non tutta la mia persona” . Guido vi aspetta con i vostri commenti!

 

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Guido Speranza è il nuovo blog d’autore per la Gazzetta di Modena

gennaio16

Udite, udite, cari lettori, c’è una grande e bella novità!

Una delle categorie che in questi anni ho scritto in queste pagine è diventata un blog d’autore per la Gazzetta di Modena: Guido Speranza.

E’ proprio così, il mio personaggio di fantasia da oggi acquista una vita indipendente da “Quando la vita cambia colore” e lo potrò scrivere per la testata giornalistica della mia città. Questo mi rende molto felice, perché sono convinta che la storia di Guido Speranza possa essere utile a molti in un confronto per somiglianza e differenza. Spero proprio che lo seguirete in massa e che lascerete i vostri utili consigli, come avete fatto in questi anni.

Continuerò a scrivere anche  su Quando la vita cambia colore. Sono convinta che il virtuale possa permettere a molte persone, che per motivi diversi non accedono ad un percorso di sostegno psicologico, di poter portare avanti un personale percorso introspettivo.

Ringrazio molto la mia amica Rossana Vandelli che, con la sua abilità grafica, è riuscita a dare un volto a Guido Speranza. Appena l’ho visto ho capito che era lui, spero che lo sosterrete nel suo cammino di vita.

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Ringrazio la Gazzetta di Modena, in particolare il Direttore Enrico Grazioli e il giornalista Andrea Marini che credono nel progetto di Guido Speranza. Oggi, sulla Gazzetta di Modena, nella sezione cultura, troverete la descrizione del progetto e la prima puntata.

 

La storia di Anna

gennaio5

Riporto il commento di Anna che si riferisce al post Dal diario di mia madre“. Sono certa che la sua testimonianza sia un’utile spunto di riflessione per quei genitori che trattano la malattia come un argomento tabù. Può accadere che nell’indecisione della scelta tra il dire e il non dire si pensi che il silenzio possa fare soffrire meno un figlio. La scelta del silenzio non protegge un figlio dal dolore e non lo fortifica nel fronteggiare le fatiche della vita, fa solo accentuare il senso di solitudine e di disperazione. I figli hanno la capacità di comprendere e devono essere aiutati  a diventare persone resilienti.

Ciao Lisa, mi colpisce particolarmente l’argomento che affronti in questo post perché io “non ero preparata”.
Quando si ammalò mio fratello avevo 16 anni, non ero più una bambina ma come tale fui “tutelata”.
Lui colpito da un linfoma entrava e usciva dal reparto di ematologia, stazionava fisso nell’ambulatorio prelievi, deperiva e aveva la febbre. Quando le mie domande si fecero troppo insistenti venni messa a tacere con un “ma sì, non sta bene, ma non è niente, è solo un odkin…”. Questa risposta, data con fastidio (quello che si riserva ai bambini molto piccoli quando iniziano con la serie dei perché), doveva essere risolutiva per loro. Mi avevano detto chiaramente quale patologia avesse colpito mio fratello, ma non mi avevano dato gli strumenti necessari a capire. Mi avevano detto “un nome” e tanto mi doveva bastare.
Nessuno si aspetava che io, testarda come un mulo, me ne andassi alla Biblioteca Ariostea dove ho sfogliato testi di medicina alla ricerca inutile di questo “odkin”. Poi mi venne un dubbio: e se ci fosse un’H davanti?
Lo trovai, si chiamava Hodgkin, i sintomi combaciavano … ebbi le risposte che cercavo. In modo decisamente violento.
La parte che ancora oggi mi brucia, di questo atteggiamento, è che con il loro modo di agire i miei genitori ci allontanarono. Venivo trattata da loro come la bambina che disturba, che non deve interferire, che è meglio stia lontana. Nello stesso modo, invitabilmente, mi trattava mio fratello e io sono rimasta la “bambina che non deve disturbare” fino alla bella età di 33 anni. Tanti ne avevo io, e 38 lui, quando abbiamo costruito finalmente un rapporto, quando siamo riusciti ad incontrarci e conoscerci davvero. Credo che 17 anni di lontananza emotiva si sarebbero potuti evitare se solo l’atteggiamento, per quanto in buona fede, della nostra famiglia fosse stato differente.
Ciao, Anna

Auguri per un buon 2013!

gennaio1

Auguri a chi legge: Buon 2013!

La vita non va sempre come si desidera, ma la perseveranza può aiutare a raggiungere le stelle del cielo che si vogliono toccare. 

Ero incinta per la seconda volta; alla sedicesima settimana scoprii che il figlio che aspettavo era morto dentro di me. Non ero riuscita a proteggerlo dalla natura che aveva deciso che non potevo all’epoca essere madre per la seconda volta. Il dolore fu grande. Un’interruzione di gravidanza è un evento che non pensi possa capitare a te, per quanto si sia a conoscenza del fatto che possa accadere. Quello è stato l’unico figlio che sono riuscita a partorire, gli altri sono nati tutti con il cesareo.

Quando ad una donna accade un’esperienza del genere scopre che esiste un vastissimo mondo di bambini mai nati anche se molto desiderati.

Molte persone mi raccontarono che era capitato anche a loro, ma francamente, sapere che ad altre mamme era successo, non mi fu di conforto. Anzi, era come se le persone si aspettassero da me che me ne facessi una ragione molto rapidamente e mi dicevano:

“ … vedrai che la prossima volta andrà meglio … e poi una figlia già l’hai … meglio che non sia nato se doveva venire al mondo con qualche malformazione …”

Per qualche giorno mi sentii obbligata a non piangere e le lacrime mi rimasero sospese non trovando consenso all’uscita.

Fino a quando un giorno mia madre arrivò a casa mia trafelata, visibilmente emozionata e mi disse:

“Andiamo a sederci sul divano, ti ho portato un regalo”

Ci accomodammo. Lei tirò fuori dalla borsa, con estrema cura, esattamente come si fa per un gioiello prezioso, una Croce di San Damiano, non più alta di 10 centimetri, dove Gesù viene rappresentato ferito, ma vivente e forte e trionfante sulla morte.

Questa Croce è simbolo di sofferenza e anche di speranza.

“Passando per strada, mentre stavo andando a messa, ho visto in vetrina questa Croce e ho avuto l’ispirazione di comprartela …  e pensa che coincidenza! … oggi è il giorno dell’esaltazione della Santa Croce e il sacerdote ha spiegato proprio la simbologia di questa … dietro ho scritto la data del giorno del tuo raschiamento, quella la possiamo considerare la data in cui è morto il vostro bambino … mettila in casa dove vuoi, così anche lui ha un suo spazio  … se mai avrai degli altri figli, guardando questa Croce manterrai sempre un posto anche per lui e ti darà coraggio per le altre difficoltà che dovrai affrontare nella vita …” 

Finalmente piansi, tanto, tantissimo, fino a finire tutte le mie lacrime per poter tornare a gioire per la figlia che già avevo.

Mi spaventava l’idea di un altro figlio. Temevo che si ripetesse la stessa situazione con una nuova gravidanza, perché non esisteva una specifica causa del mio aborto naturale. E’ veramente difficile convivere con un problema di salute di cui non conosci le cause. Si vive un pervasivo senso di impotenza, incertezza e vulnerabilità.

Quando la vita cambia colore occorre mantenere con fiducia la perseveranza.

 

Dopo ho avuto altri tre figli, ma lui è sempre lì, sullo stipite della porta d’ingresso, che mi ricorda che la vita non va sempre come vorresti.

 

Buona perseveranza a tutti!

 
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